Changing Society, Libertà costituzionali -  Mottola Maria Rita - 2014-02-17

E TUTTA UNA QUESTIONE DI PAROLE – Maria Rita MOTTOLA

"nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralist ma raramente dei moralisti che non erano farabutti"

(Indro Montanelli)

E' inutile l'agitarsi della politica e dei suoi gregari. E' inutile e avvilente. Umilia noi, offende la nostra intelligenza, umilia le istituzioni, umilia tutti coloro che soffrono. E' offensivo per coloro che hanno sofferto in questi anni, che sono morti, si sono ammalati, hanno perso lavoro, famiglia, dignità.

Finirà? Qualche giorno fa un gruppo di cittadini ha occupato una chiesa di Roma chiedendo di poter portare al Pontefice le loro sofferenze e la loro rabbia. Gli industriali del Piemonte hanno espresso e manifestato il loro amore per l'Italia, un amore che sopravvive nonostante non sia corrisposto. Gli artigiani, i commercianti, i piccoli imprenditori protesteranno la settimana prossima. La situazione è esplosiva.

Non avrei mai pensato di usare parole di un giornalista, grande senz'altro,  ma così contrario alla mia cultura e alla mia tradizione familiare. Ma le sue parole sono vere e così aderenti alla realtà,  quella quotidiana!

Moralisti ci hanno detto che il commissariamento, questa è la parola corretta, dell'Europa serviva perché gli italiani sono corrotti. Alzi la mano chi pensa che oggi la corruzione è stata eliminata o è anche solo diminuita!

Moralisti ci hanno detto che la crisi economica dipendeva dal debito pubblico eccessivo perché lo Stato dava troppa assistenza ai suoi cittadini. Ma i numeri dicono altro, dicono che il debito privato, il debito delle banche è il vero problema.

Moralisti ci hanno detto che gli italiani hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità. Qualcuno spieghi come è possibile che chi vive al di sopra delle sue possibilità riesca ad acquistare beni duraturi, a far studiare i figli e a costruire loro un futuro, a risparmiare accantonando ricchezze per i periodi difficili. Qualcuno ci dica che i nostri padri hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, che hanno lasciato debiti e creato disagio, se ha il coraggio.

Moralisti ci dicono che il sistema pensionistico italiano, il migliore del mondo, è insostenibile per l'egoismo delle precedenti generazioni. Qualcuno ricordi loro che l'istituto della previdenza è in difficoltà perché lo Stato non ha effettuato i trasferimenti obbligatori, che i così detti ammortizzatori sociali sono stati usati soprattutto negli ultimi 15 anni per aiutare le grandi aziende a spartirsi utili e a risolvere situazioni costruite dall'insipienza e dalla incapacità imprenditoriale, e mai hanno aiutato i piccoli imprenditori.

Moralisti ci hanno detto che la globalizzazione ha generato la crisi economica. Qualcuno ha già ricordato loro che la crisi è stata voluta e costruita per determinare le premessa di una presa del potere europeo contro la volontà espressa dei cittadini delle singole nazioni.

Moralisti ora ci dicono che sono necessarie le riforme strutturali. Molti lo hanno capito e molti lo capiranno presto le riforme strutturali significano solo che gli operai dovranno rinunciare a uno stipendio che consenta loro la sopravvivenza.

Moralisti ci dicono che vogliono cambiare la Costituzione perché inadeguata. Ora sappiamo che la vogliono cambiare per eliminare il diritto fondamentale su cui si fonda lo stesso patto sociale: la libertà e la dignità che nasce dal lavoro.

Moralisti dunque sono tutti farabutti?

Il nostro Paese non ha mai amato la violenza, ma la rabbia cresce e potrebbe non fermarsi. Allora è meglio usare altre parole che possano spiegare chi sono i moralisti e come possono essere smascherati. Allora è meglio guardare a noi stessi e ai nostri amici, vicini, conoscenti, colleghi per capire se sono o se noi stessi siamo moralisti o come suggerisce Papa Francesco corrotti e cercare di guarirli prima che sia troppo tardi ... per tutti.

Perché se vogliamo chiamare con il vero loro nome i moralisti dobbiamo chiamarli corrotti. Ancora di più corrotti se non commettono il reato di corruzione o di concussione. Tali azioni restano comunque e sempre solo dei reati. La corruzione dell'anima e del pensiero annienta una nazione, la distrugge, la umilia, lentamente ma inesorabilmente. Leggiamo insieme: "Nella cultura della corruzione c'è molta sfacciataggine, benché in apparenza ciò che viene ammesso nell'ambiente corrotto sia fissato in norme severe dalle tinte vittoriane. Come ho detto, si tratta del culto delle buone maniere che coprono le cattive abitudini. E questa cultura si impone nel lassismo del trionfalismo quotidiano. Non sempre ci si trasforma di colpo in corrotti. Anzi, è il contrario. C'è un cammino lungo il quale si procede scivolando. Un cammino che non si identifica affatto con una serie di peccati. Uno può essere un gran peccatore e, tuttavia, non essere caduto nella corruzione" E ancora il corrotto finisce con il "ritorcersi contro sé stesso. L'essere è trascendentemente verum, e io potrò distorcerlo e ritorcerlo come un panno attraverso la negazione della verità, ma nonostante questo l'essere continuerà ad essere verum benché – nella sua immanenza situazionale – uno arrivi a presentarlo in un'altra maniera. L'essere combatte per manifestarsi com'è. Nel nucleo stesso del giudizio pronunciato da un corrotto si introduce una menzogna, una menzogna contro la vita, una menzogna metafisica contro l'essere, che non il tempo si ritorcerà contro chi la fa. Sul piano morale questo viene evitato, da parte dei corrotti, proiettando la propria malvagità sugli altri. Ma si tratta di una soluzione provvisoria e temporanea che non fa nient'altro che aumentare la tensione dell'essere per recuperare la propria autenticità (poiché la verità non si è mai persa). Anche Gesù ci dice che non è l'altro il cattivo, ma che il tuo occhio è malvagio.  La corruzione porta a perdere il pudore che custodisce la verità e che rende possibile l'autenticità della verità. Il pudore che custodisce, oltre alla verità, la bontà, la bellezza e l'unità dell'essere. La corruzione si muove su un altro piano rispetto a quello del pudore: si situa prima della trascendenza, andando necessariamente più in là nella sua pretesa e nella sua condiscendenza. Ha percorso il cammino che va dal pudore alla sfacciataggine pudica" (Guarire dalla corruzione – Jorge Mario Bergoglio EMI, 2013).

