Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2015-03-05

ESERCIZI GINNICI PERICOLOSI: LANCIARSI NEL VUOTO E PRENDERE UN TRAPEZIO - Riccardo MAZZON

responsabilità per attività pericolose: l'articolo 2050 c.c.

tra le sentenze più recenti in argomento, Tribunale di Novara, n. 24 del 23 marzo 2011 considera il c.d. "salto nel vuoto"

l'assenza di responsabilità in capo alla società datrice di lavoro

L'interessante pronuncia origina dall'intervenuta organizzazione, da parte di società preposta, di un corso di addestramento fisico e mentale, aperto ai dipendenti di nota società, corso che si articolava, tra l'altro, in alcune prove ed esercizi richiedenti abilità di carattere fisico (cfr. amplius il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012).

Uno di tali esercizi consisteva nella prova del cd. "salto nel vuoto" (espressione già evocativa di una prova che presupponeva, in ciascun partecipante, una buona tempra, sia fìsica che psichica) estrinsecantesi nel lanciarsi da un trampolino, posto ad una discreta altezza (compresa tra 1,5 e 2,5 mt.- secondo le diverse indicazioni delle parti) e nell'afferrare un trapezio sospeso nel vuoto: tale operazione doveva essere effettuata, dai singoli partecipanti, dopo aver indossato una apposita imbracatura, agganciata tramite un moschettone ad una fune di sicurezza, a sua volta agganciata all'imbracatura dell'istruttore che, da terra, la manovrava in modo da calare lentamente per terra i partecipanti, sia che avessero afferrato il trapezio, sia che non vi fossero riusciti.

Nel caso de quo, tuttavia, dopo aver aiutato gli altri partecipanti ad agganciare il moschettone alla fune di sicurezza, anche l'attore aveva effettuato tale prova, senza riuscire ad afferrare il trapezio e, tuttavia, non era intervenuta la fune di sicurezza a trattenerlo in aria, con conseguente rovinosa caduta (secondo la prospettazione attorea, la caduta sarebbe dipesa dallo sganciamento del moschettone, mentre secondo la società organizzatrice del corso l'evento sarebbe stato determinato da un maldestro agganciamento del moschettone, effettuato da parte dello stesso attore – tale, inadeguata, manovra sarebbe idonea ad escludere qualsiasi nesso di causalità con l'attività da essa realizzata e comunque ogni profilo di colpa -).

Quanto alla responsabilità, il Tribunale osserva come, a norma dell'art. 2050 c.c., possano qualificarsi come attività pericolose sia quelle qualificate come tali dall'esistenza di specifiche norme (destinate a prevenire l'insorgenza di sinistri ed a tutelare l'incolumità pubblica), sia quelle per le quali la pericolosità trovi riscontro nella stessa natura delle cose e dei mezzi adoperati in concreto:

"in definitiva con l'espressione attività pericolosa si reputa vada definita quella attività che è potenzialmente dannosa di per sé stessa, e ciò per il rischio ineliminabile di danni che essa può provocare in ragione della sua natura o della tipologia dei mezzi adoperati. Sotto tale profilo anche una disciplina sportiva, nel corso della cui pratica si sia prodotto il danno, se risulti di per sé connotata da un rischio tale da ritenerla attività pericolosa, potrebbe dar luogo ad una responsabilità ex art. 2050 c.c.. Orbene se la giurisprudenza ha ritenuto che l'atleta impegnato in una manifestazione agonistica abbia accettato di esporsi a quegli incidenti di cui può essere prevedibile la verificazione, in quanto derivanti da eventuali inevitabili errori del gesto sportivo proprio o degli altri atleti impegnati nella gara, come dagli errori di manovra dei mezzi usati, è altresì indubbio che laddove l'attività sportiva si connoti per una intrinseca pericolosità è necessario che l'organizzatore adotti tutte quelle misure e cautele atte ad evitare che si producano a carico dell'atleta conseguenze dannose, più gravi di quelle normali, cautele che mirano quindi a contenere il rischio nei normali limiti confacenti alla specifica attività sportiva, apprestando le opportune cautele nel rispetto di eventuali regolamenti sportivi (Cass. 1564/1997)" Tribunale Novara, 23/03/2011, n. 241- Redazione Giuffrè 2011.

Il Tribunale, in argomento, precisa anche che, in assenza di una specifica disposizione normativa, spetta al giudice l'apprezzamento se l'attività di cui si tratta, per sua natura o per i mezzi adoperati, sia in concreto pericolosa; precisa, altresì, come sia indubbio che la pericolosità dell'attività esercitata debba essere valutata in base alle concrete circostanze di fatto in cui si è venuta svolgendo, tenendo conto sia della specifica capacità di chi è chiamato a svolgerla, sia della potenzialità di danno che essa comporta.

Nel caso concreto (e trasponendo tali riferimenti all'attività oggetto del contendere), ritiene il Tribunale che, indubbiamente, l'organizzazione di un esercizio come quello precedentemente descritto, svolto peraltro da persone non avvezze a tale tipo di attività, che non possono qualificarsi come atleti e che per la prima volta affrontavano una pratica così inusuale, sia concretamente qualificabile come attività pericolosa, essendo ad essa verosimilmente collegata una elevata possibilità di incidenti dannosi, sia pure di minore gravità di quello effettivamente verificatosi.

