Legislazione e Giurisprudenza, Espropriazioni per pubblica utilità -  Span√≤ Giuseppe - 2014-09-15

ESPROPRI: IL TERTIUM GENUS - Cass. n. 10460/14 - Giuseppe SPANÒ

La Corte di Cassazione con la sentenza in commento conferma che, dopo la declaratoria di incostituzionalità della L. n. 359 del 1992, art. 5-bis, comma 4 (Corte cost. 11.6.2011, n. 181), deve consentirsi ai proprietari di dimostrare che il fondo, pur senza raggiungere i livelli dell'edificabilità, abbia un'effettiva e documentata valutazione di mercato che rispecchi possibili e consentite utilizzazioni intermedie tra quella agricola e quella edificabile (parcheggi, depositi, attività sportive e ricreative, chioschi per la vendita di prodotti, ecc.).
La pronuncia della Corte costituzionale ha in sostanza comportato il riconoscimento di un tertium genus tra suoli che godono o meno della prerogativa della edificabilità, consentendo che quelli non edificabili vengano valutati in base a criteri oggettivi, idonei a premiarne utilizzazione alternative, purché, comunque, non rapportabili all'edificazione (Cass. 10.2.14 n. 2959): sicché, attraverso il sistema indennitario delle aree non edificabili viene in considerazione l'iniziativa privata non strettamente commisurata alla rendita di trasformazione dei suoli. L'indennizzo dei suoli non edificabili è dunque sganciato dal valore agricolo medio, e consente la valorizzazione in base alle caratteristiche oggettive, che tengano conto di loro possibili utilizzabilità economiche, ulteriori e diverse da quelle agricole, consentite dalla normativa vigente e conformi agli strumenti di pianificazione urbanistica, previe le opportune autorizzazioni amministrative (Cass. 28.5.2012, n. 8442). Sulla stessa linea si segnala anche la sentenza n. 8873 del 16.4.2014 della Suprema Corte.



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