Legislazione e Giurisprudenza, Conciliazione -  Cuzzola Paolo Fortunato - 2016-01-18

ESDEBITAZIONE: SE IL DEBITORE NON SODDISFA PARTE DEI CREDITORI IL GIUDICE PUO NEGARLA – Cass. Sez. I 01/09/2015 n. 17386 di Paolo F. CUZZOLA

Esdebitazione

Rigetto della Domanda

Corte di Cassazione, Sezione Prima, sentenza del 01/09/2015, n. 17386,: "In materia di esdebitazione, ai sensi dell'art. 142 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, il Giudice può, secondo il suo prudente apprezzamento, valutare comparativamente la consistenza dei debiti esistenti rispetto a quanto dovuto complessivamente".


La Corte di Cassazione, Sezione Prima, Pres.- Rel. Ceccherini, con sentenza del 01/09/2015, n. 17386, in materia di esdebitazione ex art. 142 l. fall..ha enunciato un interessante principio:

"In materia di esdebitazione, ai sensi dell'art. 142 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, il Giudice può, secondo il suo prudente apprezzamento, valutare comparativamente la consistenza dei debiti esistenti rispetto a quanto dovuto complessivamente".

Nella fattispecie in esame, gli Ermellini, pur esistendo i requisiti soggettivi di cui all'art. 142 l. fall., non avevano accolto la domanda di esdebitazione proposta dal fallito dopo la chiusura del fallimento per definitiva ripartizione dell'attivo, non potendosi "ritenere verificato un adeguato bilanciamento di interessi  tra le ragioni del reclamante e quelle del ceto creditorio", a causa della notevole sproporzione della percentuale dei crediti soddisfatti dalla procedura (pari ad Euro 56.878,00), a fronte di un totale di crediti ammessi al passivo di Euro 3.884.494,92.

Il ricorrente, dunque, aveva proposto  impugnazione avverso il decreto con cui la Corte d'Appello di Roma aveva convalidato il rigetto della domanda di esdebitazione, deducendo la violazione e l'erronea applicazione dell'art. 142 l. fall.; la violazione dell'art. 12 delle preleggi nell'interpretazione dell'art. 142 l. fall; la violazione della legge delega di riforma della disciplina del fallimento (L. 80/2005), in relazione all'art. 12 delle preleggi.

L'art. 142 l. fall., comma 2, dispone che "l'esdebitazione non può essere concessa qualora non siano stati soddisfatti, neppure in parte, i creditori concorsuali". Tale norma richiede, per ptere essere ammessi  all'istituto, un ulteriore indispensabile  requisito oltre a quelli di natura soggettiva  previsti dal l primo comma dello stesso articolo.

Pertanto, non basta essere "un fallito onesto ma sfortunato". Infatti, sebbene il fallito abbia rispettato tutti i dettami previsti dalla normativa ovvero: cooperi con gli organi della procedura; non ritardati lo svolgimento della procedura; consegni al curatore la propria corrispondenza attinente al fallimento; non sia beneficiario di altra esdebitazione; non sia distratto l'attivo o esposto passività insussistenti; non sia stato condannato per delitti connessi con l'attività d'impresa (art. 142, comma 1 l. fall.), occorre che, come argomentato dalla Suprema Corte nella parte motiva, la "soddisfazione", almeno parziale dei creditori concorsuali, risulti dalla valutazione discrezionale del giudice del merito circa l'effettiva portata satisfattiva delle ripartizioni, quale sufficiente a garantire quella parzialità dei pagamenti indispensabili al riconoscimento di un'esdebitazione  che non vada a discapito del ceto creditorio.

Pertanto, il Giudice di legittimità ha rigettato il ricorso poiché insussistente. Nessuna censura può essere mossa ai giudici del merito quanto all'esegesi operata nel caso de quo dell'art. 142 l. fall., che è da ritenersi conforme ai principi interpretativi dettati dall'art. 12 delle preleggi. Nello stesso modo è da dirsi in mertito alle condizioni minime per la disciplina dell'esdebitazione stabilite dalla legge delega, che non sono ostacolanti rispetto alla fissazione di criteri ulteriori da parte del legislatore delegato.

Appianante è la sentenza delle Sezioni Unite n. 24214 del 18.11.2011, risolutiva del contrasto interpretativo generato dalla formulazione letterale del secondo comma dell'art. 142 del R. D. 16 marzo 1942, n. 267 (l. fall.), come modificato dal d.lgs. 9 gennaio 2006. Tale disposizione, infatti, si presta ad una duplice interpretazione. L'una, restrittiva, riferisce l'elemento della parzialità della soddisfazione ai crediti di ciascun creditore, con la conseguenza che si potrebbe ottenere l'esdebitazione solo quando tutti i creditori, anche chirografari, abbiano ottenuto una sia pur minima percentuale del loro credito.

Tale lettura, non è stata ritenuta condivisibile dalle Sezioni Unite. Una simile interpretazione avrebbe legittimato, talvolta l'esdebitazione in presenza del pagamento di una percentuale irrisoria dei crediti ammessi al passivo, talaltra la negazione del beneficio a chi, pur avendo pagato un'elevata percentuale del debito, non fosse riuscito a soddisfare integralmente i crediti privilegiati.

Una seconda lettura, estensiva, riferisce l'inciso "neppure in parte" ai creditori, sicché il pagamento potrebbe interessare anche un solo creditore. Tale interpretazione è stata recepita dalle Sezioni Unite con gli opportuni correttivi.

Secondo una lettura logica sistematica del secondo comma dell'art. 142 l. fall., la valutazione della percentuale di soddisfazione dei creditori concorsuali rispetto a quanto dovuto è rimessa alla discrezionalità del giudice del merito che, conformemente alla ratio dell'istituto dell'esdebitazione, deve operare una comparazione tra l'interesse del debitore a ricominciare una nuova attività imprenditoriale senza dover sopportare il peso dei debiti pregressi e l'interesse dei creditori ad ottenere quanto più possibile dalla procedura fallimentare.



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