Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Campagnoli Maria Cristina  - 2013-08-18

ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE MEDICA: NUOVO INTERVENTO DEL SUPREMO COLLEGIO - CASS. 17/5/2013 n. 21220 - Maria Cristina CAMPAGNOLI

Il fatto – Concorso in esercizio abusivo della professione (artt. 110, 348 c.p.) e concorso morale nel delitto di lesioni personali (artt. 113 – 582 c.p.); questo il reato per cui veniva condannato un medico odontoiatra titolare di uno studio che si avvaleva della collaborazione di una persona non abilitata allo svolgimento della professione. Nello specifico, il medico consentiva al proprio collaboratore di esercitare abusivamente la professione odontoiatrica, eseguendo interventi di impianti endossei da cui, almeno in un caso, erano derivate lesioni personali al paziente.

La figura criminosa ex art. 348 c.p. - La figura delittuosa "abusivo esercizio di una professione" intende tutelare l"interesse generale a che determinate "attività", in ragione della loro peculiarità e competenza richiesta per il loro esercizio, siano svolte solo da chi sia provvisto di "standard" professionali accertati da una speciale abilitazione rilasciata dallo Stato. Quanto alla titolarità del predetto interesse, la giurisprudenza ha ripetutamente precisato che trattasi di un interesse a carattere generale, lo stesso spettante alla P.A. e non agli ordini di categoria eventualmente coinvolti. Questi ultimi possono, tuttavia, costituirsi parte civile nel relativo procedimento penale, chiedendo il risarcimento del danno patrimoniale sopportato a causa della concorrenza sleale subita in quel determinato contesto territoriale dai professionisti iscritti all"associazione (Cass. Sez. VI, Penale, 18 aprile 2007).

L"elemento oggettivo e soggettivo del reato – Ciò posto e, come chiaramente evidenziato dalla semplice lettura della disposizione in commento, il delitto de quo risulta integrato dall"esercizio di una professione in assenza dei requisiti all"uopo richiesti dalla legislazione statale. Trattasi, dunque, di una norma penale in bianco che presuppone e rimanda ad altre disposizioni determinanti le condizioni oggettive e soggettive, in difetto delle quali non é consentito ed é, quindi, abusivo l"esercizio dell"attività protetta. Viceversa, l"individuazione dell"elemento soggettivo non si presenta certo complessa, non essendovi dubbi circa l"identificazione dello stesso con il dolo generico. Ad ogni buon conto, per integrare il reato in esame é sufficiente il compimento anche di un solo atto tipico e proprio della professione (Cass. Sez. VI Penale, 20 novembre 2007, n. 42790).

La configurabilità del reato ex art. 348 c.p. – In particolare e ancora con riferimento alla configurabilità della fattispecie penale in questione si ritiene che sono atti rilevanti non solo quelli riservati in via esclusiva a soggetti dotati di speciale abilitazione (cd. "atti tipici della professione") ma, anche, quelli strumentalmente connessi a condizione, però, che vengano compiuti in modo continuativo e professionale (Cass. Pen., Sez. VI, 08 gennaio 2003, n. 49). Si sostiene, altresì, pacificamente, che sempre ai fini della configurabilità del reato de quo non rilevano l"assenza di scopo di lucro nell"autore od il consenso manifestato dal destinatario, essendo sufficiente la consapevolezza della mancanza del titolo abilitativo (Cass. Pen., Sez. II, 21 ottobre 2000, n. 10816). Parimenti e, come nel caso di specie, risponde a titolo di concorso chiunque consente od agevoli lo svolgimento da parte di persona non autorizzata di un"attività professionale per la quale sia, appunto, richiesta una speciale abilitazione (Cass. Pen., Sez. VI, 29 aprile 2009, n. 17893).

Necessaria verifica dei titoli formali dei collaboratori – Infine e, come correttamente ha ritenuto la Suprema Corte, il responsabile di uno studio medico deve obbligatoriamente verificare "non solo i titoli formali dei suoi collaboratori" ma, anche, il regolare possesso dell"abilitazione di legge, corrispondente ad "un accettabile standard di conoscenza e manualità minimali conformi alla disciplina ed alla scienza medica in concreto praticate".



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati