Fragilità, Storie, Diritti, Minori, donne, anziani -  Michela del Vecchio - 2016-02-03

E PASSATO UN ANNO – Michela DEL VECCHIO

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"E' PASSATO UN ANNO" – Michela DEL VECCHIO

E' passato ormai un anno. Era gennaio e non era una giornata fredda. Come ogni domenica mattina sei uscito per camminare, per salire su quel monte, ti piaceva farlo soprattutto quando le giornate, nonostante la stagione invernale, erano tiepide. Non ti ho più rivisto. Sei caduto, mi hanno detto ma ho sempre pensato che sia venuto un angelo a prenderti e portarti su perché tu eri buono.

E' passato un anno. I tuoi fratelli hanno fatto presto a dimenticare le domeniche felici insieme. Adesso discutono. Hai lasciato un'azienda avviata, somme di denaro, appartamenti: un patrimonio insomma e loro discutono.

Io sono qui, sola, ormai ultranovantenne. Non ho le forze per camminare, non ho più una buona vista e mi affido a quello che leggono e vedono gli altri ma non capisco. I tuoi fratelli leggono e vedono cose diverse, l'una il contrario dell'altra. Si preoccupano di come dividere ciò che tu, senza altra famiglia che noi, ci hai lasciato. Discutono anche in mia presenza e nessuno si volta a guardarmi.

Io ascolto ma non capisco: ognuno dice che è giusto ciò che per l'altro è sbagliato. Non capisco. Mi domandano cosa voglia fare: l'ho già detto, prendetevi tutto, lasciatemi al mio dolore, ascoltatemi.

Niente. Nessuno mi vede, nessuno mi sente, nessuno ricorda la famiglia unita che eravamo.

Io sono sola. Ho novantaquattro anni e sono sola. I figli pensano a ciò che è, io so ciò che era ed ho paura di ciò che sarà.

Nessuno mi sta aiutando a capire, nessuno mi sta vicino per capire. Addirittura mi dicono che può venire un notaio a casa o che possono nominare un persona che si occupi di me e che mi aiuti a comprendere, a decidere cosa fare di quello che mi spetta in eredità da mio figlio.

Io ho già ricevuto la mia parte di eredità: ho il dolore per un figlio che non c'è più.

Non voglio niente, non voglio soldi, non voglio appartamenti, non voglio quote societarie. Sono stata privata di un figlio e, con lui, è andata via anche la complicità fra gli altri due fratelli.

Sì, chiamate una persona che mi stia vicino, che mi ascolti così che potrò spiegarle ciò che voglio. Voglio la mia famiglia, voglio i miei figli vicino, voglio la serenità delle domeniche passate insieme a ridere o a discutere per una partita di calcio. Voglio anche ascoltare racconti di giornate lavorative più o meno faticose o di fatti accaduti nel vicinato mentre non voglio più sentir parlare di problemi di divisione dell'eredità di un figlio che ha lasciato nel mio cuore un immenso dolore. Non firmo alcun documento, è vero, non ritengo giusto firmare se non comprendo cosa sto facendo e non mi fido di nè di un figlio nè dell'altro considerato che entrambi mi dicono cose diverse l'una dall'altra. Io non ho mai capito nulla di legge, ho sempre fatto ciò che ritenevo giusto e non sono mai stata rimproverata nè ho mai dato problemi ad alcuno. Ed anche ora: perchè devo firmare un documento di cui non conosco il contenuto in quanto non riesco più a leggere bene e non capisco il significato di quanto mi viene detto? Nonostante lo stia ripetendo tante volte non mi danno retta. Dicono che sono anziana e che certe cose non le comprendo.

Se solo mi ascoltassero, capirebbero che non sono anziana ma solo stanca dei loro capricci da bambini piccoli sul gioco più bello da tenere per sé.

E' passato un anno ed ogni giorno sono sempre più sola



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