Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-04-28

ENTI DI FORMAZIONE: QUALIFICA DI ONLUS ? – Cass. 7311/14 – Alceste SANTUARI

Il d. lgs. n. 460/97 ha disciplinato le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, il cui acronimo "ONLUS" indica la "posizione fiscale" di quelle organizzazioni non profit, la cui utilità sociale, in senso solidaristico, quale fattore di accentuazione del merito di operare senza scopi di lucro, sono riconosciute e premiate fiscalmente. Le ONLUS, pertanto, possono essere considerate alla stregua di una "colorazione" non profit che riconosce enti che rivolgono soprattutto all"esterno della loro organizzazione gli effetti positivi della loro azione, differenziandosi, in questo senso, dalla filosofia dei soggetti collettivi che favoriscono solo gli aderenti. E l"Amministrazione Finanziaria ha sottolineato la "diversità" delle ONLUS, le quali, "individuate sulla base di criteri di qualificazione diversi da quelli degli enti non commerciali, costituiscono un"autonoma e distinta categoria di enti rilevante solo ai fini fiscali, destinataria di un regime tributario di favore in materia di imposte sui redditi, d"imposta sui valore aggiunto, di altre imposte indirette nonché di ulteriori specifici tributi" (circ. Min. Fin. 26-6-98, n. 168/E).

E questo perché il legislatore ha voluto identificare in soggetti "privati" così caratterizzati una specie di partner delle istituzioni, la cui detassazione presenta carattere di premio e di incentivo per un"utilità sociale che viene posta al primo livello di una scala di merito rilevante in sede fiscale". E tale incentivo rileva quando l"ente non profit che intenda qualificarsi come ONLUS svolga la propria attività negli ambiti indicati nel d. lgs. in parola e a favore di determinate categorie di soggetti svantaggiati.

Nel caso di specie, lo Statuto di una ONLUS stabilisce che l"oggetto sociale é costituito dalla formazione a favore di persone appartenenti a fasce sociali deboli, in ragione di condizioni fisiche, economiche, sociali o familiari. Allo scrutinio dell"Amministrazione finanziaria non emergeva con sufficiente chiarezza l"effettiva prevalenza di detta attività di formazione a favore di tali soggetti svantaggiati, atteso che era emerso che l"Associazione, in passato, aveva effettuato attività di formazione, dietro corrispettivi specifici e aveva svolto attività istituzionale sui progetti di formazione finanziati dalla pubblica amministrazione ed il Fondo Sociale Europeo.

Sulla scorta di questa ricostruzione, l"Agenzia delle Entrate provvedeva alla formale cancellazione dell"Associazione dall"anagrafe ONLUS per violazione dell"art.10, comma 1, lett. B) d.lgs. n.460/97.

Il ricorso proposto avverso tale atto dall"Associazione veniva rigettato dalla Commissione Tributaria Provinciale la quale riteneva che la prevalente attività dell"associazione non fosse rivolta in favore di soggetti svantaggiati bensì verso "plurimi soggetti, appartenenti alla generalità della collettività, quali gli studenti di istituti tecnici, gli apprendisti del settore del turismo, elettricisti, studenti ed insegnanti di scuola media, concorrenti per educatori negli asili nido, adulti, circoli di studio… e confermava la correttezza della lettura dell"art.10 cit. "la cui portata non può essere estesa genericamente a qualsiasi soggetto che incontri (come le universalità delle persone incontra) difficoltà per l"inserimento nel mondo del lavoro, eludendo cosi il dettato normativo, affatto ispirato a meri criteri di generalizzata utilità sociale.

