Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-06-16

EDIFICI A CONFINE CON PIAZZE O PUBBLICHE VIE E SERVITU' PUBBLICHE - Riccardo MAZZON

Il codice civile, integrato dai regolamenti locali, prevede numerose prescrizioni relative alle distanze inerenti le costruzioni; orbene, il secondo comma dell"articolo 879 del codice civile esclude radicalmente che tali normative si possano applicare alle costruzioni edificate a confine con le piazze e con le vie pubbliche;

"in caso di edifici frontistanti non rileva la normativa volta a scongiurare le c.d. intercapedini dannose laddove in via di fatto fra i due edifici scorra una via privata vicinale di uso pubblico che, in forza dell'art. 879 comma 2, c.c. esime - anche le nuove costruzioni - dal rispetto delle norme relative alle distanze le costruzioni realizzate in confine con le vie pubbliche" T.A.R. Liguria Genova, sez. I, 02/07/2008, n. 1423 C.M. c. (avv. Damonte) c. Com. La Spezia, Reg. Liguria , O.S. ed altro c. (avv. Accordon, Carrabba), (avv. Benghi, Sommaria), (avv. Leoni) Foro amm. TAR 2008, 7-8, 1983 (s.m.)

in tali occasioni valgono solamente le leggi e i regolamenti espressamente riguardanti tali fattispecie (cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto):

"l'esonero dal rispetto delle distanze legali previsto dall'art. 879, comma 2, c.c., per le costruzioni a confine con le piazze e vie pubbliche, si giustifica con l'obbligo alternativo di osservare le leggi e i regolamenti che le riguardano" Cons. St., sez. VI, 27.1.03, n. 419, CIt, 2003, 3, 98.

Fondamentale importanza nell"applicazione del secondo comma dell"articolo 879 del codice civile riveste l"esatto significato da attribuire ai termini "via pubblica" e piazza", ed è proprio la giurisprudenza ad avvertire come la qualifica pubblica di una via o piazza debba essere intesa nel suo rigoroso significato giuridico:

"con riferimento all'art. 879, comma 2 c.c., secondo cui alle costruzioni eseguite a confine con piazze e vie pubbliche non si applicano le norme sulle distanze di cui all'art. 873 stesso codice, la qualifica pubblica di una via o piazza deve essere intesa nel suo rigoroso significato giuridico, nel senso che essa compete soltanto alle vie e piazze appartenenti ad un ente territoriale autarchico ovvero soggette a servitù di uso pubblico, per la cui sussistenza non è sufficiente la semplice destinazione del bene al pubblico transito e l'attualità di tale uso, ma occorre che il relativo diritto derivi da una convenzione tra il privato proprietario del suolo e la pubblica amministrazione o sia stato acquistato mediante usucapione, a nulla rilevando, a quest'ultimo proposito, che la strada privata sia usata per il transito di una generalità di persone o che usufruisca di pubblica illuminazione o che sia destinata a strada o piazza pubblica da uno strumento urbanistico, giacché tali circostanze non producono di per sè alcuna immediata modificazione dei diritti privati immobiliari e, in particolare, non esimono il proprietario confinante dalla osservanza dei distacchi tra le costruzioni imposti dalla legge" Cass. 27.3.90, n. 2463, GCM, 1990, fasc. 3 - "ai fini del comma 2 dell'art. 879 c.c. la qualifica pubblica di una via deve essere intesa nel suo stretto significato giuridico, onde tale via fa parte del demanio non solo in quanto sia destinata da un ente territoriale autarchico con espressa o tacita manifestazione di volontà al servizio pubblico, ma in quanto altresì gli appartenga" Cass. 30.12.99 n. 14714, 1 GCM, 999, 2654.

Più sinteticamente, è stato affermato che

"ai fini dell'esonero dall'osservanza delle norme del c.c. concernenti le distanze tra costruzioni, l'esistenza di una via pubblica si configura solo quando la determinazione della p.a. di realizzarla si sia tradotta nella concreta destinazione del suolo a tale scopo, mediante l'esplicazione della necessaria attività, sia giuridica che materiale" Cass. 19.12.96 n. 11373, GCM, 1996, 1776,

con la precisazione che

"agli effetti dell'art. 879, comma 2, c.c., deve considerarsi pubblica la via o piazza appartenente ad un ente territoriale autarchico e da questo destinata, con espressa o tacita manifestazione di volontà, al servizio pubblico, ovvero la strada privata gravata da servitù di uso pubblico, acquistata per usucapione o avente titolo in una convenzione tra il proprietario del suolo stradale e la p.a Cass. 26.5.99 n. 5113, GCM, 1999, 1174.

