Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2016-03-29

ENTI LOCALI E GESTIONE DEI RIFIUTI: LEGITTIMA LAUTOPRODUZIONE DEL SERVIZIO – Con. St. 1034/16 – Alceste SANTUARI

E" legittima la gestione in autoproduzione del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani da parte degli enti locali, anche se gli enti locali non risultano iscritti all'Albo dei gestori ambientali.


Un comune, in qualità di socio, affidava ad una società partecipata il servizio di igiene ambientale per un determinato periodo di tempo. Successivamente, il comune, dopo aver abbandonato un progetto di ulteriore collaborazione con quella società, progetto che avrebbe dovuto condurre alla formazione di una Società mista tramite gara a doppio oggetto (per l"affidamento del servizio dal 1 marzo 2012 al 31 dicembre 2016), con deliberazione consiliare e poi con deliberazione della Giunta comunale, ha deciso di optare per la modalità della gestione diretta del servizio rifiuti, ai sensi dell"articolo 14, comma 27, lettera f) del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78.

Nel dettaglio, il Comune decideva:

(a) di gestire con propri mezzi e personale il servizio di raccolta porta a porta dei rifiuti differenziati, con trasporto degli stessi presso il Centro di raccolta comunale, alla luce dei risultati positivi ottenuti nel 2012 sotto il profilo del risparmio economico;

(b) di affidare a ditte specializzate, tramite gara a evidenza pubblica, il successivo conferimento dei rifiuti presso appositi impianti di smaltimento.

L"avvio della nuova forma di gestione del servizio è stato fissato, nonostante la mancata iscrizione del Comune all"Albo nazionale dei gestori ambientali ai sensi dell"art. 212 comma 5 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152.

La società, originariamente assegnataria del servizio, ha presentato ricorso al T.A.R. della Lombardia – Sezione staccata di Brescia, che ha respinto il ricorso ritenendolo infondato.

Il Consiglio di Stato, sez. V, con sentenza 15 marzo 2016, n. 1034, ha confermato la sentenza del giudice di prime cure, evidenziando quanto segue:

-) a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 34, c. 20, del d.l. n. 179/2012, non sussistono più limiti di sorta all'individuazione da parte degli Enti locali delle concrete modalità di gestione dei servizi pubblici locali di rispettivo interesse;

-) secondo l'orientamento eurounitario "un'autorità pubblica può adempiere ai compiti di interesse pubblico ad essa incombenti mediante propri strumenti senza essere obbligata a far ricorso ad entità esterne non appartenenti ai propri servizi e [può] farlo altresì in collaborazione con altre autorità pubbliche";

-) il medesimo principio è stato ulteriormente ribadito al considerando 5 della c.d. direttiva settori classici 2014/24/UE secondo cui "è opportuno rammentare che nessuna disposizione della presente direttiva obbliga gli Stati membri ad affidare a terzi o a esternalizzare la prestazione di servizi che desiderano prestare essi stessi o organizzare con strumenti diversi dagli appalti pubblici ai sensi della presente direttiva";

-) nel medesimo senso depone, inoltre, l'art. 2 della c.d. direttiva concessioni 2014/23/UE (significativamente rubricato 'Principio di libera amministrazione delle autorità pubbliche'), il quale riconosce in modo espresso la possibilità per le amministrazioni di espletare i compiti di rispettivo interesse pubblico: i) avvalendosi delle proprie risorse, ovvero ii) in cooperazione con altre amministrazioni aggiudicatrici, ovvero - ancora iii) mediante conferimento ad operatori economici esterni;

-) la direttiva pone le tre modalità in questione su un piano di integrale equiordinazione, senza riconoscere alla modalità sub iii) valenza - per così dire - paradigmatica e, correlativamente, senza riconoscere alle modalità sub i) e ii) valenza eccettuale o sussidiaria;

-) è venuto meno il principio, con tali disposizioni perseguito, della eccezionalità del modello in house per la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica;

-) l'art. 212 del d.lvo 3 aprile 2006, n. 152 non stabilisce un impedimento in radice ai Comuni di esercitare le attività di raccolta e trasporto di rifiuti, anche in assenza di iscrizione all'Albo Nazionale dei gestori ambientali;

-) il legislatore regionale non può legittimamente porre o mantenere una disciplina in tema di modalità di affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica difforme rispetto a quella recata dallo Stato. In questo senso, i giudici di Palazzo Spada hanno ricordato che la Corte costituzionale ha stabilito che la disciplina delle modalità di affidamento della gestione dei servizi pubblici locali afferisce alla materia "tutela della concorrenza", di competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell"articolo 117, secondo comma, lettera e), Cost. (in tal senso, in particolare: Corte cost., 5 ottobre 2010, n. 325).

In ultima analisi, il Consiglio di Stato ha confermato la piena legittimità (responsabilità) degli enti locali di scegliere le modalità giuridico-organizzative e gestionali (nel caso di specie l"internalizzazione/autoproduzione). Nell"ambito di questa scelta, il criterio della convenienza economica per l"Ente, connessa al ricorso al meccanismo in questione, rappresenta "solo una delle motivazioni (pur se importantissima) perché si facesse ricorso a un modello gestionale che, in ogni caso, rientra(va) pienamente nell"ambito delle scelte legittimamente esercitabili dal Comune."



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati