Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-01-31

ENEL E VAJONT: UN CASO DI RESPONSABILITA' EX ART. 2049 C.C.? - RM

Attraverso la disposizione di cui all'articolo 1228 del codice civile,

"l'estensione alla sfera contrattuale, con la normativa dell'art. 1228 c.c. della disciplina contenuta nell'art. 2049 c.c. in ordine alla responsabilità per i fatti dolosi o colposi degli ausiliari, determinando un'ipotesi di responsabilità contrattuale e non di responsabilità extracontrattuale per fatto altrui, comporta che il fatto dell'ausiliare costituisce una fattispecie di inadempimento imputabile al debitore e come tale può dare luogo a carico di costui, oltre all'obbligo di risarcimento dei danni, alla risoluzione del contratto nell'ipotesi di cui all'art. 1453 c.c." (Cass. civ., sez. III, 7 dicembre 1979, n. 6364, GCM, 1979, 12 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012) -),

la disciplina dettata dall'articolo 2049, stesso codice, è stata estesa all'ambito contrattuale (in tema di responsabilità del debitore per fatto degli ausiliari: nella specie, la Suprema Corte ha confermato la decisione di merito, che ha ritenuto una società di trasporti responsabile della perdita della merce, in quanto causata da fatto doloso attribuito ad un dipendente, il quale, pur dimissionario, aveva agito in nome e per conto di detta società, convenendo le modalità di carico della merce ed assicurando l'utilizzo di mezzi di trasporto appartenenti a terzi estranei alla società):

"in tema di responsabilità del debitore per fatto degli ausiliari, l'art. 1228 c.c., disposizione con cui è stata estesa all'ambito contrattuale la disciplina contenuta negli art. 2048 e 2049 c.c., presuppone che l'opera svolta da questi ultimi sia connessa con l'adempimento della prestazione, di modo che, ai fini dell'affermazione della detta responsabilità, deve essere accertato il nesso di causalità tra l'opera dell'ausiliario e l'obbligo del debitore " (Cass. civ., sez. III, 11 maggio 1995, n. 5150, GCM, 1995, 983).

Interessanti ed emblematiche fattispecie particolari hanno riguardato, in ambito di responsabilità dei padroni e committenti, la gestione tenuta, nel tempo, dall'Enel; su tutte, si segnalano le seguenti due vicende, l'una riguardante la responsabilità civile delle imprese elettriche nazionalizzate, per fatti illeciti dei dipendenti, nonché la natura di "mandato gestorio ex lege" del rapporto corrente tra l'ENEL ed i legali rappresentanti dell'impresa, dove la Suprema Corte ha sentenziato come, in tema di responsabilità civile delle imprese elettriche nazionalizzate, per fatti illeciti dei dipendenti ex art. 2049 c.c., la natura di mandato gestorio ex lege del rapporto corrente tra l'ENEL ed i legali rappresentanti dell'impresa non consenta di far risalire al primo la responsabilità per l'operato dei secondi - o dei loro dipendenti -, per l'impossibilità di configurare un loro vincolo di dipendenza o di subordinazione, con correlativo potere di direzione o di sorveglianza dell'ENEL, ovvero ipotesi di colpa, in eligendo od in vigilando, a carico del detto ente;

"Ne consegue che della condotta illecita lesiva del diritto di terzi, posta in essere dal dipendente o dal commesso, risponde l'impresa mandataria, stante la sua autonomia funzionale ed organizzativa, in virtù del rapporto di committenza, e non l'ENEL che in definitiva beneficerà dei risultati economici della gestione, atteso che la regolamentazione della responsabilità tra mandante e mandatario, per il suo carattere esclusivamente contrattuale ed interno, resta separata e distinta, senza possibilità di incidere sulla individuazione del soggetto obbligato al risarcimento verso il terzo danneggiato a titolo di responsabilità aquiliana" (Cass. civ., sez. III, 3 settembre 1987, n. 7186, GCM, 1987, 8-9),

l'altra rilasciata in occasione del noto disastro del Vajont, e vertente il periodo intercorrente fra la data di pubblicazione del decreto di trasferimento all'ENEL di impresa elettrica e la data dell'effettiva consegna della medesima all'amministratore provvisorio nominato dall'ENEL (nella specie, per i motivi infra riportati, la Suprema Corte ha ritenuto correttamente affermata, dai giudizi del merito, la responsabilità civile dell'ENEL per le conseguenze del disastro del Vajont, successivo al trasferimento all'ente dell'impresa elettrica della società Adriatica di elettricità, e ricollegabile anche ad un comportamento colposo dei preposti di detta società anteriore al trasferimento stesso):

