Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-12-02

ENTI NON PROFIT: STATUTI E TUIR – Cass. 23898/13 – Alceste SANTUARI

Secondo un principio, che possiamo definire di "effettività" dell"azione svolta avuto riguardo alle disposizioni contenuto negli statuti degli enti non commerciali (associativi), che sono state previste dal d. lgs. n. 460/97, gli enti associativi non commerciali godono di un trattamento fiscale agevolato qualora rientrino in una delle categorie indicate dalla normativa di riferimento e a condizione che gli statuti contengano le seguenti clausole:

a) divieto di distribuire anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano

imposte dalla legge;

b) obbligo di devolvere il patrimonio dell'ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l'organismo di

controllo di cui all'articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge;

c) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l'effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione

alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori d'età il diritto di voto per l'approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi

direttivi dell'associazione;

d) obbligo di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario secondo le disposizioni statutarie;

e) gli organi sociali debbono risultare liberamente eleggibili: principio del principio del voto singolo di cui all'articolo 2532, comma 2, del codice civile, sovranità dell'assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; e' ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1 gennaio 1997, preveda tale modalità di voto ai sensi dell'articolo 2532, ultimo comma, del codice civile e sempreché le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione a livello locale;

f) quota o contributo associativo non possono essere trasferiti ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e divieto di rivalutare il medesimo contributo.

La Suprema Corte, con sentenza 6 novembre 2013, n. 24898, ribadisce un concetto più volte sottolineato, secondo il quale "gli enti di tipo associativo possono godere del trattamento agevolato[…]a condizione non solo dell'inserimento, nei loro atti costitutivi e negli statuti, di tutte le clausole" di cui all'art. 148 (ex art. 111) del TUIR "ma anche dell'accertamento[…]che la loro attività si svolga, in concreto, nel pieno rispetto delle prescrizioni contenute nelle clausole stesse".

Nel caso di specie, l'associazione sportiva ricorrente aveva ritenuto che la norma in parola disciplinasse in ordine alla regola generale della qualificazione dell'ente come non commerciale sulla base del solo statuto, con onere a carico degli uffici dell'Agenzia delle Entrate di fornire la prova contraria.

La Cassazione, ribaltando l"assioma sostenuto dall"associazione sportiva, ha evidenziato che "gli enti di tipo associativo non godono di uno status di extrafiscalità che li esenta, per definizione, da ogni prelievo fiscale, potendo anche le associazioni senza fini di lucro[…] svolgere, di fatto, attività a carattere commerciale". In questo senso, ancora, è opportuno ricordare che, proprio in ragione delle specifiche clausole statutarie (e dell"effettiva attività svolta conseguentemente) è possibile considerare talune attività svolte dagli enti di tipo associativo a favore dei propri associati alla stregua di entrate non commerciali. Siamo, dunque, in presenza di una deroga alla disciplina generale in forza della quale l'IRPEG si applica a tutti i redditi prodotti da soggetti diversi dalle persone fisiche (artt. 86 e 87 TUIR).

Anche per quanto riguarda l'onere della prova, la Corte di Cassazione dà torto alla ricorrente, sottolineando che sul punto si devono seguirei criteri generali fissati dall'art. 2697 del codice Civile. Di conseguenza, "chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Chi eccepisce l'inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l'eccezione si fonda". Pertanto, l'onere di provare la sussistenza dei presupposti di fatto che giustificano l'esenzione è a carico del soggetto che la invoca.

In altri termini, come più volte è stato ribadito anche su questo sito, la qualificazione di "non profit" ossia delle finalità perseguite dall"ente associativo (nel caso di specie) non può di per sé integrare un requisito sufficiente a far ritenere l"organizzazione "non commerciale": occorre, soprattutto, dimostrare che tali finalità non lucrative siano anche accompagnate da "comportamenti" non commerciali.



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