Non costituisce, invece, "strada in senso tecnico giuridico", ai fini che qui importano, una zona di terreno privato assoggettata a servitù di passaggio in favore di un fondo contiguo:

"in tema di distanze nelle costruzioni, qualora uno strumento urbanistico usi il termine "strada", senza altra specificazione, deve ritenersi che esso intenda riferirsi ad una striscia di terreno appartenente ad un ente pubblico e destinato alla circolazione dei veicoli e dei pedoni, o, quanto meno, soggetto a servitù di uso pubblico di transito, mentre deve escludersi che costituisca "strada" in senso tecnico giuridico una zona di terreno privato assoggettata a servitù di passaggio in favore di un fondo contiguo" Cass. 5.9.89 n. 3849, DGA, 1989, 610.

E" stata, inoltre, affermata l"ininfluenza della circostanza temporale che il vincolo, per meri motivi organizzativi, sia stato realizzato in epoca successiva alla costruzione principale:

"per via pubblica o piazza ex art. 879 comma 2 c.c., deve intendersi tutto ciò che è stato vincolato dalla p.a. competente ad uso collettivo, indipendentemente dal fatto che, per meri motivi organizzativi, sia stato realizzato in epoca successiva alla costruzione principale" Trib. Modena 2.3.06, RGE, 2006, 4-5, 923.

Le piazze, gli spazi ed i vicoli che, nell'interno degli abitati, siano adiacenti alle strade comunali o aperti sul suolo pubblico si presumono demaniali:

"ai sensi dell'art. 22, comma 3, della l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. F, si presumono demaniali salvo prova contraria - peraltro circoscritta all'esistenza di consuetudini che escludano la demanialità per il tipo di aree di cui faccia parte quella considerata, o di convenzioni che attribuiscano la proprietà a soggetto diverso dal comune, ovvero alla natura privata dell'area stessa - le piazze, gli spazi ed i vicoli che, nell'interno degli abitati, siano adiacenti alle strade comunali o aperti sul suolo pubblico" Cass. 23.5.88 n. 3567, GCM, 1988, fasc. 5.

Tale presunzione è, naturalmente, invocabile con la finalità di escludere l"applicabilità della normativa sulle distanze

"per l'accertamento incidentale del carattere pubblico di una strada o, come nella specie, di un vicolo, ai fini dell'esonero dall'obbligo delle distanze legali nelle costruzioni, può essere invocata la presunzione "iuris tantum" di demanialità (stabilita dall'art. 22, comma 3, l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. F, rispetto alle piazze, agli spazi ed ai vicoli all'interno delle città o dei villaggi, adiacenti alle strade comunali o aperti sul suolo pubblico), presunzione che ammette la prova contraria circoscritta all'esistenza di consuetudini che escludano la demanialità per la sussistenza di convenzioni che ne attribuiscano la proprietà ad un soggetto diverso dal Comune o alla natura privata della proprietà dell'area stessa, essendo peraltro irrilevante la mancata inclusione nell'elenco delle strade comunali, stante il carattere dichiarativo di tale documento; il giudizio relativo all'esistenza in concreto dei requisiti per l'applicazione di detta presunzione costituisce apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito ed insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato" Cass. 27.5.02 n. 7708, GCM, 2002, 924.

ed è, quale presunzione juris tantum, suscettibile di prova contraria:

"l'art. 22 comma 3 della l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. F stabilisce una presunzione iuris tantum di demanialità anche agli effetti degli art. 879 comma 2 e 905 comma 3 c.c., rispetto alle piazze, agli spazi ed ai vicoli all'interno delle città, adiacenti alle strade comunali o aperti al suolo pubblico, che ammette la prova contraria circoscritta all'esistenza di consuetudini che escludano la demanialità per il tipo di aree cui faccia parte quella considerata, o di convenzioni che ne attribuiscano la proprietà ad un soggetto diverso dal Comune, o alla natura privata della proprietà dell'area stessa" Cass. 16.2.93 n. 1927, GCM, 1993, 321.

In argomento, merita sin d'ora segnalare come una recente pronuncia della Suprema Corte abbia significato che la demanialità di una strada può cessare anche in modo tacito, con il venir meno della destinazione del bene all'uso pubblico, mediante atti univoci ed incompatibili con la volontà di conservare quella destinazione, indipendentemente da un atto formale di sclassificazione:

"la demanialità di una strada può cessare anche in modo tacito, con il venir meno della destinazione del bene all'uso pubblico, mediante atti univoci ed incompatibili con la volontà di conservare quella destinazione, indipendentemente da un atto formale di sclassificazione. (Nella fattispecie, relativa alla controversia in tema di distanze nelle costruzioni, la Corte ha ritenuto cessata tacitamente la demanialità di un vicolo in parte locato ed in parte venduto a terzi prima della formale delibera di sdemanializzazione)" Cassazione civile, sez. II, 03/06/2008, n. 14666 Noé e altro c. Chiari Giust. civ. Mass. 2008, 6, 861.

Mera applicazione particolare dei principi sopra esposti è l"equiparazione alle strade pubbliche delle strade vicinali assoggettate a pubblico transito:

"le strade vicinali assoggettate a pubblico transito sono equiparate alle strade pubbliche in senso proprio e sottoposte al regime giuridico di queste ultime per quanto riguarda sia l'esclusione dalla disciplina delle distanze nelle costruzioni (art. 879 c.c.), sia l'operatività del principio stabilito in materia di possesso di beni demaniali dall'art. 1145, comma 2 c.c., in base al quale è ammessa l'azione di spoglio nei rapporti fra privati, mentre l'azione di manutenzione è concessa soltanto quando si tratti di facoltà che possono formare oggetto di concessione della pubblica amministrazione" Cass. 19.2.93 n. 2025, GCM, 1993, 338 – recentemente conforme, nel senso che, ai sensi dell'art. 879 comma 2 c.c., assume rilievo la via vicinale, cioè quella che qui rileva che per caratteristiche morfologiche e funzionali sia destinata all'uso pubblico: T.A.R. Liguria Genova, sez. I, 02/07/2008, n. 1423 C.M. c. (avv. Damonte) c. Com. La Spezia, Reg. Liguria , O.S. ed altro c. (avv. Accordon, Carrabba), (avv. Benghi, Sommaria), (avv. Leoni) Foro amm. TAR 2008, 7-8, 1983 (s.m.) - "l'art. 879 comma 2 c.c., il quale esclude l'osservanza delle norme sulle distanze per le costruzioni che si fanno a confine con le vie pubbliche, trova applicazione anche con riguardo alle strade private asservite all'uso pubblico" (Cass. 18.01.82 n. 307, GI, 1982, I, 1, 1169).

Trattazione individuale merita dunque, sulla scorta di tale orientamento, la categoria delle strade private asservite ad uso pubblico, in virtù del principio che vuole le strade private escluse dal novero di quelle che possono fungere da presupposto per l"applicabilità del secondo comma dell"articolo 879 del codice civile.

La ratio che investe l"esonero dal rispetto delle distanze legali anche per costruzioni a confine delle strade di proprietà privata gravate da servitù pubbliche di passaggio si fonda sull"asserzione secondo la quale il carattere pubblico della strada - rilevante ai fini dell'applicazione della norma citata -, più che alla proprietà del bene, consegue all'uso concreto di esso da parte della collettività:

"l'esonero dal rispetto delle distanze legali previsto dall'articolo 879, comma 2, c.c. per le costruzioni a confine con piazze e vie pubbliche, va riferito anche alle costruzioni a confine delle strade di proprietà privata gravate da servitù pubbliche di passaggio, giacché il carattere pubblico della strada, rilevante ai fini dell'applicazione della norma citata, attiene più che alla proprietà del bene, piuttosto all'uso concreto di esso da parte della collettività" Cassazione civile, sez. II, 05/03/2008, n. 6006 Petracchini c. Soc. Sopec Pescara Costr. in liquid. e altro Giust. civ. Mass. 2008, 3, 367 – conforme - Tribunale Nola, sez. II, 17/06/2008 - Giur. Merito 2009, 2, 394 – conforme - Cass. 29.8.97 n. 8236, BLT, 1998, 60 - conforme - Cass. 12.7.79 n. 4036, GCM, 1979, fasc. 7.

