Changing Society, Intersezioni -  Redazione P&D - 2013-08-30

ELENA CATTANEO: UNA VITA PER LA SCIENZA - Francesco PETRERA

Elena Cattaneo, fresca di nomina quale senatrice a vita, si laurea in farmacia, summa con laude,  all"Università di Milano nel 1986 e inizia la sua carriera nel mondo  della ricerca per diventare oggi tra i massimi esperti italiani di  cellule staminali e malattie neurodegenerative. Elena Cattaneo è anche  un punto di riferimento per gli scienziati che a livello internazionale  lavorano in questo campo e la sua è senz"altro la storia di una donna  tenace e piena di entusiasmo che ha dedicato una vita intera alla  ricerca e alla sfida per superare i limiti. Ma senza dimenticare che c"è  una vita anche fuori dal laboratorio.

Elena proviene da una famiglia normale; il padre, quadro tecnico  della Fiat, e la madre, ragioniere, le trasmettono una grande cultura  del lavoro e della sua dignità fin da piccola. Il fascino della biologia  e della medicina l"hanno spinta a iscriversi alla facoltà di farmacia.  Fin da questa scelta Elena dimostra di possedere un forte senso pratico:  farmacia, infatti, è il giusto compromesso che le consente di seguire  le sue passioni e di avere allo stesso tempo maggiori prospettive nel  mondo del lavoro non appena ottenuto il titolo di studio.

Per la tesi di laurea sceglie un lavoro sperimentale nel laboratorio  dell"azienda farmaceutica Recordati, dove per un anno e tre mesi si  occupa dello studio dei recettori di membrana e della caratterizzazione  del binding molecolare. Questa esperienza le insegna il rigore e le  responsabilità della ricerca scientifica e capisce che lo studio delle  cellule e dell"infinitamente piccolo sono la sua vera passione. Dopo la  laurea Elena non sa cosa fare. Vorrebbe andare a lavorare all"estero per  proseguire le ricerche in laboratorio, ma Rodolfo Paoletti, Preside  della facoltà di Farmacia e fondatore del Dipartimento di Scienze  farmacologiche, la convince a rimanere in Italia per alcuni anni e di  andare dopo all"estero. Il lavoro al Dipartimento in via Balzanetti  occupa gran parte delle giornate e per la prima volta la giovane  ricercatrice deve rinunciare alla sua passione per lo sport. Per  quindici anni Elena ha giocato a pallavolo a livello agonistico con la  Jolly di Palazzolo Milanese ma il lavoro sullo studio di alcuni  recettori presenti nel cervello la assorbe così tanto che deve  rinunciare. Trova però il tempo per sposarsi nel 1988 con Enzo,  architetto che sosterrà sempre le sue scelte e la aspetterà a Milano  anche quando il lavoro la porterà lontano per diversi anni. Perché nello  stesso anno, a soli 26 anni, Elena parte per il Massachusetts Institute  of Technology (MIT) di Boston, per andare a lavorare nel laboratorio di  Ronald McKay, un pioniere delle cellule staminali, e poi visita anche  il laboratorio di Andrea Bjorklund in Svezia, dove si specializza nel  trapianto intracerebrale di cellule staminali.

Invece di un anno, il soggiorno a Boston dura tre anni e qui Elena  inizia a studiare le cellule staminali, che diventeranno il tema  centrale delle sue ricerche. Le cellule staminali la appassionano  subito. Sono cellule indifferenziate, primitive, in grado di dare  origine a tutte (o quasi) le cellule dell"organismo e nel laboratorio di  Ron McKay può studiare la proliferazione delle cellule staminali e come  queste differenziano a neuroni. La manipolazione delle cellule  staminali non è un processo semplice e la scoperta dei cocktail di  fattori di crescita necessari a indirizzare una cellula progenitrice  verso un preciso destino è complicata.

Quella che doveva essere una breve esperienza all"estero si rivela  l"evento che le cambia la vita. A Boston un altro incontro casuale la  porta a una svolta importante a livello lavorativo infatti, dopo aver  conosciuto Nancy Wexler, inizia a interessarsi allo studio della Corea  di Huntington. La Corea di Huntington è una devastante malattia  ereditaria neurodegenerativa che è sempre fatale. Il disordine del  sistema nervoso centrale provoca la progressiva perdita di alcuni  neuroni del cervello, riducendo lentamente la capacità di una persona di  camminare, pensare, parlare, essere. La malattia di Huntington è rara e  colpisce 1 persona ogni 10mila, manifestando i primi sintomi intorno ai  35 anni e portando all"invalidità totale in circa 20 anni. La scoperta  del gene responsabile di questa malattia avverrà poi nel 1993, quando in  un articolo pubblicato sulla rivista Cell verrà dimostrata la mutazione  del gene dell"huntingtina. La madre di Nancy Wexler scompare a causa di  questa malattia e Nancy, come sua sorella, ha il 50% del rischio di  avere la stessa mutazione, ma è impegnata attivamente nella ricerca di  una cura grazie al finanziamento alla ricerca.

