Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2015-12-03

ENTI LOCALI E PARTECIPATE: ANCORA SUI PIANI DI RAZIONALIZZAZIONE – Corte Conti Lombardia 425/15 – Alceste SANTUARI

Gli enti locali devono approvare un piano di razionalizzazione delle società partecipate

La razionalizzazione va attuata con rigore

Il pagamento a rate di un impianto non giustifica il mantenimento della partecipazione dell"ente locale

Con la deliberazione n. 425/2015/VSG del 16 novembre 2015, la Corte dei Conti, sezione di controllo per la Lombardia, ha affrontato il caso di una società partecipata costituita da un comune di piccole dimensioni in origine per la realizzazione di un impianto idroelettrico di produzione di energia. Successivamente il socio ente pubblico decise per l"allargamento in senso multiutility della medesima società: conseguentemente, fu definito un oggetto sociale più ampio, comprendendo i servizi alla persona, i servizi di manutenzione e di riqualificazione del territorio, i servizi cimiteriali e la gestione delle farmacie comunali.

L"investimento principale realizzato dalla società in parola riguarda il settore degli impianti fotovoltaici, a cui è seguita la posa di numerosi pannelli solari sugli immobili di proprietà comunale per la produzione e il consumo di energia pulita. E ciò con la finalità di migliorare la qualità di vita del territorio comunale. L"operazione si è rivelata tuttavia eccessivamente gravosa, tanto che le perdite di bilancio sofferte dalla società partecipata e i pessimi risultati di gestione hanno indotto l"ente locale ad acquistare dalla società, al valore contabile, tutti gli impianti realizzati.

Si è trattato di un acquisto con pagamento frazionato in più esercizi, modalità che si è resa necessaria per permettere all"ente locale di sostenere l"operazione patrimoniale.

Alla luce della su esposta situazione, l"ente locale ha approvato un piano operativo di razionalizzazione delle società partecipate che ha previsto il mantenimento della società in argomento. Quest"ultima, poi, a seguito dello scorporo del ramo d"azienda afferente la produzione di energia elettrica, dovrebbe essere gestita da un amministratore unico e continuare a svolgere la propria attività limitatamente alla gestione della farmacia comunale, con un organico costituito da un solo dipendente.

Nonostante la "cura dimagrante" decisa dall"ente locale, la Sezione di controllo ha ritenuto la non corrispondenza dell"operato dell"ente locale con il contenuto normativo stabilito con la l. 190/2014 in materia di razionalizzazione delle società partecipate. I giudici contabili hanno evidenziato che l"approccio del comune ha fatto emergere "un uso distonico dello strumento societario, essendo stato creato un organismo che fin dalla sua operatività iniziale non è stato messo in condizione da parte dell"unico socio di operare secondo i principi che dovrebbero reggere tale tipologia di organismo e soprattutto giustificarne la costituzione".

In ultima analisi, dunque, secondo il giudizio della Sezione lombarda, l"ente locale avrebbe dovuto valutare percorsi alternativi per superare le criticità emerse nella gestione delle attività affidate alla società. Nel contesto descritto, osserva la Corte dei Conti, in specie alla luce dei principi di sana amministrazione che devono caratterizzare l"operato degli enti locali, non rilevano ragioni ostative alla liquidazione della società da parte dell"ente locale.



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