Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Tarantino Gianluca - 2013-11-19

ESCLUSIONE DEL SOCIO DI SOCIETA' COOPERATIVA ED ONERE DELLA PROVA - Cass. 22097/2013 - Gianluca TARANTINO

Secondo la Cassazione, con la pronuncia in commento, nel giudizio di opposizione contro la deliberazione di esclusione del socio di una società cooperativa, incombe su quest'ultima l'onere di provare i fatti posti a base della deliberazione impugnata (analogamente, cfr. Cass., 20 luglio 1993 n. 8096). E' infatti pacifico che la veste processuale di convenuta è puramente formale, come, peraltro, avviene in qualsiasi altro giudizio a struttura oppositiva o impugnativa di un provvedimento giudiziale. Costituisce esempio della tipologia in esame l'opposizione a decreto ingiuntivo, in cui l'onere della prova del credito incombe sull'opposta, attrice sostanziale e convenuta formale (giur. costante:Cass.,11 marzo 2011 n.5915; Cass., 3 marzo 2009 n. 5071; Cass., 7 novembre 2003 n. 17371). Analogo riparto dell'onere della prova si verifica nella materia - per certi versi, affine al caso in esame - dell'impugnazione del licenziamento del dipendente per giusta causa o giustificato motivo (Cass., 14 marzo 2013 n.6501; Cass., 14 maggio 2012 n. 7474).

Peraltro, il S.C. precisa che tale redistribuzione dell'onere della prova sui fatti costitutivi della fattispecie non porta, naturalmente, alla svalutazione della rilevanza dei motivi posti dal socio a sostegno della propria opposizione; anche in subiecta materia, infatti, l'onere della prova è pur sempre circoscritto a quel che forma oggetto della controversia, i cui confini non possono che essere desunti dal contenuto dell'atto introduttivo del giudizio, e senza che il giudice possa, ex officio, ricercare ulteriori ragioni di illegittimità della delibera di esclusione, onerando la società di provarne la conformità a legge e statuto oltre i motivi allegati dal socio.

La riforma societaria del 2003-2004 è intervenuta sul tema oggetto della pronuncia in esame, limitandosi, peraltro, a recepire e confermare gli orientamenti giurisprudenziali maggiormente consolidati.

Significativo senz'altro, deve ritenersi l'incremento delle ipotesi di esclusione e, per quanto concerne la competenza, la primaria scelta in favore degli amministratori, o dei soci, se così previsto dallo statuto.

Proprio allo statuto, ma con necessità che le stesse siano elencate in maniera rigorosa e dettagliata, viene rimessa la possibilità di individuare altre e differenti ipotesi di esclusione.

Peraltro, si è puntualmente osservato che la disciplina prevista dall'art. 2533 c.c. – in luogo di quella prevista dall'art. 2527 previgente – presenta maggiore completezza, privilegiando l'aspetto mutualistico ed il rispetto, da parte dei soci, del relativo vincolo, atteso che proprio le inadempienze a tale elemento della società cooperativa è, in primo luogo, assunto a causa di esclusione dalla società stessa.

Sulla base delle nuove ipotesi previste dalla legge, il socio può essere escluso in caso di mancato pagamento in tutto o in parte delle quote o delle azioni (art. 2531); di gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge, dal contratto sociale, dal regolamento o dal rapporto mutualistico; in caso di mancanza o perdita dei requisiti previsti per la partecipazione alla società, in caso di sua interdizione, inabilitazione, o condanna ad una pena che importa l'interdizione anche temporanea dai pubblici uffici; per perimento della cosa conferita in godimento per causa non imputabile agli amministratori o per perimento della cosa conferita in proprietà prima del trasferimento del bene alla società (art. 2286); in caso di dichiarazione di fallimento del socio (art. 2288); oltre che nei casi previsti dalla legge, l'esclusione può avere luogo in quelli previsti dallo statuto.

Al riguardo, mentre nella normativa previgente si distinguevano casi di esclusione di diritto (nel caso del fallimento del socio) e casi di esclusione facoltativa (comprendente tutte gli altri casi previsti dalla legge e dallo statuto), caratterizzati i primi dall'automatica operatività, senza possibilità di valutazione discrezionale degli organi sociali e senza necessità di previa delibera; i secondi dalla necessità di preventiva delibera e dal riconoscimento di un potere discrezionale in capo alla società, la quale poteva decidere l'esclusione oppure preferire di mantenere il socio nella società. La dottrina ha evidenziato che il fallimento del socio, da causa di esclusione automatica è divenuta causa di esclusione deliberata dagli organi sociali, come si desume dalla soppressione dell'inciso «quando la causa di esclusione non ha luogo di diritto», presente nel testo precedente dell'art. 2527 (SANTORO, sub art. 2533, in Comm. Sandulli, Santoro, Torino, 2003, 119).

Un aspetto innovativo della norma è rappresentato dall'introduzione dell'ipotesi di esclusione del socio nel caso di gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano "dal regolamento o dal rapporto mutualistico" (cfr. art. 2533, n. 2). La norma va apprezzata per l'evidente rilievo attribuito all'importanza di onorare l'impegno mutualistico, attribuendo valore normativo agli obblighi che nascono dai regolamenti interni, dal momento che il grave inadempimento relativo al rapporto mutualistico determina un pregiudizio per la cooperativa che vive dei prodotti, del lavoro o del consumo del socio (BASSI, Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici, in Comm. Schlesinger, Milano, 1988, 630). La spiegazione della distinzione letterale tra "regolamento" e "rapporto mutualistico" sembra risiedere nel fatto che il legislatore pare ritenere grave inosservanza non soltanto la violazione del rapporto mutualistico (e quindi il non ricorrere affatto al rapporto di servizio che è causa del contratto), ma anche l'inosservanza delle sue modalità (e quindi il violare, ad esempio, le quantità, le turnazioni, ecc.) (TRIMARCHI, Le nuove società cooperative, Milano, 2004, 113).

Per quanto concerne il significato da attribuire all'espressione "gravi inadempienze" – collegata alle obbligazioni che derivano dalla legge, dal contratto sociale, dal regolamento o dal rapporto mutualistico – in dottrina si ritiene che il concetto di "gravi inadempienze" si riferisca in senso ampio a tutte le ipotesi che possono dare luogo ad una risoluzione contrattuale e, quindi, non solo per inadempimento, ma anche per impossibilità sopravvenuta del socio allo svolgimento della prevista prestazione, ossia, in senso ampio, a collaborare per il raggiungimento delle finalità mutualistiche, a esempio per malattia, infortunio ovvero per trasferimento (BONFANTE, Le imprese cooperative, in Comm. Scialoja, Branca, Bologna-Roma, 1999, 503). In ogni caso, tali cause di esclusione non possono prescindere dal requisito della gravità con riferimento agli interessi della società (PAOLUCCI, Le società cooperative dopo la riforma, 2004, 126).



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