Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-03-13

ELEMENTI E CAUSE TIPICHE DELLE INTERDITTIVE ANTIMAFIA- C.d.S. n. 930/14 - Carol COMAND

La tipizzazione delle cause che impediscono di ottenere l'autorizzazione a svolgere diverse attività1 o  di stipulare alcuni contratti, pare essere rimasta sostanzialmente invariata sin dal 1994 (all. n. 1 d.lgs n. 490/94, art. 67 d.lgs n. 159/11). Costituiscono un ostacolo l'aver subito l'applicazione di misure di prevenzione personali quali la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza o l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza o dimora abituale (art. 67 co. 1) e l'aver riportato condanne - se non definitive, confermate in grado d'appello -, per uno dei delitti di cui all'art. 51 co. 3 c.p.p. (art. 67 co. 8).

A diversa conclusione potrebbe giungersi considerando il medesimo divieto quando conseguente alla trasmissione delle informazioni, da parte del prefetto2, relative ad eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa, tendenti a condizionare scelte ed indirizzi delle società o imprese interessate.

Gli elementi caratterizzanti le situazioni dalle quali è possibile desumere un tentativo di infiltrazione e condizionamento, che si possono riferire anche a soggetti conviventi con l'interessato, ovvero a società e consorzi diversi da quella per cui vengono rilasciate le informazioni, hanno trovato esplicita elencazione prima nell'art. 10 co. 7 del D.p.r. n. 252/983 e, successivamente, nell'art. 84 co. 4 del d.lgs n. 159/11.

Rispetto al passato, pare essersi ampliato il novero dei reati la cui condanna, o l'applicazione di misure cautelari può denotare possibili condizionamenti: accanto ai delitti di cui agli artt. 629, 644, 648 bis e 648 ter, compaiono gli artt. 353 e 353 bis, relativi al turbamento della libertà degli incanti ed accanto all'art. 51 co. 3 bis, l'art. 12 quinques (per la parte sopravvissuta alla declaratoria di incostituzionalità del 1994) della l. n. 356/92.

Ulteriori elementi possono essere forniti dalle proposte o dai provvedimenti di applicazione delle misure di prevenzione in genere o dagli accertamenti disposti dal prefetto.

Una novità pare essere costituita dal carattere indiziante assunto dall'omissione di denuncia, da parte di alcuni soggetti potenzialmente esclusi dalle procedure di cui al d.lgs n. 163/06 (art. 38 lett. b) del medesimo d.lgs), di reati quali l'estorsione e la concussione aggravati dalla circostanza di cui all'art. 7 l. 203/914 e da eventuali sostituzioni in ambito societario ed in ruoli di rilievo, effettuate da chiunque conviva con i predetti condannati, sottoposti a misure cautelari, o proposti, quando denotino intenti elusivi della specifica normativa antimafia.

Nell'ipotesi in cui la documentazione richiesta comprenda un'informativa5, il prefetto può desumere gli elementi de quo anche da una condanna, non definitiva, per reati strumentali alle attività delle organizzazioni criminali, corroborata da elementi concreti relativi ad un'agevolazione o ad un condizionamento in atto ed, infine, da una reiterata violazione degli obblighi di tracciabilità, di flussi finanziari (art. 91 co. 6 d.lgs n. 159/11).

Le tipiche situazioni che devono essere prese in considerazione dalle autorità competenti non esauriscono, però, la valutazione in ordine alla sussistenza dei possibili tentativi, che, secondo costante giurisprudenza, non deve basarsi su un semplice riscontro di specifici elementi ma porre in evidenza, attraverso il rilievo di fattori induttivi, la non manifesta infondatezza della possibilità di condizionamento (da ultimo Tar Catanzaro, n. 308/146; T.a.r. Palermo n. 454/14).

Come anticipato, il prefetto che rilascia l'informativa estende, di norma,  gli accertamenti ai soggetti che si ritiene possano condizionare le scelte ed indirizzi dell'impresa (art. 91 co. 5).

In diversi termini, possono così assumere rilievo diverse emergenze, fra le quali i legami di natura parentale, le convivenze, le frequentazioni, le partecipazioni sociali, ma anche precedenti di per se non significativi, quando capaci, nel contesto globalmente considerato di creare delle minacce ad un corretto svolgimento dell'esercizio d'impresa.

Nella pronuncia che si allega, nella quale si ribadisce, che, sebbene i legami di sangue possano esporre il soggetto interessato all'influsso delle organizzazioni criminali7 , il rapporto di parentela non si rivela di per sé idoneo a dare conto di un tentativo di infiltrazione condizionante, assumono particolare rilievo i legami parentali, considerati unitamente a delle frequentazioni degli stessi soggetti con altri già noti alle forze dell'ordine, che per il loro numero e la distanza nel tempo non sono ritenute dall'organo giudicante sufficienti ad realizzare un vincolo che conduca a ritenere fondato il pericolo di infiltrazioni. (c.c.)

Si ritiene doveroso aggiungere (02.03.2015), per maggior chiarezza espositiva, che il Consiglio di Stato, nell'analisi dei motivi che hanno indotto all'accoglimeno del ricorso ha altresì esplicitato, oltre all'elemento spazio-temporale delle frequentazioni nel numero indicato, la carenza delle necessarie circostanze. (c.c.)

1Contemplate dall'art. 67 d.l.gs n. 169/11.

2Tali informazioni devono essere obbligatoriamente richieste da parte dei soggetti interessati, secondo quanto disposto art. 83 d.lgs n. 159/11.

3Per il quale risultavano sintomatici i provvedimenti applicativi di una misura cautelare, ovvero quelli che recano una condanna, anche non definitiva, per i delitti di estorsione, usura, riciclaggio o impiego di denaro o beni di provenienza illecita, oltre che a quelli di cui all'art. 51 co. 3 bis c.p.p.; la proposta e l'applicazione di una misura di prevenzione, anche patrimoniale;  gli accertamenti disposti dal prefetto attraverso l'esercizio del potere di accesso.

4L'omissione di denuncia deve emergere dagli indizi posti a base della richiesta di rinvio a giudizio e viene comunicata dal Procuratore della Repubblica alla prefettura competente (Art. 84 co. 4 bis).

5E non la comunicazione di cui all'art. 84 co.1 del codice.

6Pronuncia nella quale si ribadisce altresì che il Prefetto non è tenuto al raggiungimento della piena prova dell'avvenuta infiltrazione, essendo sufficiente poter dedurre un tentativo di ingerenza.

7In relazione a quanto affermato pare paradigmatico quanto stabilito dal C.d.S n. 2276/09 dove ad assumere rilievo interdittivo era la convivenza dell'amministratore unico di una società con il padre, soggetto a misure di prevenzione, con cointeressenze nel settore e collegamenti con esponenti della criminalità organizzata.



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