Nel 1992 Elena Cattaneo, tornata in Italia, decide di continuare le  ricerche sulle staminali che ha iniziato negli Stati Uniti. Mentre  scrive la tesi di dottorato nello stesso anno nasce la sua prima figlia.  Il ritorno in Italia non è facile. Nel laboratorio al MIT la situazione  era completamente diversa da quella dell"Ateneo milanese e, le  difficoltà le fanno anche pensare di abbandonare la ricerca. Rodolfo  Paoletti la convince a non mollare e dopo pochi anni le offre una grande  opportunità, quella di avviare il suo primo laboratorio di ricerca.  Trenta metri quadri per far nascere il Laboratorio sulle cellule  staminali e le malattie degenerative all"interno del Dipartimento di  Scienze Farmacologiche dell"Università degli Studi di Milano. Trenta  metri quadrati per studiare la Corea di Huntington grazie a un  finanziamento della Fondazione Telethon di 25 milioni di lire e di  altrettanti da parte dell"Alzheimer Association di Chicago. Intanto nel  1995 vince il posto di ricercatore, e poco dopo di professore presso  l"Ateneo milanese. Dal 1997 il laboratorio partecipa alla "Coalition for  the cure" promossa dall"Huntington"s Disease Society of America e alle  attività di ricerca dell"Hereditary Disease Fondation.

Nel 2001 pubblica un importante articolo su Science, dimostrando la  funzione dell" huntingtina non mutata, che è fondamentale per la  sopravvivenza dei neuroni.

Nel 2006, assieme a Giulio Cossu, Fulvio Gandolfi e Ivan Torrente,  fonda il Centro Interdipartimentale di Ricerche sulle Cellule Staminali  (UniStem) dell"Università di Milano, del quale diventa direttrice.

Con gli anni arrivano nuovi riconoscimenti alla sua carriera. Dopo il  premio "Le Scienze" per la Medicina ottenuto nel 2001 e la Medaglia dal  Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, per gli  studi sulla Corea di Huntington e sulle cellule staminali, nel 2002  riceve la nomina, dal Ministero dell"Università e della Ricerca, di  Rappresentante Nazionale presso l"Unione Europea per la ricerca Genomica  e Biotecnologica (2003-2006). Nell"anno 2007 prende parte al Comitato  Nazionale di Bioetica in qualità di membro e Vice Presidente e nel 2008,  Unamsi e Novartis Farma le conferiscono il Premio Grande Ippocrate per  il ricercatore medico dell"anno.

Dal 2009 è coordinatore del progetto europeo NeuroStemcell finanziato  nell"ambito del 7° Programma Quadro della Ricerca Europea e diventa un  vero e proprio punto di riferimento per gli altri 16 laboratori che  studiano le cellule staminali in 7 diversi Paesi.

Negli ultimi anni è anche impegnata attivamente nell"attività di  divulgazione verso il grande pubblico, tanto da esporsi in prima persona  per promuovere il referendum del 2005 per abrogare alcuni articoli  della legge 40 sulla procreazione assistita e sulla ricerca scientifica  su embrioni inutilizzati e congelati. Le cellule staminali embrionali  sono uno strumento importantissimo per svolgere le ricerche sulle  malattie neurodegenerative, ma il loro utilizzo ha una serie di  implicazioni etiche, legali e religiose che portano la scienziata a  entrare nel dibattito per validarne l"utilizzo in Italia. Elena si batte  pubblicamente per ottenere il riconoscimento della libertà di  utilizzare le cellule staminali embrionali nei laboratori, senza  sminuire il ruolo e le possibili applicazioni di quelle staminali  adulte.

Come ha spiegato lei stessa in un"intervista, "Il nostro è un lavoro  affascinante che assorbe anima e corpo nella paziente verifica  quotidiana di idee mai pensate prima da nessun altro. Idee libere,  impossibili da domare, da trattenere, un patrimonio inestimabile  dell"umanità, del mondo e del nostro Paese".

Tratto da Oggi Scienza. La ricerca e i suoi protagonisti



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