Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Menin Alessandro - 2013-08-14

ESCURSIONE A CAVALLO AL DI FUORI DEL MANEGGIO: È ATTIVITÀ PERICOLOSA – Trib. Tolmezzo 135/2013 – Alessandro MENIN

Sempre più di frequente è offerta, dai maneggi sparsi per la Penisola, la possibilità di effettuare passeggiate, più o meno lunghe, a cavallo, potendo godere di paesaggi mozzafiato nel silenzio della natura e dall"alto di un poderoso destriero.

Attività ricreativa affascinante ma allo stesso tempo, a volte, insidiosa per chi non è avezzo alla conduzione dell"animale. Non di rado, infatti, accade che, per le cause più  diverse, un cavallerizzo od una amazzone inesperti venga disarcionato.

La giurisprudenza si è occupata maggiormente di fatti lesivi derivanti da caduta avvenuti all"interno di scuole di equitazione, identificando principalmente la responsabilità del maneggio quale proprietario o utilizzatore del cavallo ex art. 2052 cc (ex multis Cass. 19 giugno 2008, n. 16637), ad esclusione delle ipotesi in cui le lezioni siano impartite ad allievi principianti, del tutto ignari di ogni regola di equitazione, nel qual caso è riconoscibile la pericolosità della attività e, quindi, l"applicazione delle disposizioni dell"art. 2050 cc. (recentemente, Cass. 22 luglio 2010, n. 17126).

Le scarne decisioni ad oggetto danni da caduta verificatisi a seguito di escursioni a cavallo, hanno associato prevalentemente la conduzione di cavalli all"esterno di un maneggio alla sola eventuale responsabilità ex art. 2052 cc, tuttavia con altalenanti indicazioni.

Così sono stati considerati "in uso" del maneggio i cavalli utilizzati per una passaggiata in luogo aperto quando la proprietà degli animali, l'organizzazione della passeggiata, la scelta e la guida del percorso, nonchè la stessa andatura dei cavalli (con la presenza di istruttori in testa e coda al gruppo) sono stati ricondotti al maneggio stesso, poiché in tal caso veniva mantenuta l"ingerenza sull"animale (Cass. 21 gennaio 2010, n. 979).

In precedenza, sempre in ipotesi di noleggio di un cavallo e del suo utilizzo al di fuori del maneggio, il reale utilizzatore del destriero è stato identificato nel cavaliere, con esclusione della responsabilità del maneggio, in applicazione del generale principio secondo il quale la responsabilità del proprietario dell"animale deve essere esclusa in tutti i casi in cui il danno sia cagionato mentre quest"ultimo, in virtù di un rapporto anche di mero fatto, sia utilizzato da altri, con il consenso del proprietario, per la realizzazione di un interesse autonomo, ancorché diverso da quello che il proprietario avrebbe tratto, o di fatto traeva (Cass. civ. 12 settembre 2000, n. 12025).

Solo in ipotesi (alquanto infrequenti) di escursioni a cavallo lungo percorsi pericolosi o senza adeguata vigilanza è stata riconosciuta la responsabilità per attività pericolosa (Cass. civ. 9 aprile 1999, n. 3471).

Il Tribunale di Tolmezzo, nella decisione in commento, opera una perfetta sintesi dei diversi insegnamenti della Suprema corte.

Dopo aver ricordato la pericolosità dell"attività di maneggio nei confronti di cavalieri inesperti, il giudice non manca di rilevare come detta pericolosità sia da riconoscedsi ancor più al di fuori dell"area protetta rappresentata dagli ambienti della scuola di equitazione, Dove vi sono areee appositamente recintate e conosciute dagli animali e dove il controllo sui medesimi da parte degli istruttori è più efficace.

Pertanto, a parere (condivisibile) del giudicante, in ipotesi di trekking a cavallo, seppur in condizioni di passeggiate semplici e con la guida di un istruttore, l"attività esercitata è da considerarsi pericolosa ex art. 2050 cc nei casi in cui i cavalieri accompagnati siano principianti con poca o nessuna esperienza.



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