Dal carattere intrinsecamente pericoloso di tale attività, discende che gli organizzatori possano andare esenti da responsabilità solo dimostrando di aver approntato tutte le cautele necessarie a contenere il rischio nei limiti propri dell'attività in questione;

- "non è possibile fornire la prova di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno, perché tale prova è indefinita: nessuno può escludere che, oltre a quelle adottate, altre cautele sarebbero state opportune per rendere più sicura l'attività esercitata" Bernardini, La responsabilità oggettiva nella più recente giurisprudenza, in RTDPC, 1967, 1178 -

peraltro, spiega sempre il Tribunale, la presunzione di colpa a carico del danneggiante, posta dall'art. 2050 c.c., presuppone che il danneggiato provi la sussistenza del nesso eziologico tra l'attività e l'evento dannoso, gravando sul danneggiante l'onere di provare di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno:

"è stato al riguardo precisato dalla Suprema Corte che finanche in assenza delle misure atte ad evitare il danno, assenza integrante una situazione astrattamente idonea a fondare una responsabilità del soggetto esercente l'attività pericolosa ex art.2050 c.c., "la causa efficiente sopravvenuta che abbia i requisiti del caso fortuito (cioè, l'eccezionalità e l'oggettiva imprevedibilità) e sia idonea, da sola, a causare l'evento, recide il nesso eziologico tra quest'ultimo e l'attività pericolosa, producendo effetti liberatori, anche quando tale causa sia attribuibile al fatto del danneggiato o di un terzo" (Cass.6036/08). Orbene nel caso di specie è emerso che durante l'esecuzione della prova oltre all'attore ed ai suoi "colleghi" fosse presente unicamente un istruttore il quale, dopo aver verbalmente indicato le modalità per l'esecuzione dello stesso, rimaneva a terra per tenere la fune di sicurezza con cui far scendere via via i partecipanti" Tribunale Novara, 23/03/2011, n. 241- Redazione Giuffrè 2011.

Il Tribunale, inoltre, contesta la valenza dell'assunto della convenuta secondo il quale la caduta sarebbe dipesa unicamente da un maldestro aggancio del moschettone, collegato alla fune di sicurezza effettuato dallo stesso attore; sennonché, rileva il Tribunale, costituendo l'aggancio del moschettone all'imbracatura la manovra fondamentale, per garantire l'incolumità del partecipante, costituiva normale cautela, da adottare ad opera dell'organizzatore, la preventiva verifica del corretto aggancio, laddove non fosse possibile (come pure auspicabile) procedere ad opera di altro istruttore al compimento di tale operazione, anziché rimetterla alla manualità del singolo partecipante.

In altri termini e più esplicitamente, il Tribunale ritiene che, in definitiva, prima di autorizzare il lancio, l'organizzatore avrebbe dovuto quantomeno richiedere al partecipante di portare sul davanti la fettuccia - cui doveva essere agganciato il moschettone -, per verificare visivamente (procedendo ad eventuali piccoli "strappi") se il moschettone era correttamente agganciato; ecco perché anche l'eventuale inidoneo aggancio, operato dall'attore, non è di per sé significativo per escludere il nesso di causalità, trattandosi di evenienza oggettivamente prevedibile (stante l'inesperienza dei partecipanti) e non eccezionale:

"non essendosi sincerato il convenuto Action Gun di tale semplice circostanza, costituente (modesta ed esigibile) cautela idonea ad evitare il danno, ne discende per i principi dianzi esposti la responsabilità della convenuta ex art.2050 c.c. dei danni dall'attore patiti. Peraltro appare opportuno evidenziare come nella causazione dell'incidente non sembra abbiano assunto alcuna rilevanza causale le condizioni fisiche pregresse dell'attore, che da poco tempo aveva subito un intervento di artroprotesi all'anca destra, dovendosi peraltro rilevare come costituisse comunque eventualmente onere della stessa organizzatrice richiedere ai partecipanti se avessero problematiche o limitazioni di carattere fisico, evidenziando altresì gli eventuali rischi connessi alla presenza di determinate sintomatologie o addirittura escludendo la partecipazione a singoli esercizi di coloro che ne erano affetti" Tribunale Novara, 23/03/2011, n. 241- Redazione Giuffrè 2011.

Al contrario, reputa invece il Tribunale che debba escludersi ogni responsabilità, in capo alla società datrice di lavoro del danneggiato, né ex articolo 2043 del codice civile, né ex articolo 2050, stesso codice: infatti, premesso, quanto a tale ultimo titolo di responsabilità, che esso risulta invocabile unicamente nei confronti del diretto gestore dell'attività pericolosa, osserva il Tribunale che - incontestato essendo il conferimento di incarico per l'intera organizzazione del corso di formazione ad altra struttura, nonché il carattere facoltativo della partecipazione al corso predetto - non sembrano affatto ravvisabili, a carico della convenuta mera datrice di lavoro, specifiche violazioni di regole di cautela, non risultando neppure alla medesima addebitabile l'evento de quo per culpa in eligendo, presupponente la prova che l'organizzazione sia stata affidata ad un'impresa assolutamente inidonea.

Infatti,

"ricordato che per ritenere configurabile una responsabilità per culpa in eligendo, non è sufficiente desumere "ex post" l'erroneità della scelta dal verificarsi del danno, ma occorre verificare con valutazione "ex ante" se al momento della conclusione del contratto la ditta cui è stato affidato l'incarico presentasse caratteristiche tali da renderne evidente e agevolmente percepibile l'assoluta inidoneità (per carenza di mezzi , strutture o personale specializzato) ad eseguire l'incarico, si osserva che la relativa prova debba esser fornita dal danneggiato. Prova che nel caso di specie non risulta invece neppure offerta non apparendo a tal fine conferenti i capitoli di prova orale dal medesimo dedotti ed essendo di per sé irrilevante la circostanza che l'impresa sia poi risultata priva, per il periodo in cui è avvenuto il sinistro, di copertura assicurativa di cui in precedenza godeva" Tribunale Novara, 23/03/2011, n. 241- Redazione Giuffrè 2011.



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