Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2017-05-06

E quel che è di Erich Fried - Maria Beatrice Maranò

L"almanacco di oggi ci ricorda Erich Fried nato il 6 maggio 1921 a Vienna, in Austria.

"Una raccolta di poesie d"amore non ha bisogno di particolari chiarimenti o giustificazioni, anche se – o proprio perché – sempre più spesso oggi si dice che non ci sono più poesie d"amore": così scriveva Erich Fried, di famiglia ebrea, emigrato molto giovane a Londra a seguito dell"annessione austriaca dei nazisti,  sfida il vecchio "luogo comune" della poesia d"amore per liberarla dagli stucchevoli ornamenti di certa tradizione lirica "romantica". La sua scrittura, così diretta poeticamente e moralmente schietta, è di grande spessore intellettuale ed esistenziale.C"è grande rabbia, nelle parole di Fried. Un"ira funesta che si scaglia contro ogni tipo di ingiustizia, che prescinde da qualsiasi schieramento politico e diventa indignazione etica universale. Anche nei confronti di Israele e della "fata morgana"  che rappresenta, quella di una possibile patria ritrovata dopo anni di esilio: "Quando fummo perseguitati, io ero uno di voi. Come posso rimaner tale se voi diventate persecutori?". C"è un coraggio estremo, perchè trasuda dai suoi scritti la volontà di sacrificare sull"altare degli ideali i propri stessi sogni, e c"è anche  una purezza d"animo nella capacità di stupirsi, in maniera quasi infantile, delle brutture del mondo. Tutti elementi che non di rado hanno reso Fried, agli occhi dei suoi contemporanei, un moralista snob da criticare perché privo di una posizione politica precisa. Però ad una lettura attenta, le sue poesie sono mine vaganti, scomode radiografie di come siamo: in fondo l"ingiustizia siamo noi, sono i nostri errori, le nostre distrazioni.  C"è anche amore in Fried, amore perenne ma anche ludico: un alternarsi desultorio  tra desiderio e delusione,  libertà e costrizione, egoismo e alterità, memoria e oblio, pienezza vitale e alienazione. L"amore ha altresì un ruolo, inquieto e salvifico all"interno della complessità umana. Un amore che, per sua stessa ammissione, si è fatto sentire negli anni vicini alla morte più vivido, tenero, erotico e profondo che mai. Quasi una ricompensa a tanta pungente percezione delle ingiustizie e della paura, della vacuità e della stasi del mondo circostante. Un amore spesso identificato con la patria. Un funambolo della vita che ha saputo trasformare la sua attività letteraria in un porto sicuro, con uno stile diretto, incisivo,  e versatile: "Restare vulnerabile è, in qualche modo, più difficile ma anche più vitale», ha confessato Fried. La sua poesia, ma soprattutto la sua esistenza, ne rimangono la prova concreta"

Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombelico
non è solo il tuo grembo
che bacio.

Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri,
bacio il tuo riflettere,
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio,

il tuo amore per me
e la tua libertà da me,
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va

io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso.
(Erich Fried)....E" quel che è



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