La Commissione Tributaria Regionale della Toscana accoglieva l"appello proposto dall"associazione Onlus nei confronti di detta decisione, attribuendo alla lettera della legge una più generale portata e ritenendo, pertanto, sulla base di quanto emergente dallo Statuto e dalla documentazione prodotta, che l"Associazione avesse le caratteristiche rispondenti a quelle richieste dalla normativa di riferimento.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l"Agenzia delle Entrate, evidenziando tre motivi:

1. l"interpretazione dell"art. 10 del d.lgs. n. 460/1997, come effettuata dalla Commissione Tributaria toscana, dilata l"espressione normativa "persone svantaggiate" oltre l"esplicito dato normativo e contrasta con il principio in base al quale le norme, come quella in esame, che concedono esenzioni fiscali hanno carattere eccezionale e sono, pertanto, di stretta interpretazione;

2. violazione e falsa applicazione dell"art.10, I comma, lett.b. e II comma lett. a), d. lgs. n.460/1997: l"errore in cui sarebbe incorsa la C.T.R. nel ritenere illegittimo il provvedimento di cancellazione dall"anagrafe dell"ONLUS, malgrado l"attività di formazione, prevista nello statuto associativo, fosse genericamente rivolta alla generalità dei consociati con difficoltà per l"inserimento nel mondo del lavoro e non soltanto, come voluto dal II comma, lett.a dell"art.10, a coloro che si trovano in una situazione di svantaggio in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari.

3. dubbi in ordine allo svantaggio degli altri destinatari dei corsi apprestati dall"Associazione quali, come indicato in appello, "gli studenti tecnici e professionali, gli apprendisti dei Settori turismo, gli elettricisti, gli studenti e gli insegnanti di scuola media, i soggetti interessati al concorso di educatore asilo nido, gli adulti impegnati in un circolo di studio".

La Suprema Corte ritiene fondati i motivi del ricorso. Richiamando una precedente sentenza (Sentenza n. 3789 del 15/02/2013), i giudici hanno evidenziato che la nozione di "svantaggio", inserita nella norma, individua categorie di persone in condizioni oggettive di disagio per situazioni psico-fisiche particolarmente invalidanti ovvero per situazioni di devianza, degrado, grave precarietà economico-familiare, emarginazione sociale. Preme ricordare che tale individuazione risulta individuata nella prassi amministrativa (cfr. la circolare del 26/06/1998 n. 168 già citata). In quell"occasione, il Fisco ha previsto, in via esemplificativa, quali sono i soggetti in situazioni di svantaggio rilevanti: i disabili fisici e psichici affetti da malattie comportanti menomazioni non temporanee; i tossicodipendenti; gli alcolisti; gli anziani non autosufficienti in condizioni di disagio economico; i minori abbandonati, orfani o in situazioni di disadattamento o devianza; i profughi; gli immigrati non abbienti.

Alla luce dell"orientamento sopra richiamato, il Collegio sottolinea che lo "svantaggio", requisito che ricordiamo è stato introdotto dal legislatore del 1997 al fine di agevolare le ONLUS che operano a favore di soggetti in particolare condizione di disagio, deve consistere nella obiettiva condizione deteriore, rispetto alla generalità dei consociati, in cui si trovi, negli ambiti specifici individuati dalla norma, una particolare categoria di soggetti.

La Corte, dunque, ha ritenuto che la Commissione Tributaria Regionale toscana, nella sentenza impugnata, "avendo genericamente argomentato che il fattore di svantaggio va ricercato, "nel senso più ampio della parola, anche nel fattore preventivo delle patologie classiche ovvero al momento del sorgere di tutte le situazioni di devianza e/o di svantaggio sociali, economiche e fisiche che si presentino nel tempo e che vanno affrontate nel loro sorgere", non abbia interpretato in modo corretto la nozione di "svantaggio" e, nello specifico, non abbia presentato nessuna argomentazione in ordine alla situazione di "svantaggio" in cui versavano alcuni destinatari dell"attività erogata dall"Associazione ONLUS. Una generalità indistinta di beneficiari delle attività svolte non integra un requisito sufficiente per qualificare l"ente non profit quale ONLUS.



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