Tale impostazione è condivisa anche dalla giurisprudenza amministrativa:

"le costruzioni confinanti con strade o vie di proprietà privata ma gravate da servitù pubbliche di passaggio sono anch'esse esonerate dal rispetto delle distanze legali, ai sensi dell'art. 879 comma 2 c.c., in quanto il carattere pubblico della strada attiene più che alla proprietà del bene, all'uso concreto di esso da parte della collettività cittadina" T.A.R. Puglia Bari, sez. II, 22.12.88, n. 404, RGCT, 1989, 813.

Ma quando una strada di proprietà privata può dirsi gravata da servitù pubbliche di passaggio, ai fini dell'applicazione della norma citata?

La giurisprudenza, in linea con i principi generali, richiede il titolo formale, non essendo, all"uopo, sufficiente una mera utilizzazione della strada da parte di soggetti, ancorché diversi dai proprietari,

"una strada privata può legittimamente dirsi asservita ad uso pubblico, ai fini dell'esenzione dal rispetto delle distanze stabilite dagli art. 873 ed 878 c.c. qualora l'uso predetto trovi titolo in una convenzione tra i proprietari del suolo stradale ed ente pubblico, ovvero si sia protratto per tutto il tempo necessario all'usucapione. A tal fine, la natura pubblica della strada (o dell'uso che, di essa, ne faccia la collettività) va individuata sotto profili strettamente giuridici, così che, in mancanza di specifiche convenzioni tra privati e p.a., la sua destinazione al pubblico transito deve risultare affatto inequivoca, non essendone sufficiente una mera utilizzazione da parte di soggetti, ancorché diversi dai proprietari, secondo modalità di comportamento "uti singuli", e non anche uti cives, come nel caso di passaggio finalizzato all'accesso ad unità abitative, uffici o negozi ubicati su suoli privati" Cass. 29.8.98 n. 8619, GCM, 1998, 1810,

titolo che può consistere vuoi in una convenzione,

"in tema di distanze legali fra costruzioni, ai fini dell'esenzione prevista dall'art. 879, comma 2, c.c., una strada privata può ritenersi legittimamente asservita ad uso pubblico qualora l'uso predetto trovi titolo in una convenzione tra i proprietari del suolo stradale e l'ente pubblico, ovvero si sia protratto per il tempo necessario all'usucapione. (Nella specie, sono state ritenute non applicabili le prescrizioni relative alle distanze legali dettate dallo strumento urbanistico, posto che, tra i fabbricati, esisteva un'area adibita a pubblica via che il Comune aveva acquistato dal convenuto per destinarla a tale uso)" Cass. 16.4.07 n. 9077, GCM, 2007, 4,

vuoi in un uso pubblico che si sia protratto per il tempo necessario ai fini dell'acquisto per usucapione:

"una strada privata può essere ritenuta soggetta a servitù di uso pubblico, e come tale esente dal rispetto delle norme civilistiche sulle distanze, in presenza di convenzione tra il proprietario e l'ente pubblico ovvero nel caso in cui l'uso pubblico (per la cui configurazione non è sufficiente l'utilizzazione di fatto da parte di soggetti diversi dal proprietario per raggiungere i terreni limitrofi, ma è necessario che essa sia al servizio della generalità dei cittadini e che la collettività ne faccia autonomamente uso per la circolazione) si sia protratto per il tempo necessario ai fini dell'acquisto per usucapione" Cass. 24.3.05 n. 6401, GCM, 2005, 4.

Come anticipato le strade private risultano escluse dal novero di quelle che possono fungere da presupposto per l"applicabilità del secondo comma dell"articolo 879 del codice civile, siano esse di proprietà comune alle parti, ovvero di un terzo:

"poiché l'obbligo del rispetto della distanza nelle costruzioni, stabilito dall'art. 873 c.c., è preordinato al fine di evitare intercapedini dannose, esso sussiste anche se tra gli edifici posti a distanza minore di quella legale vi è una strada privata, di proprietà comune alle parti in giudizio, ovvero di un terzo" Cass. 20.2.97 n. 1556, GCM, 1, 997, 279.

Solo l"asservimento al pubblico transito, può legittimare l"esenzione:

"le norme sulle distanze tra costruzioni non si applicano non solo se queste sono separate da una via pubblica (art. 879, comma 2, c.c.), ma anche se la via è asservita a pubblico transito, protratto per il tempo necessario ad usucapire il relativo diritto" Cass. 10.6.97 n. 5172, BLT, 1997, 4288.

