Changing Society, Generalità, varie -  Peron Sabrina - 2015-09-04

ENZO PACI CARLO SINI – Sabrina PERON

Enzo Paci di Carlo Sini, Feltrinelli, 2015 pp. 141, € 14,00

Il bel libro di Carlo Sini (uno dei più autorevoli filosofi italiani), pubblicato da Feltrinelli per la collana Eredi (diretta da Massimo Recalcati), narra del suo incontro, prima, e della sua amicizia, poi, con il maestro Enzo Paci (Monterado 1911 – Milano 1976).

Enzo Paci che è stato uno dei più significativi ed originali filosofi italiani della seconda metà del Novecento, era a sua volta allievo di Antonio Banfi, con cui si laureò nel 1934 discutendo una tesi pubblicata qualche anno dopo col titolo Il significato del Parmenide nella filosofia di Platone. In questi anni Paci, attraverso Platone, è alle prese con la filosofia dell"esistenza che segnerà il suo cammino sino ad almeno gli anni cinquanta e che troverà nella creazione della rivista "aut – aut" il suo momento più fecondo. Rivista che, già nel nome, richiama esplicitamente il precursore e padre ideale dell"esistenzialismo: Søren Kierkegaard e la sua proposta di "accentuare l"esistenza", ossia di coglierne tutta la paradossalità irresolubile per cui ognuno è esistente nella singolarità irripetibile della sua situazione materiale e spirituale.

L"incontro di Sini con Paci avvenne nel 1957, quando quest"ultimo venne chiamato all"Università degli Studi di Milano, per la cattedra di filosofia teoretica (Sini era allora un giovane laureando).

In questo periodo Paci aveva iniziato a maturare un ritorno alla fenomenologia dopo l"esistenzialismo (o, meglio, un ritorno a Husserl dopo Heidegger), che sarà una delle avventure più grandi e feconde del suo cammino. Avventura che prende le mosse dagli studi di Paci su Vico (nel 1949 Paci pubblica Ingens sylva. Saggio sulla filosofia di G.B. Vico, "forse il più bel libro di Paci"), il cui pensiero viene interpretato come un"anticipazione della "scienza del mondo della vita" di Husserl, inteso come qualcosa che sta prima di ogni "scienza della natura o dell"uomo, qualcosa di radicalmente vitale attivo nella concreta esistenza di ogni essere umano in quanto in cammino verso la ricerca del senso del vivere e del sapere". Vivere, dunque, che semplicemente significa "esperire come ognuno di noi vive il mondo nelle modalità delle percezioni, perché ognuno di noi è psiche e corpo proprio".

Nel frattempo in Italia esplode la società consumistica, nasce l"università di massa e l"aula 111 della Statale si riempie di un pubblico variegato: non solo studenti, ma anche artisti, architetti, medici, psichiatri, psicologi, sociologi, avvocati e letterati. La fenomenologia diventa "di moda" e si tengono letture comuni e incontri su Husserl. In quest"universo - frenetico ed in perenne ebollizione - si muove Paci, incarnando la nuova figura di intellettuale e di filosofo, con le sue lezioni in Statale che rappresentavano una sorta di centro propulsore: "brandiva la sua matita rossa e blu, con la quale sottolineava tutti i libri, e si muoveva con decisione tra i veri testi e volumi con i quali aveva ricoperto la cattedra (…). Ad un certo punto ecco che scattava il fatale riferimento. Poteva essere a una immagine della Recherche, a un personaggio di Thomas Mann, a una espressione dell"Ulisse, a un"opera o una poesia di Goethe, e la lezione prendeva il volo esplodendo in un fuoco d"artificio di improvvisazioni, di invenzioni, di divagazioni meravigliose e irripetibili".

Ma il successo pubblico della fenomenologia e, soprattutto, della sua rinascita alimentata dal lavoro di Paci e della sua scuola, non ebbe vita facile e suscitò opposizioni tenaci e critiche anche feroci. Così la fenomenologia venne bollata come "un vecchio realismo scolastico, un idealismo pre-gentiliano, un empirismo psicologistico ingenuo, un dubbio e astratto razionalismo, un palese irrazionalismo".

Ma Paci non si ferma alla critica e va oltre, il suo itinerario di studi, ricerche e pensiero, prosegue approfondendo la relazione fenomenologia-marxismo; e se - come scrive Marx - le merci "sono cristalli di lavoro umano, cristalli di sostanza sociale", Paci osserva come questa cristallizzazione ignori gli individui concreti rendendo impossibile una società concreta: "le categorie astratte della scienza economica, il cattivo uso di tale scienza fanno sì che il valore del lavoro sia nascosto dalla merce. Per questa ragione è molto difficile analizzare la merce".

Questo nuovo itinerario, che coincide anche con l"esplosione del "68, lo si ritrova in pieno anche scorrendo gli indici delle annate di "aut-aut", dedicate appunto ad approfondire i rapporti tra fenomenologia e marxismo.

Il libro di Sini ripercorre, dunque, il suo rapporto con il maestro e con l"eredità umana e culturale che Paci ci ha lasciato, avvertendo il lettore, sin dalle prime battute, che "ci sono ancora in giro una molteplicità di figure di Paci, che ognuno porterà con sé (…); ognuna di queste figure è a suo modo vitale e alimenta una memoria, certo con i suoi limiti, che sono però anche parte dei pregi insostituibili del ricordo". Sini dunque avvisa di non avere la pretesa che il suo Paci sia più verace di altri, perché il libro non racconta lui, ma l"incontro con lui, "di questo parlo", scrive Sini: "racconto l"esperienza della immensa forza ed energia che investendomi da fuori, mi ha reso dentro, in buona parte ciò che sono".



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