Legislazione e Giurisprudenza, Espropriazioni per pubblica utilità -  Span√≤ Giuseppe - 2016-04-06

Espropri: opposizione alla stima e principi generali - Cass. n. 6243/16 - Giuseppe Spanò

La disciplina legislativa che ha introdotto la riduzione dell'indennità del 25% per le espropriazioni finalizzate all'attuazione di interventi di riforma economico-sociale è retroattiva per i soli procedimenti espropriativi ancora in corso e non anche per i giudizi pendenti.
La determinazione del valore del fondo può essere effettuata tanto con metodo sintetico-comparativo quanto con metodo analitico-ricostruttivo.

Con la recentissima ordinanza in esame la Suprema Corte di Cassazione riafferma principi ormai consolidati ed in particolare:

1) ai fini della liquidazione dell'indennità di espropriazione, a seguito della dichiarazione d'illegittimità costituzionale dell'art. 5 bis del decreto legge 11 luglio 1992, n. 333 (convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 1992, n. 359) i criteri previsti dall'art. 2, comma 89, della legge n. 244 del 2007, in quanto introdotti a modifica di quelli previsti dall'art. 37 del d.p.r. n. 327 del 2001, trovano applicazione, ai sensi dell'art. 57 del medesimo d.p.r., come modificato dal d.lgs. 27 dicembre 2002, n. 302, soltanto ai procedimenti espropriativi in cui la dichiarazione di pubblica utilità sia intervenuta in epoca anteriore all'entrata in vigore del testo unico.

2) Nelle procedure soggette alla disciplina previgente la dichiarazione d'incostituzionalità dell'art. 5 bis cit. comporta la reviviscenza del criterio del valore venale previsto in via generale dall'art. 39 della legge 25 giugno 1865, n. 2359, non assumendo alcun rilievo la norma intertemporale di cui all'art. 2, comma 90, della legge n. 244 cit., la quale, nel prevedere la retroattività della nuova disciplina, ne estende l'applicabilità ai soli procedimenti espropriativi ancora in corso, e non anche ai giudizi pendenti (cfr. Cass., Sez. VI, 19 marzo 2013, n. 6798; Cass., Sez. I, 28 novembre 2008, n. 28431; 8 maggio 2008, n. 11480).
La Suprema Corte nell'ordinanza in commento, evidenzia come nella fattispecie sottoposta alla sua attenzione, in applicazione di tali principi, sia stato correttamente escluso dalla Corte di merito che l'indennità di espropriazione, determinata in misura pari al valore di mercato del fondo espropriato, potesse essere assoggettata alla riduzione del 25% (prevista dal secondo periodo del comma primo dell'art. 37 cit., come modificato dall'art. 2, comma 89 cit.).
Quest'ultima disciplina non risulta infatti applicabile al procedimento espropriativo in esame, che, in quanto promosso sulla base di una dichiarazione di pubblica utilità risalente al 29 aprile 1999 e conclusosi con determina dirigenziale emessa il 13 dicembre 2004, ha avuto inizio in epoca anteriore all'entrata in vigore del d.p.r. n. 327 del 2001 e risultava comunque ormai definito alla data di entrata in vigore della legge n. 244 del 2007.

3) In tema di liquidazione dell'indennità di espropriazione per le aree edificabili, la determinazione del valore del fondo può essere effettuata tanto con metodo sintetico-comparativo, volto ad individuare il prezzo di mercato dell'immobile attraverso il confronto con quelli di beni aventi caratteristiche omogenee, quanto con metodo analitico-ricostruttivo, fondato sull'accertamento del costo di trasformazione del fondo, non potendosi stabilire tra i due criteri un rapporto di regola ad eccezione, e restando pertanto rimessa al giudice di merito la scelta di un metodo di stima improntato, per quanto possibile, a canoni di effettività (cfr. Cass., Sez. I, 22 marzo 2013, n. 7288; 18 maggio 2007, n. 11643; 15 febbraio 2005, n. 3034). L'adozione di uno di tali metodi rende peraltro superflua l'analisi degli elementi su cui si fonda l'altro, con la conseguenza che ove, come nella specie, sia stato adottato quello sintetico-comparativo, resta del tutto irrilevante l'omessa valutazione dell'incidenza delle aree da destinare a spazi pubblici o delle spese di urbanizzazione, trattandosi di oneri che assumono uno specifico rilievo soltanto ai fini dell'applicazione del metodo analitico-ricostruttivo, mentre risultano preventivamente scontati nelle valutazioni di mercato relative alle aree edificabili (cfr. Cass., Sez. I., 4 luglio 2013, n. 16750; 31 maggio 2007, n. 12771; 16 giugno 2006, n. 13958).



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