Articoli, saggi, Successioni, donazioni -  Mazzon Riccardo - 2016-02-22

EREDITA' E SUCCESSIONE: L'ESCLUSIONE A CAUSA DI INDEGNITA' - Riccardo MAZZON

Il fenomeno della c.d. "indegnità a succedere", ai sensi dell'art. 463 c.c., non integra un'ipotesi di incapacità all'acquisto dell'eredità

indegnità come vera e propria sanzione civile, di carattere patrimoniale, avente un fondamento pubblicistico?

non è uno status connaturato al soggetto che si assume essere indegno a succedere, ma una qualificazione di un comportamento del soggetto medesimo

Necessita, in argomento, tener conto anche del fenomeno della c.d. "indegnità a succedere" che, ai sensi dell'art. 463 c.c., non integra un'ipotesi di incapacità all'acquisto dell'eredità, ma è causa di esclusione dalla successione; l'indegnità, infatti, così come configurata nell'unica disposizione del codice che ne prevede le varie ipotesi, non è uno status connaturato al soggetto che si assume essere indegno a succedere, ma una qualificazione di un comportamento del soggetto medesimo, che deve essere data dal giudice (pur essendo operativa "ipso iure", essa deve essere dichiarata, con sentenza costitutiva, su domanda del soggetto interessato), a seguito dell'accertamento del fatto che integra quella determinata ipotesi di indegnità dedotta in giudizio e che si sostanzia in una vera e propria sanzione civile di carattere patrimoniale avente un fondamento pubblicistico (Cass. sez. II, 29 marzo 2006 n. 7266, GCM, 2006, 3: cfr., amplius, il capitolo secondo, del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015).

L'azione rivolta ad ottenere la pronunzia dell'indegnità a succedere è, quindi, una sentenza che ha natura costitutiva e si prescrive nel termine di dieci anni dall'apertura della successione (a tal proposito, si veda la pronuncia con cui la Suprema corte ha cassato la sentenza di merito che aveva individuato il dies a quo della prescrizione nel giorno di apertura della successione, omettendo di valutare la rilevanza, a detto fine, della circostanza che l'attore aveva proposto l'azione allorché era passata in giudicato la sentenza che aveva accolto la domanda di petizione dell'eredità proposta dall'indegno in base ad un testamento poi risultato falso, da questi formato: cfr. Cass., sez. II 29, marzo 2006 n. 7266, GCM, 2006, 3).

La sentenza costitutiva che pronuncia l"indegnità provoca una situazione analoga a quella del primo chiamato che non può o non vuole accettare l'eredità: quest"ultima, ove ne ricorrano i presupposti, viene devoluta per rappresentazione agli eredi dell"indegno o, in difetto, a favore dei chiamati in subordine; ne consegue che legittimati a chiedere la pronuncia di indegnità possono essere soltanto coloro che potenzialmente sono idonei a subentrare, al posto dell'indegno, nella delazione ereditaria e, quindi,

"i successibili per diritto di rappresentazione e coloro che hanno titolo di subentrare in caso di rinuncia di detti successibili all'eredità" (App. Firenze sez. I 3 giugno   2005 n. 871, www.dejure.it; Cass., sez. II, 5 marzo 2009 n. 5402, GCM, 2009, 3, 396).

Attraverso l"istituto dell"indegnità, il legislatore restringe, pertanto, la categoria dei soggetti interessati alla successione, escludendo dalla medesima, per l"appunto, chi risulti indegno (il quale ultimo sarà, inoltre, obbligato a restituire i frutti che gli fossero eventualmente pervenuti dopo l'apertura della successione; ancora, è stabilito che chi è escluso per indegnità dalla successione non abbia, sui beni della medesima che siano devoluti ai suoi figli, neppure i diritti di usufrutto o di amministrazione che la legge accorda ai genitori):

(A) per aver volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale;

(B) per aver commesso, in danno di una delle persone indicate al punto (A), un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull'omicidio;

(C) per aver denunziato una di tali persone per reato punibile con l'ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero per aver testimoniato contro le persone medesime, imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale;

(D) per esser decaduto dalla responsabilità genitoriale, nei confronti della persona della cui successione si tratta, a norma dell'articolo 330 c.c., e non esser stato reintegrato nella responsabilità genitoriale alla data di apertura della successione della medesima (così, il provvedimento che dichiara la decadenza, di uno o di entrambi i genitori, dalla potestà parentale conserva la sua ragione d'essere anche quando venga emanato dopo che la prole ha raggiunto la maggiore età, così come la decadenza stessa può essere richiesta quando la prole è già divenuta maggiorenne; in entrambe le ipotesi non possono essere considerate irrilevanti le reciproche implicazioni, fattuali ed effettuali, d'ordine successorio, specie in tema di indegnità a succedere: cfr. Trib. minorenni Milano 29 dicembre 2010, DFP, 2012, 3, 1114);

(E) per aver (avuto riguardo alla persona della cui successione si tratta), con dolo o violenza, indotto a – o impedito di - fare, revocare o mutare il testamento (naturalmente, la dichiarazione d'indegnità a succedere, ai sensi dell'art. 463, n. 4, c.c., per captazione della volontà testamentaria, richiede la dimostrazione dell'uso, da parte sua, di mezzi fraudolenti tali da trarre in inganno il testatore, suscitando in lui false rappresentazioni ed orientando la sua volontà in un senso in cui non si sarebbe spontaneamente indirizzata: così anche Cass., sez. II, 30 ottobre 2008 n. 26258, GCM, 2008, 10, 1548);

(F) per aver soppresso, celato o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata; a tal proposito, l'ipotesi di indegnità a succedere, prevista dall'art. 463 n. 5. c.c., rientra tra quelle dirette a ledere la libertà di testare e, conseguentemente, richiede un comportamento che abbia impedito il realizzarsi delle ultime volontà del testatore, contenute nella scheda celata: deve, pertanto, escludersi l'applicazione della norma, quando l'esistenza del testamento non può essere occultata, perché redatto in forma pubblica, nonché

"quando colui contro il quale si rivolge l'accusa d'indegnità sia il successore legittimo e l'erede ivi designato" (Cass., sez. II, 9 aprile 2008 n. 9274, GCM, 2008, 4, 554);

ulteriormente, per lo stesso motivo, restano irrilevanti i comportamenti, posti in essere dall'erede, riprovevoli - non già nei confronti del testatore ma - verso terzi; ad esempio, a nulla vale dedurre, quale motivo di indegnità, la circostanza che l'unico erede legittimo abbia disposto di somme di pertinenza successoria, con il rischio dell'impossibilità del loro recupero, da parte degli istanti (nell'eventualità fosse accolta la loro domanda di declaratoria di indegnità a succedere: così sempre Cass., sez. II, 9 aprile 2008 n. 9274, GDir, 2008, 31, 82);

(G) per aver formato un testamento falso o averne fatto scientemente uso.

Tengasi, peraltro, presente che chi sia incorso nell'indegnità è comunque ammesso a succedere quando la persona, della cui successione si tratta, ve lo abbia espressamente abilitato con atto pubblico o con testamento; inoltre l'indegno, anche se non espressamente abilitato, se sia stato contemplato nel testamento quando il testatore conosceva la causa dell'indegnità, sarà comunque ammesso a succedere, anche se solo nei limiti della disposizione testamentaria.



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