E la corruzione dell'anima dove ha avuto inizio in questa nostra Italia tormentata? Quando si è cominciato a negare l'importanza del pensiero critico, della capacità dialettica, della necessità della ricerca speculativa. Da quando si è cominciato a dire che lo studio delle materie umanistiche era inutile perché non è scientifico, perché l'industria non ha bisogno del latino e del greco. Quando si è cominciato a dire che la storia aveva un interesse limitato, ciò che importava era conoscere la nascita della democrazia, quando si è cominciato a dire che la filosofia, l'etica e la teologia avevano un'importanza relativa, ciò che contava era la libertà. Quanto di più falso e mediocre in tali affermazioni! La cultura nasce e si diffonde col pensiero critico, nell'andare ragionando insieme, nel pensiero discusso e messo in discussione. La cultura nasce dal confronto e non dall'omologazione. La libertà nasce dalla condivisione e non dall'individualismo e dall'ossessiva ricerca di ogni personalismo. La mancanza di basi solide culturali, letterarie, artistiche, storiche, filosofiche e teologiche genera pensiero debole che indebolisce le sicurezze. E chi non è sicuro, chi si sente debole ha paura e la paura genera diffidenza, ostilità, rancore. Non è la democrazia il simbolo con cui confrontarci bensì la libertà. La libertà che è partecipazione come cantava il mai dimenticato Gaber negli anni settanta, profeta inascoltato, triste perché come ogni profeta vedeva già il futuro che noi oggi stiamo vivendo e che la Bontà infinita gli ha risparmiato. La libertà che non si vive da soli ma con gli altri, la libertà di esprimere se stessi, di credere e di sperare. La democrazia non è un idolo è solo uno strumento, e neppure il migliore, per garantire la libertà. L'ottusità di questi pseudo ideologi che hanno fatto della democrazia, quella da loro stessi costruita, un simulacro si manifesta in alcune loro assurde quanto controproducenti battaglie. Tutti noi ricordiamo il clamore con il quale la Francia democratica ha accolto l'esclusione di ogni simbolo religioso e quindi anche il chador dalle scuole, in onore di quella assurda visione della libertà che coloro che confondono lalaicità con il rispetto dell'altro e, quindi della sua libertà, esprimono. Il risultato raggiunto oltralpe è sorprendente e nel contempo emblematico. I ragazzi e le ragazze mussulmane frequentano le scuole cattoliche ove possono indossare i simboli religiosi, chator e kefiah non sono proibiti, perché nelle scuole cattoliche si rispetta la libertà religiosa, anche quella degli altri.

Ora in Italia abbiamo insegnato la democrazia e il diritto di cittadinanza (ora finalmente sappiamo che certamente non coincide con il diritto al voto e il diritto a essere eletti!) ma tutti coloro che dissentono, che non sono d'accordo con le mosse spesso equivoche, pericolose, dannose e offensive della classe dirigente e politica e di tutte le cariche istituzionali, non hanno il diritto al dissenso. Perché altrimenti sono antidemocratici! Lapalissiano ... o no?

Tutti coloro che sostengono che la gestione della questione europea è disastrosa, politicamente scorretta, economicamente fallimentare sono populisti e nazionalisti. Certo perché la democrazia è europeista ... o no?

Tutti coloro che invocano il rispetto delle regole perché altrimenti la democrazia stessa è calpestata e vilipesa insieme alla nostra Costituzione sono considerati dei reazionari, antidemocratici, incapaci di cogliere le occasioni di progresso! Del resto andare a votare è una pura sciocchezza ... o no?

Perché il fine non giustifica mai i mezzi come ci illustrò con sottile e intelligente satira il Machiavelli che, come insegna il poeta di Zante, "temperando lo scettro ai regnatori, gli allor ne sfrondi ed alle genti sveli di che lacrime grondi e di che sangue". Chi ha orecchie per intendere intenda!

P.S. Un professore universitario che ha decretato che la lira non valeva nulla e nella sua valorizzazione non ha tenuto in alcun conto del valore aggiunto del suo paese e degli italiani è diventato in un attimo senatore a vita e poi capo del governo, ha fatto un partito perché lo ha suggerito il cancelliere tedesco e ha discusso con lo stesso cancelliere sulle elezioni italiane. Succede al professore: un italiano che appena insediato deve chiedere l'investitura al cancelliere tedesco. L'attuale incaricato per la formazione del governo ha avuto un incontro nel luglio 2013 quando non aveva alcuna carica istituzionale che avrebbe potuto portarlo all'estero. Questa volta l'investitura è stata quanto mai precoce. E chi parla di complotto o colpo di stato è avvisato ... è solo un visionario!



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