"nel periodo intercorrente fra la data di pubblicazione del decreto di trasferimento all'ENEL di impresa elettrica e la data dell'effettiva consegna della medesima all'amministratore provvisorio nominato dall'ENEL, l'imprenditore soggetto alla nazionalizzazione, il quale, secondo la previsione degli art. 12 della l. 6 dicembre 1962 n. 1643 e 2 del d.P.R. 4 febbraio 1963 n. 36, provveda alla temporanea custodia dei beni ed alla temporanea gestione dell'azienda, e, quindi, all'effettivo esercizio del potere di direzione e controllo del personale impiegato nelle corrispondenti mansioni (ancorché già passato formalmente alle dipendenze dell'ENEL), senza che vi sia in proposito alcun concreto e diretto intervento dell'ente medesimo, non pone in essere una attività legata da vincolo o rapporto di subordinazione con l'espropriante, ma espleta un mandato gestorio autonomamente conferitogli dalla legge, che non si esaurisce nel compimento di atti negoziali, ma comprende l'esecuzione delle operazioni materiali o tecniche che si rendano necessarie al mantenimento della funzionalità e dei programmi in corso dell'impresa elettrica. Ne consegue che il fatto illecito commesso da quel personale nel suddetto periodo, pure se inerente alle indicate operazioni materiali e tecniche (nella specie, completamento degli invasi del bacino del Vajont, da cui derivò il disastro dell'ottobre 1963), determina l'insorgere a carico del predetto imprenditore, secondo la previsione dell'art. 2049 c.c., di responsabilità civile verso il terzo danneggiato; poiché la nazionalizzazione di impresa elettrica comporta non soltanto il trasferimento di beni aziendali, ma anche il subingresso dell'ENEL nell'universalità funzionale dei rapporti giuridici, attivi e passivi, correlati all'esercizio dell'attività imprenditoriale (art. 2 del d.P.R. 4 febbraio 1963 n. 36), deve ritenersi che l'ente medesimo subentri nella responsabilità civile, a norma dell'art. 2049 c.c., per comportamento doloso o colposo di preposti alla gestione dell'impresa causativo di eventi dannosi (salvo restando il carattere personale e l'intrasmissibilità della responsabilità penale), anche quando, alla data del trasferimento, esista soltanto il suddetto comportamento, verificandosi l'evento dannoso solo dopo il trasferimento, sicché alla data stessa sia ancora in itinere la fattispecie costitutiva dell'obbligazione risarcitoria e questa venga poi a sorgere direttamente a carico dell'ENEL. Tale principio non trova ostacolo nel disposto dell'art. 12 comma 2 della l. 6 dicembre 1962 n. 1643, sulla nullità ed inopponibilità all'ENEL di atti compiuti prima del trasferimento, il quale si riferisce solo agli atti negoziali, nè nelle norme di cui al comma 1 del citato art. 12 ed all'art. 6 del d.P.R. 4 febbraio 1963 n. 36, che contemplano casi di responsabilità verso l'ENEL del precedente titolare dell'impresa elettrica nell'ambito dei rispettivi rapporti interni e senza incidenza sulla responsabilità civile verso i terzi danneggiati. " (Cass. civ., sez. III, 7 maggio 1983, n. 3116, GCM, 1983, 5; GC, 1983, I, 2962; conforme Cass. civ., sez. III, 6 maggio 1983, n. 3097; conforme Cass. civ., sez. III, 6 maggio 1983, n. 3098; conforme Cass. civ., sez. III, 6 maggio 1983, n. 3099; conforme Cass. civ., sez. III, 6 maggio 1983, n. 3100; conforme Cass. civ., sez. III, 6 maggio 1983, n. 3101; conforme Cass. civ., sez. III, 6 maggio 1983, n. 3102; conforme Cass. civ., sez. III, 6 maggio 1983, n. 3103; conforme Cass. civ., sez. III, 6 maggio 1983, n. 3104; conforme Cass. civ., sez. III, 6 maggio 1983, n. 3105; conforme Cass. civ., sez. III, 7 maggio 1983, n. 3117; conforme Cass. civ., sez. III, 7 maggio 1983, n. 3118; conforme Cass. civ., sez. III, 7 maggio 1983, n. 3119; conforme Cass. civ., sez. III, 7 maggio 1983, n. 3120; conforme Cass. civ., sez. III, 7 maggio 1983, n. 3121; conforme Cass. civ., sez. III, 7 maggio 1983, n. 3122; conforme Cass. civ., sez. III, 7 maggio 1983, n. 3123; conforme Cass. civ., sez. III, 7 maggio 1983, n. 3124).

Il preponente o committente non può essere chiamato a rispondere, ai sensi dell'articolo 2049 del codice civile, del fatto illecito commesso dal preposto o commesso, dopo la cessazione del rapporto di preposizione,

"il preponente o committente non può essere chiamato a rispondere, ai sensi dell'art. 2049 c.c., del fatto illecito commesso dal preposto o commesso dopo la cessazione del rapporto di preposizione" (Cass. civ., sez. III, 9 luglio 1998, n. 6691, GCM, 1998, 1499; DResp, 1998, 1050)

in quanto l'esistenza del rapporto (almeno fattuale) funge da presupposto applicativo dell'articolo de quo:

"poiché presupposto per l'applicazione della norma dell'art. 2049 c.c. è l'esistenza di un rapporto di preposizione fra il soggetto responsabile e quello che commette l'illecito, la cessazione di tale rapporto - come ad esempio del rapporto di lavoro dipendente - ne esclude l'applicabilità ai fatti illeciti commessi dal preposto successivamente ad essa e, pertanto, in relazione ad essi non si può ipotizzare una responsabilità del padrone o committente ai sensi della suddetta norma" (Cass. civ., sez. III, 14 giugno 1999, n. 5880, GCM, 1999, 1372; DResp, 1999, 1022; conforme Cass. civ., sez. III, 9 luglio 1998, n. 6691, DResp, 1999, 48).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati