Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 2013-09-27

E NUOVA COSTRUZIONE LA MODIFICA DELLA SAGOMA IN ALTEZZA DELLEDIFICIO – Cass. n. 21000/2013 - Alessandro FERRETTI

Con la sentenza n. 21000 depositata il 13 settembre 2013, la seconda sezione civile della Corte di Cassazione interviene in materia edilizia segnando ancora una volta il confine tra la nozione di ricostruzione e quella di nuova costruzione.

In particolare, gli Ermellini evidenziano nel corpo della sentenza la differenza esistente tra le nozioni di ristrutturazione, di ricostruzione e di nuova costruzione. Nel primo caso, secondo l"ormai consolidato orientamento della Cassazione stessa, gli interventi, comportando esclusivamente modificazioni interne, interessano un edificio del quale restano inalterate le componenti essenziali , come muri perimetrali, strutture orizzontali, copertura. Al contrario, nell"ipotesi di ricostruzione, dette componenti risultano essere venute meno, per evento naturale o per demolizione, e l"intervento si traduce in un esatto ripristino delle stesse, senza alcuna variazione rispetto all"origine. Al riguardo, i giudici della Cassazione evidenziano che ciò deve avvenire senza aumenti di volumetria né delle superfici  occupate in relazione all"originaria sagoma di ingombro.  Infine, nel caso di nuova costruzione,  si avranno proprio questi aumenti non presenti nella ricostruzione.

Nel caso di specie il proprietario di un immobile aveva citato in giudizio il proprio vicino per la condanna alla demolizione del suo edificio, o del solo sopralzo, in quanto oggetto di nuova  costruzione realizzata senza il rispetto dei limiti di distanza tra costruzioni previsto dallo strumento urbanistico. Il giudice di merito rigettava la domanda rilevando che il perimetro dell"edificio non era stato modificato e che le opere realizzate dal convenuto erano delle semplici ristrutturazioni. Quanto alla sopraelevazione, essa risultava legittima consistendo in un semplice innalzamento del muro in aderenza  a quello comune già sopraelevato in precedenza dall"attore. La stessa conclusione era fatta propria anche dai giudici di appello.

Il ricorrente lamenta in ogni caso la contraddittorietà della sentenza di appello sostenendo che nella specie si era in presenza di una nuova costruzione e non già di una mera ricostruzione, che presuppone l"esatto ripristino delle componenti essenziali dell"edificio, senza alcuna variazione delle superfici occupate in relazione all"originaria sagoma d ingombro. Questo sarà il punto decisivo per l"esito del giudizio di cassazione: infatti, i giudici di Piazza Cavour non possono che rilevare la fondatezza del motivo di ricorso. Infatti – si legge nella sentenza -,  la valutazione del Collegio, in base alla quale nel caso di specie si verta nell"ambito di una mera ricostruzione, si pone in contrasto con il dato obiettivo emergente secondo cui la quota dei muri perimetrali risulta innalzata di m. 1,40. Ciò evidenzia l"avvenuta realizzazione di una sopraelevazione, che dunque non consente di ricondurre le opere eseguite nel paradigma  normativo della semplice ricostruzione. In buona sostanza, l"intervento realizzato non si è tradotto in un fedele ripristino delle strutture precedenti, ma ha comportato una variazione in altezza della originaria sagoma di ingombro dell"edificio, con conseguente aumento di volumetria  e di superfici occupate.

Da qui la cassazione della sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello territoriale  per un nuovo esame alla luce dei principi  di diritto indicati nella sentenza in commento.



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