Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-09-22

ESERCIZIO ARBITRARIO DELLE PROPRIE RAGIONI O VIOLENZA PRIVATA? - Cass. Pen. 38571/14 - F.M. BERNICCHI

Si prende in esame una recente sentenza della Corte di Cassazione (sez. V Penale, sentenza 21 maggio – 19 settembre 2014, n. 38571) relativa al reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e del rapporto con l"articolo 610 c.p. che prevede la diversa fattispecie di violenza privata.

Il fatto, in breve: con sentenza del Dicembre 2012 la Corte di Appello di Bari riformava la sentenza emessa dal Giudice monocratico del Tribunale di Foggia, con la quale Tizio era stato dichiarato responsabile del delitto di cui all'art. 610 CP.

In particolare, Tizio aveva costretto Caio a consegnare dei documenti mediante minaccia e strappandoli infine dalle mani della persona offesa.

Contro tale sentenza proponeva ricorso per Cassazione il difensore deducendo violazione di legge, in riferimento alla esclusione dell'ipotesi di cui all'art.393 CP, ed erronea applicazione dell'art.610 CP.A.

Per i giudici di Piazza Cavour, il ricorso risulta privo di fondamento.

Eccone i motivi: dal testo della sentenza impugnata si evince la prova della violenza usata dall'imputato nei confronti della persona offesa, strappando dalle mani della predetta la cartella contenente la documentazione indicata essendo la prova desunta sia da dichiarazioni della persona offesa che da quelle di un teste indifferente, nonché dal verbale di sequestro della cartella. Orbene deve ritenersi correttamente esclusa dal giudice di appello la configurabilità dell'ipotesi delittuosa prevista dall'art.393 CP., atteso che tale reato "presuppone che l'agente sia animato dall'esercizio di un diritto nella consapevolezza di poter ricorrere al giudice. Sul punto la decisione si rivela in sintonia con il principio sancito da questa Corte, con sentenza Sez.V del 20.2.1998,n.2164, Ottavia no-RV209812 - per cui l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni si traduce nella indebita attribuzione a sé stesso da parte del privato, di poteri e facoltà spettanti al giudice sicché ove si tratti di poteri che non possano essere esercitati dal giudice, non può essere ravvisato tale reato e il fatto deve essere ricondotto ad una diversa ipotesi criminosa, e in particolare a quella di cui all'art.610 CP., la quale è applicabile quando, per difetto dei presupposti o dell'elemento psicologico non ricorrono gli estremi del delitto di cui all'art.393 CP".

Le deduzioni difensive non si rivelano al riguardo idonee a palesare l'esistenza di una pretesa suscettibile di tutela giuridica a favore dell'imputato­.

Tanto rilevato, deve evidenziarsi che il reato di cui si tratta risulta estinto per decorrenza del termine di prescrizione, alla data del 28 ottobre 2012,successiva alla pronunzia della sentenza di appello-Conseguentemente, non rilevandosi la manifesta infondatezza dei motivi di ricorso, va pronunziato l'annullamento senza rinvio dell'impugnata sentenza, dichiarando l'estinzione del reato­.



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