Caso analogo a quello sopra evidenziato è quello relativo al suolo privato adiacente a vie o piazze pubbliche; anche in tale fattispecie non rileva l"esonero previsto dall"articolo 879, secondo comma, del codice civile:

"l'art. 879 comma 2 c.c. il quale dispone che alle costruzioni che si fanno in confine con le piazze e le vie pubbliche non si applicano le norme relative alle distanze, fa riferimento allo spazio di isolamento fra edifici opposti, fra i quali si frappongono le vie o piazze pubbliche e non riguarda pertanto il caso di occupazione di suolo privato, ancorché confinante con vie o piazze pubbliche" Cass. 30.1.92 n. 1013, RGE, 1993, I, 780.

Fermo restando che

"ai sensi dell'art. 879 comma 2 c.c., l'inapplicabilità delle norme sulle distanze consegue soltanto alla destinazione a suolo di strada pubblica o soggetta a pubblico transito del terreno interposto tra fabbricati su fondi diversi, mentre ogni altra diversa destinazione o utilizzazione non ha al riguardo rilievo" Cass. 28.7.83 n. 5199, GCM, 1983, fasc. 7,

sempre conseguendo dai principi sin qui enunciati, è dunque pacifico come non rilevi, ai fini che ci occupano, la mera destinazione di fatto della strada, necessitando, invece, il provvedimento formale all"uopo normativamente preposto:

"la eccezionale deroga alla disciplina delle distanze nelle costruzioni, di cui al comma 2 dell'art. 879 c.c., opera esclusivamente per quelle che si fanno a confine di piazze o vie propriamente pubbliche, secondo lo stretto significato che la nozione di tale categoria di beni ha nell'ordinamento, in quanto sono demaniali o soggette a regime demaniale, ovvero realizzate su terreni gravati da diritto pubblico di godimento al fine della circolazione, parimenti soggetto al regime della demanialità. Conseguentemente, tale deroga non è riferibile alle costruzioni che si fanno a confine di piazze o vie pubbliche di fatto, comprendendosi in questa nozione anche quei terreni di cui la destinazione a suolo di piazza o via pubblica è prevista espressamente, o è anche soltanto implicitamente desumibile, da uno strumento urbanistico al proposito non attuato, mediante esplicazione della prescritta attività tecnico-giuridica da parte dell'ente pubblico territoriale competente" Cass. 11.5.85 n. 2948, DGA, 1985, 470.

Di più; il provvedimento deve esser concretamente attuato, non essendo sufficiente, ad esempio, la mera previsione di un piano generale regolatore (o di ricostruzione) o di un programma di fabbricazione:

"ai fini dell'art. 879, comma 2, c.c., deve considerarsi pubblica la via o piazza appartenente ad un ente territoriale autarchico e da questo destinata, con espressa o tacita manifestazione di volontà, al servizio pubblico, ovvero la strada privata gravata da servitù di uso pubblico, acquistata per usucapione o avente titolo in una convenzione tra il proprietario del suolo stradale e la pubblica amministrazione. Pertanto, la mera previsione, in un piano generale regolatore (o di ricostruzione) o in un programma di fabbricazione, della destinazione di terreno privato a strada pubblica non opera una modificazione immediata nel regime dei privati diritti immobiliari e non basta, in particolare, ad esimere il proprietario confinante dall'osservanza dei limiti di distanza, potendo tale effetto discendere solo dalla concreta attuazione di detto piano o programma mediante provvedimenti di espropriazione per pubblico interesse o di occupazione d'urgenza, oppure mediante convenzione tra privato e pubblica amministrazione" Cass. 7.2.83 n. 1020, GC, 1983, I, 1105.

Deve risultare, in altri termini, la concreta attuazione della previsione,

"l'art. 879 c.c., il quale stabilisce che alle costruzioni in confine con le piazze e vie pubbliche non si applicano le norme relative alle distanze, ma devono osservarsi le leggi e i regolamenti che le riguardino, si riferisce alle vie e piazze soggette al regime della demanialità perché appartenenti ad enti pubblici territoriali e destinate alla circolazione, ovvero di vera appartenenza ma gravate da diritto pubblico di godimento; esso perciò non si applica quando il terreno con cui confinano le costruzioni sia soltanto destinato al pubblico passaggio da uno strumento urbanistico, ma non vi sia stata la pubblica acquisizione e la coerente utilizzazione" Cass. 11.5.85 n. 2948, GI, 1986, I, 1, 448,

