Articoli, saggi, Successioni, donazioni -  Gasparre Annalisa - 2015-01-20

ESAME AVVOCATO: PARERE IN TEMA DI TESTAMENTO E LEGITTIMA - Annalisa GASPARRE

Con testamento olografo Tizio disponeva delle proprie sostanze in favore dei due figli Caio e Sempronia.

In particolare, con il suddetto testamento olografo il de cuius manifestava la volontà di attribuire a titolo di prelegato al figlio Caio un appartamento in Roma, Via delle Rose, ed alla figlia Sempronia un appartamento in Roma, Via dei Garofani, nominandoli, per il resto, eredi universali.

Nell'atto testamentario, tuttavia, era altresì aggiunta la seguente condizione: "qualora al momento dell'apertura della successione mio figlio Caio non si sarà risposato, ad esso lascio, in sostituzione della legittima a lui spettante per legge, l'usufrutto generale vitalizio della suddetta casa di Via delle Rose, nonché di tutti gli altri miei beni ad eccezione della casa di Via dei Garofani, come sopra attribuita a mia figlia Sempronia, cui sarà devoluta anche la nuda proprietà degli altri beni, tenuto conto del fatto che la stessa è madre di due figli".

Caio si rivolge allora ad un legale per valutare se sussistano i presupposti per contestare la validità della suddetta clausola testamentaria, ritenendo che, sebbene lo stesso aveva in corso il procedimento di separazione giudiziario con il proprio coniuge, al tempo della redazione del testamento, la clausola testamentaria di cui sopra costituisca una coercizione alla sua libertà di contrarre nuovo matrimonio.

Il candidato, assunte le vesti di difensore di Caio, rediga parere motivato illustrando gli istituti e le problematiche sottese alla fattispecie; in particolare, premessi brevi cenni sulla libertà testamentaria e sui limiti di apponibilità di una condizione nell'atto testamentario, analizzi la questione della validità della clausola in oggetto precisando le previsioni normative di riferimento e gli effetti sul testamento.

(Traccia assegnata esame avvocato 2009)

Va premesso che il testamento è l'atto con cui un soggetto dispone del proprio patrimonio per il tempo in cui avrà cessato di vivere. L'atto può contenere disposizioni a titolo universale, che attribuiscono la qualità di erede e disposizioni a titolo particolare, che attribuiscono la qualità di legatario. E' bene chiarire che, il discrimine tra le due figure non è dato dalla mera circostanza per cui il testatore abbia attribuito ad un soggetto beni determinati o un complesso di beni, in quanto va considerato se il testatore abbia inteso attribuire al soggetto beneficiario tali beni quale quota del proprio patrimonio, ergo quota di tutte le posizioni attive e passive ad esso facenti capo.

Il testatore è tendenzialmente libero di disporre del proprio patrimonio, nel rispetto inderogabile delle norme previste in relazione alle quote riservate ai c.d. legittimari, vale a dire il coniuge, i figli legittimi e naturali, gli ascendenti legittimi (artt. 536 e ss. c.c.). Avverso il  mancato rispetto di tali quote, i legittimari possono agire ex art. 554 c.c. per la riduzione delle disposizioni testamentarie.

Fermo restando il rispetto delle quote legittime riservate ai legittimari (I limite), il testatore è libero di apporre condizioni sospensive o risolutive, salvo che esse siano impossibili o contrarie a norme imperative, all'ordine pubblico o al buon costume (II limite) (artt. 633-634 c.c.).

Nel caso prospettato, il testatore ha istituito due prelegati a favore dei propri figli, parrebbe unici successibili, attribuendo a ciascuno la proprietà esclusiva di un appartamento e nominando gli stessi eredi universali per il residuo patrimonio. Tuttavia, il testatore apponeva a tale disposizione una condizione il cui mancato avveramento all'epoca dell'apertura della successione faceva sì che la disposizione ut supra fosse sostituita da quella attributiva di un usufrutto generale vitalizio al figlio Caio di tutti i beni del compendio ereditario, non meglio specificati (ad  eccezione di un appartamento) e ciò esplicitamente in sostituzione della legittima spettante ex lege.

Le questioni da valutare attengono a diversi profili:

- la validità o meno di una clausola che subordini l'attribuzione di un prelegato e della qualità di erede al fatto di un nuovo matrimonio dell'istituito;

- la validità o meno di una clausola che attribuisca, in sostituzione di legittima, l'usufrutto generale vitalizio su tutti i beni, ad eccezione di uno;

- gli effetti dell'invalidità di una clausola sul testamento;

- la possibilità di rinuncia del legato in sostituzione di legittima.

Come accennato, ai sensi dell'art. 634 c.c. si considerano non apposte le condizioni impossibili e quelle contrarie a norme imperative, all'ordine pubblico e al buon costume.

Caio lamenta che la condizione apposta dal padre Tizio costituisce una coercizione alla propria libertà di contrarre matrimonio. Tale lagnanza è del tutto fondata in quanto trattasi di clausola testamentaria che - in spregio alla libertà matrimoniale garantita dalla Costituzione - subordina l'efficacia di altra disposizione (nel caso de quo, l'istituzione di un prelegato e l'attribuzione della qualità di erede) al celebrarsi di un nuovo matrimonio dell'istituito, tra l'altro condizione che doveva essersi verificata al momento dell'apertura della successione (in questo senso, cfr. sent. Cass. n. 8941/09). Alla stregua del suesposto ragionamento, ne conseguirebbe l'invalidità della clausola de qua, che perciò deve considerarsi come non apposta.

Ma vi è di più.

Per quanto la traccia non consenta di quantificare l'esatto ammontare del patrimonio del de cuius, è da ritenere che l'attribuzione di usufrutto - per quanto generale e vitalizio sulla quasi totalità dei beni facenti parte dell'asse ereditario - non sia equiparabile nè qualitativamente nè quantitativamente - alla quota di legittima spettante a Caio, quale figlio del de cuius. Sul punto, è bene precisare che la riserva attribuita ai figli, unici successibili, è rappresentata ex art. 537 c.c. dai 2/3 del patrimonio da dividersi in parti uguali.

In termini netti, è da ritenere che la clausola attributiva di usufrutto in sostituzione di legittima sia da considerarsi altresì pregiudizievole dei diritti di legittimario di Caio, atteso che l'usufrutto è un mero diritto reale di godimento mentre la proprietà che conseguirebbe all'istituzione di erede è il diritto di godere e di disporre di un bene in modo pieno ed esclusivo.

Rispetto alla lesione di tale riserva non è invece invocabile l'art. 634 c.c. nella parte in cui dispone che la condizione contraria alle norme imperative si ha per non apposta, in quanto, secondo il dictum della Suprema Corte (sent. n. 11286/2002), "le norme sull'intangibilità della quota riservata ai legittimari (omissis) non rientrano nella categoria delle norme imperative inderogabili la cui violazione rende illecito il negozio" perchè non vi sarebbe un divieto assoluto, ma solo la comminatoria dell'inefficacia nei confronti del legittimario.

Ciò premesso, nonostante la rilevata inefficacia della clausola recante la condizione del nuovo matrimonio di Caio, il testamento conserva la sua validità, in ossequio al principio di conservazione dell'atto mortis causa, con la conseguenza pratica che, considerata come non apposta la condizione, parrebbe sopravvivere il restante contenuto dispositivo dell'atto.

Caio, tuttavia, va reso edotto anche di quanto dispone l'art. 551 c.c. in relazione al c.d. legato in sostituzione di legittima, il quale afferma che il legittimario al quale è lasciato un legato in sostituzione di legittima, può rinunciare al legato e chiedere la legittima. Egli, perciò, a prescindere dall'invalidità della condizione apposta dal testatore, ben potrebbe rinunciare espressamente al legato e pretendere legittimamente la quota di beni ereditari a lui riservata ex lege.



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