Articoli, saggi, Circolazione stradale -  Mazzon Riccardo - 2013-07-16

EDIFICI E LUOGHI PUBBLICI: CUSTODIA QUALE ELEMENTO STRUTTURALE DELL'ILLECITO IN CAPO ALLA P.A.? - RM

Quanto rileva, nel caso di responsabilità della pubblica amministrazione per cose in custodia, la nozione di quest'ultima?

In effetti, nell'ambito che ci occupa, la nozione di custodia rappresenta un elemento strutturale dell'illecito, che qualifica il potere dell'ente sul bene, che esso amministra nell'interesse pubblico; nella fattispecie processuale che segue, ad esempio, è stata affermata la responsabilità di un Comune per omessa segnalazione di pericolo, nel caso di incidente occorso a motociclista scivolato su acciottolato di strada del centro storico:

"la nozione della custodia rappresenta un elemento strutturale dell'illecito, che qualifica il potere dell'ente sul bene che esso amministra nell'interesse pubblico. I criteri di valutazione della c.d. esigibilità della custodia, ineriscono alla natura ed alle caratteristiche del bene da custodire, e dunque, nel caso di specie, riguardano la estensione della strada, la dimensione, le dotazioni ed i sistemi di assistenza, di sicurezza, di segnalazioni di pericolo, generico e specifico, che sono funzionali alla sicurezza della circolazione ed in particolare dell'utente, persona fisica, che quotidianamente percorre quel tratto statale che, interessando il centro storico cittadino, particolarmente frequentato da pedoni e da veicoli, rientra nelle possibilità di controllo e di adeguato esercizio dei poteri di custodia e relativi provvedimenti cautelari, vuoi con la presenza di vigili, vuoi con la apposizione di segnali che evidenziano il pericolo generico di strada antica e sdrucciolevole per la presenza di fossati e dislivelli " (Cass. Civ., sez. III, 15 ottobre 2010, n. 21328, RCP, 2011, 5, 1043; AGCSS, 2010, 12, 995; RCP, 2011, 5, 1043 – contra, ritenendo inapplicabile l'articolo 2051 del codice civile, nei confronti della p.a., con riferimento ai beni demaniali, quando essi siano oggetto di un uso generale e diretto da parte dei terzi, essendo in tal caso impossibile configurare una possibilità concreta di efficace controllo e costante vigilanza: Trib. Patti 16 luglio 2010, n. 146, Redazione Giuffrè 2010 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012).

Affinché alla pubblica amministrazione, quanto ai danni causati da beni demaniali, possa esser evitata l'applicazione dell'articolo 2051 del codice civile, occorre avere riguardo non tanto all'estensione di tali beni, quanto alla concreta possibilità di esercitare un potere di controllo e di vigilanza su di essi, che deve essere oggetto di indagine mirata, da effettuarsi "caso per caso" (in applicazione del suindicato principio il tribunale ha ritenuto sussistente la responsabilità del Comune ai sensi dell"art. 2051 c.c. in un caso di allagamento di un sottopassaggio stradale, atteso che l"ente convenuto, in considerazione della limitata estensione del piano sottostante al cavalcavia e della ubicazione dello stesso situato in prossimità del centro cittadino, avrebbe dovuto e potuto provvedere ad apprestare un sistema di deflusso e di aspirazione dell"acqua, sempre funzionante, in modo da evitare situazioni di pericolo per gli utenti):

"la responsabilità per i danni provocati da cose in custodia, di cui all'art. 2051 c.c., trova applicazione anche in relazione ai beni demaniali. Non può, infatti, aprioristicamente ritenersi che l"estensione del bene demaniale sia tale di per sé da rendere impossibile l'esercizio di un continuo ed efficace controllo che valga ad impedire l'insorgenza di cause di pericolo per i terzi, con conseguente applicabilità del generale principio del "neminem laedere" di cui all"art. 2043 c.c. e limitazione della responsabilità, in caso di danno subito da un utente della strada, alle sole ipotesi della sussistenza di una situazione di pericolo occulto (c.d. insidia o trabocchetto), caratterizzata congiuntamente dall'elemento obiettivo della non visibilità e da quello soggettivo della non prevedibilità dell"evento. Affinché la p.a. possa andare esente dalla responsabilità di cui all'art. 2051 c.c., per i danni causati da beni demaniali, occorre avere riguardo non tanto all'estensione di tali beni, quanto alla concreta possibilità di esercitare un potere di controllo e di vigilanza su di essi, che deve essere oggetto di indagine mirata, caso per caso" (Trib. Teramo 24 luglio 2009, GLTeramo 2009 – conforme, in un caso in cui la sentenza di merito aveva escluso l'applicabilità dell'art. 2051 c.c. nei confronti dell'Agenzia del demanio marittimo per l'infortunio occorso ad un privato in conseguenza della caduta determinata da una buca esistente su una scala di cemento sita sull'arenile in corrispondenza della strada comunale, affermando che l'estensione del demanio marittimo era tale che, di per sé, non poteva consentire la vigilanza ed il controllo proprio dello statuto di responsabilità del custode; la S.C., enunciando l'anzidetto principio di diritto, ha cassato l'impugnata decisione per omessa considerazione di tutte le concrete circostanze del caso, avendo trascurato di valutare adeguatamente la valenza autonoma della scala come strumento indispensabile per l'accesso al bene demaniale e la sua limitata e circoscritta estensione: Cass. Civ., sez. III, 26 novembre 2007, n. 24617 (Cassa App. Catanzaro 14 marzo 2003), GC, 2008, 10, 2193; GCM, 2007, 11; DT, 2009, 1, 242).

E', per questi motivi, da escludere che il bene demaniale o patrimoniale, da cui si sia originato l'evento dannoso, risulti di impossibile custodia quando esso sia rappresentato da edificio (ad esempio, un palazzetto dello sport; nella specie, la Corte Suprema ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso l'applicabilità dell'art. 2051 c.c., in relazione alle lesioni riportate da una donna inciampata, lungo il percorso di uscita da un palazzetto dello sport, nella pavimentazione in gomma che presentava una sporgenza anomala non segnalata nè transennata):

"è configurabile, a carico della p.a. (o del gestore), una responsabilità ex art. 2051 c.c. allorquando il bene demaniale o patrimoniale da cui si sia originato l'evento dannoso risulti adibito all'uso generale e diretto della collettività (anche per il tramite di pagamento di una tassa o di un corrispettivo) e si presenti di notevole estensione, ipotesi che comunque non è ravvisabile ove si tratti di edificio. Tali caratteristiche del bene, quando ricorrano congiuntamente, rilevano soltanto come circostanze, le quali - in ragione dell'incidenza che abbiano potuto avere sull'espletamento della vigilanza connessa alla relazione di custodia del bene ed avuto riguardo alle peculiarità dell'evento - possono assumere rilievo, sulla base di una specifica e adeguata valutazione del caso concreto, ai fini dell'individuazione del caso fortuito e, quindi, dell'onere che la p.a. (o il gestore) deve assolvere per sottrarsi alla responsabilità, una volta che sia dimostrata l'esistenza del nesso causale" Cassazione civile, sez. III, 01 ottobre 2004, n. 19653 Conte c. Com. Napoli Giust. civ. Mass. 2004, 11 - Conforme – (Trib. Cagliari, 25 ottobre 2002, RGSarda, 2003, 741).



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