vuoi tramite convenzione tra privato e p.a.,

"la mera previsione, in un piano regolatore generale o in un programma di fabbricazione, della destinazione di un terreno privato a strada pubblica non produce una modificazione immediata del regime dei diritti immobiliari privati e non basta, in particolare, ad esimere il proprietario confinante dal rispetto delle distanze legali, potendo tale effetto discendere soltanto dalla concreta attuazione di detto piano o programma, mediante provvedimento espropriativo o di occupazione d'urgenza, oppure mediante convenzione tra privato e p.a." Cass. 18.2.87 n. 1755, GCM, 1987, fasc. 2,

vuoi tramite procedura espropriativa,

"l'esistenza di una via pubblica, ai fini dell'esonero dall'osservanza delle norme dettate dal codice civile in tema di distanza tra costruzioni, si configura solo quando la determinazione della P.A. di realizzarla si sia tradotta nella certezza della concreta destinazione del suolo a via pubblica, mediante l'esplicazione della necessaria attività, sia giuridica che materiale. Conseguentemente, non è sufficiente la previsione di una via pubblica nel piano regolatore, non seguita da un decreto di espropriazione o di occupazione di urgenza della relativa area" Cass. 11.10.80 n. 5449, GCM, 1980, fasc. 10,

anche se non ancora completata definitivamente,

"ai sensi e per gli effetti dell'art. 879, comma 2 c.c., deve considerarsi pubblica la strada costruita dalla pubblica amministrazione su suolo sottoposto ad espropriazione per pubblica utilità, quand'anche non sia ancora intervenuto il relativo provvedimento ablatorio, in quanto l'irreversibilità dell'opera pubblica, conseguente per principio generale al fatto obbiettivo della sua esecuzione, pone la stessa esistenza dell'opera a presupposto di applicabilità della norma citata, indipendentemente dal perfezionamento della procedura espropriativi" Cass. 11.3.82 n. 1578, GCM, 1982, fasc. 3,

vuoi tramite l"istituto della occupazione acquisitiva,

"la mera previsione, in un piano regolatore generale o in un programma di fabbricazione, della destinazione di un terreno privato a strada pubblica, o anche la destinazione di fatto ad uso pubblico di tale terreno, senza la esecuzione di opere (pubbliche) di irreversibile trasformazione e la conseguente appropriazione cosiddetta acquisitiva dell'immobile da parte della P.A., non producono, di per sè, una modificazione immediata del regime dei diritti immobiliari privati e non basta, pertanto, ad esimere il proprietario confinante dal rispetto delle distanze legali, perché l'eccezionale deroga alla disciplina delle distanze nelle costruzioni di cui al comma 2 dell'art. 879 c.c. opera esclusivamente per quelle che si fanno a confine di piazze o vie propriamente pubbliche, secondo lo stretto significato che, nell'ordinamento, ha la nozione di questa categoria di beni, esclusivamente riferibile alle vie o piazze appartenenti ad un ente territoriale autarchico e, perciò, demaniali e soggette a regime demaniale, ovvero realizzate su terreni gravati da diritto pubblico di godimento al fine della circolazione, parimenti soggette al regime della demanialità Cass. 12.2.94 n. 1429, GCM, 1994, 148.

In sintesi, come avverte anche la giurisprudenza amministrativa:

"la semplice previsione di una via pubblica nel piano regolatore, non seguita da un decreto d'espropriazione o di occupazione d'urgenza della relativa area, non basta ad escludere l'osservanza delle distanze legali fra costruzioni previste dall'art. 879, comma 2, c.c." Cons. St., sez. IV, 18.5.84, n. 356, FA, 1984, 867.

Il fatto che sia intervenuta una convenzione, tra un privato e un ente pubblico, per la costruzione di un parcheggio in una determinata area non è, di per sé, elemento sufficiente a conferire natura pubblica alla costruzione stessa, ai fini dell'inapplicabilità della disciplina di cui agli art. 873 e ss. c.c.:

"in tema di distanze legali tra le costruzioni, il fatto che sia intervenuta una convenzione, tra un privato e un ente pubblico, per la costruzione di un parcheggio in una determinata area non è, di per sé, elemento sufficiente a conferire natura pubblica alla costruzione stessa — ai fini dell'inapplicabilità della disciplina di cui agli art. 873 e ss. c.c. — ove alla convenzione non abbia fatto seguito l'acquisizione del bene al demanio" Cassazione civile, sez. II, 04/03/2011, n. 5258 Soc. La Vigna c. Leonzi ed altro Giust. civ. Mass. 2011, 3, 359.



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