Legislazione e Giurisprudenza, Inizio vita, fecondazione assistita -  Tonutti Stefania - 2015-02-10

EMBRIONI CRIOCONGELATI: Sì ALL'IMPIANTO DOPO 19 ANNI Trib. Bologna - S. TONUTTI

Il tribunale di Bologna ha accolto il ricorso di una vedova 50enne che, desiderosa di diventare madre ha chiesto di poter impiantare gli embrioni congelati di suo marito morto circa quattro anni prima.

La vicenda. Una coppia di coniugi nel 1996 si era rivolta al centro di fecondazione assistita dell'ospedale S. Orsola: fecero un intervento, che tuttavia non riuscì, 8 embrioni non impiantati furono quindi congelati (previo consenso di entrambi), con la speranza di nuovi e futuri tentativi.

Il  marito tuttavia si ammalò e la coppia quindi non ci riprovò, ma gli embrioni sono rimasti (crio)conservati (in quanto ogni anno I due   fino al 2010, anno della morte del marito, hanno espresso volontà di voler mantenere gli embrioni per un trasferimento in utero).

Nel 2010, in seguito alla scomparsa dell'uomo, la vedova si era rivolta ancora al centro di procreazione medicalmente assistita chiedendo l'impianto: il comitato etico dell'università diede il nulla osta, l'ospedale, invece, si oppose (ex art. 5 legge 40/2004, Requisiti soggettivi «1. Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.»; art. 4, Accesso alle tecniche «1. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico. »)

La donna non demorde, e nel 2013  presenta il ricorso, rigettato dal tribunale. poi il reclamo viene accolto dal collegio nel 2014, a dicembre.

Secondo quest'ultima ordinanza, anche se la dichiarazione del  defunto marito del 2010 non si può considerare un valido consenso, la stessa «costituisce una manifestazione di volontà idonea» ad escludere gli embrioni dalla categoria di «embrioni in stato di abbandono».

I giudici scrivono inoltre che, vista l'età della donna, l'aleatorietà dei risultati della fecondazione assistita e le maggiori difficoltà dell'intervento a causa dell'età, è necessario provvedere in via d'urgenza, non potendo la 50enne «attendere il normale esito di un procedimento civile ordinario, stante la sua lunga durata».

La legge 40 vieta la crioconservazione di embrioni, se non nel caso in cui la donna, dopo la fecondazione, non possa procedere all'impianto per gravi motivi di salute  (Art. 14. Limiti all'applicazione delle tecniche sugli embrioni «1. È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194. 3. Qualora il trasferimento nell'utero degli embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativa allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è consentita la crioconservazione degli embrioni stessi fino alla data del trasferimento, da realizzare non appena possibile.»

Questo non è il primo caso: nel 1999, infatti, il  Tribunale di Palermo emise un provvedimento d'urgenza con cui si autorizzava il Centro di Fecondazione medicalmente assistita di Ettore Cittadini a impiantare gli embrioni nell'utero di una donna rimasta vedova. Anche questa coppia aveva avuto un trascorso simile a quella in disamine oggi: a luglio del 1998 c'era stato un primo tentativo, fallito, di fecondazione in vitro con trasferimento degli embrioni; due mesi dopo, l'uomo moriva d'infarto. La donna chiedeva subito di poter utilizzare tre embrioni fecondati col seme del marito e congelati. Il Centro non aveva accolto  la richiesta e la stessa si rivolgeva alla magistratura, vincendo la causa.



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