Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2017-04-10

Eredità e beneficio d'inventario: quando il chiamato non è nel possesso dei beni ereditari - Riccardo Mazzon

Durante i termini stabiliti dalla legge o dal giudice  per fare l'inventario e per deliberare, il chiamato all"eredità che sia in possesso dei beni ereditari,  oltre che esercitare i poteri indicati nell'articolo 460 c.c., può stare in giudizio come convenuto per rappresentare l'eredità; invece, il chiamato all'eredità che non è nel possesso di beni ereditari può accettare col beneficio di inventario fino a che il diritto di accettare non è prescritto.

Quanto al chiamato all'eredità che non sia nel possesso di beni ereditari, egli potrà fare la dichiarazione di accettare col beneficio di inventario fino a che il diritto di accettare non sia prescritto; e, anche qui, dopo aver fatto la dichiarazione egli ha l"onere di compiere l'inventario nel termine di tre mesi dalla dichiarazione (salva la proroga accordata dall'autorità giudiziaria): altrimenti, sarà considerato erede puro e semplice (cfr. il capitolo quarto, del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015).

Se, invece, il chiamato all'eredità che non sia nel possesso di beni ereditari ha fatto l'inventario non preceduto da dichiarazione d'accettazione, questa dev"essere fatta nei quaranta giorni successivi al compimento dell'inventario medesimo, altrimenti il chiamato perderà il diritto di accettare l'eredità.

Anche in quest"ultimo caso, la pronuncia resa sull'ordinanza adottata dal Tribunale, ai sensi dell'art. 669 terdecies c.p.c., in sede di reclamo, avverso un provvedimento (questa volta) con cui sia stata respinta un'istanza impropria, ai sensi dell'art. 487 c.c., volta a far dichiarare la decadenza di un erede dal diritto di accettare l'eredità per non aver reso la dichiarazione di accettazione nei 40 giorni successivi al compimento dell'inventario, è priva dei caratteri di decisorietà e definitività; ne consegue che, contro di essa, è inammissibile il ricorso straordinario per cassazione.

Nella pronuncia che segue, ad esempio, la Suprema Corte ha precisato che, stante l'anomalia del procedimento, le questioni relative alla avvenuta o meno accettazione dell'eredità, decise con delibazione sommaria, avrebbero potuto essere sollevate in un

"eventuale giudizio di cognizione relativo alla sussistenza o meno della qualità di erede del resistente" (Cass., sez. II, 21 novembre 2006, n. 24668, GCM, 2006, 11).

Peraltro, nel caso in cui, al chiamato all'eredità che non è nel possesso di beni ereditari, sia stato assegnato un termine a norma dell'articolo 481 c.c., egli dovrà, entro detto termine, compiere anche l'inventario – e l'autorità giudiziaria, anche qui, potrà accordare una dilazione -: qualora faccia la dichiarazione ma non l'inventario, sarà considerato erede puro e semplice.

Così, anche qui, il termine fissato dal giudice, ai sensi dell'art. 481 c.c., entro il quale il chiamato deve dichiarare la propria eventuale accettazione dell'eredità, anche con inventario, è un termine di decadenza, essendo finalizzato a far cessare lo stato di incertezza che caratterizza l'eredità fino all'accettazione del chiamato; con la conseguenza che, dal decorso di detto termine, in assenza della dichiarazione, discenderà la perdita del diritto di accettare, rimanendo preclusa ogni proroga di esso, senza che rilevi in senso contrario la possibilità di dilazione consentita, dall'art. 488, comma 2, c.c.,

"unicamente per la redazione dell'inventario" (Cass., sez. II, 26 marzo 2012, n. 4849, GCM, 2012, 3, 405).



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