Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-04-10

E' POSSIBILE RENDERE COMUNE IL MURO DI CINTA A SCOPO D'APPOGGIO? - Riccardo MAZZON

Il muro di cinta, quando è posto sul confine, può essere reso comune anche a scopo di appoggio, purché non preesista al di là un edificio a distanza inferiore ai tre metri:

"in base al 2° co., il muro di cinta posto sul confine può essere reso comune anche a scopo d'appoggio, purché oltre lo stesso muro, non preesista un edificio a distanza inferiore ai tre metri. La ratio della norma è intuitiva: se al di là del muro preesistesse un edificio a distanza minore di tre metri, l'appoggio della costruzione al muro verrebbe a costruire un'intercapedine minore di quella legale, come tale vietata dall'art. 873" Albano, Muro, in NN.D.I., X, Torino, 1964, 1026; si dubita, pertanto, se la preesistenza di un edificio, oltre il muro di cinta, a distanza inferiore ai tre metri, sia di ostacolo anche all'acquisto della comunione per scopi diversi dal fabbricare: cfr. De Martino, De Martino, Proprietà. Beni in generale, in Comm. Scialoja, Branca, sub art. 878, Bologna-Roma, 1976, 301 - cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -.

La circostanza costituisce esercizio legittimo dei poteri inerenti al diritto di proprietà, e, in particolare, non v"è alcun obbligo a rendere il muro comune:

"tenuto conto che ai sensi dell'art. 878, comma 2, c.c. il vicino può costruire in appoggio al muro di cinta rendendolo comune, purché non sia violata la distanza di tre metri dalla costruzione esistente al di là del muro, costituisce, in tale ipotesi, esercizio legittimo dei poteri inerenti al diritto di proprietà, che altrimenti verrebbe limitato dall'opera del vicino, costruire in aderenza al muro di cinta senza l'obbligo di renderlo comune, obbligo che non è previsto dalla citata norma. Nella specie la Corte, nel formulare il principio sopra richiamato, ha ritenuto legittima l'installazione di una parete in ondolux realizzata in aderenza al muro di recinzione della confinante proprietà edificato dal vicino" Cass. 30.5.03, n. 8807, GCM 2003, 5; si veda anche Albano, Le limitazioni legali della proprietà, in Tratt. Rescigno, 7, I, Torino, 1982, 578, secondo il quale, in caso di preesistenza di edifici a distanza minore di tre metri dal confine, deve ritenersi vietata anche l'eventuale costruzione in aderenza, posto che anch'essa urterebbe contro il divieto delle intercapedini minori di quelle legali.

Naturalmente, la distanza dal fabbricato eventualmente esistente nel fondo del vicino, va sempre rispettata, non costituendo il muro di cinta "costruzione" influente sulle distanze legali:

"il muro di cinta, che abbia le caratteristiche contemplate dall'art. 878 c.c., non è qualificabile come costruzione, sulla quale il vicino possa realizzare il proprio fabbricato, in appoggio od in aderenza, con la conseguenza che tale fabbricato resta soggetto all'osservanza delle prescritte distanze, indipendentemente dalla preesistenza di quel muro" Cass. 29.6.85, n. 3884, RGE 1985, I, 707.

E", dunque, mera conseguenza dei principi sopra esposti la considerazione secondo la quale

"l'art. 878 c.c., il quale dispone che il muro di cinta esistente sul confine può essere reso comune anche a scopo di appoggio purché non preesista al di là un edificio a distanza inferiore ai tre metri, va interpretata nel senso che, qualora esista e sia applicabile una norma del locale regolamento edilizio che prescriva una distanza minima tra edifici superiore ai tre metri, la comunione forzosa del muro di cinta è consentita allorché non preesista al di là un edificio a distanza inferiore a quella prescritta da tale regolamento" Cass. 29.6.79, n. 3673, GCM 1979, fasc. 6.



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