Legislazione e Giurisprudenza, Espropriazioni per pubblica utilità -  Span√≤ Giuseppe - 2016-04-11

Espropri: principi della Cassazione sull'indennità di occupazione - Giuseppe SPANÒ

Il verbale d'immissione in possesso dell'immobile per il quale è stato emesso il decreto di occupazione ha natura di atto pubblico.

Il provvedimento di occupazione temporanea, preordinata all'espropriazione di un immobile privato, attribuisce immediatamente alla P.A. il diritto di disporne allo scopo di eseguire l'opera pubblica per la quale è stato emanato ed incide in misura corrispondente sui poteri dominicali del titolare del bene, privandolo (temporaneamente) in tutto o in parte delle facoltà di godimento; e producendo ex art. 42 Cost., un'obbligazione indennitaria volta a compensare, per tutta la durata dell'indisponibilità del bene, fino all'esproprio, il detrimento dato dal suo mancato godimento, ossia una perdita reddituale che, essendo diversa da quella patrimoniale della perdita della proprietà del bene, postula un ristoro separato ed aggiuntivo, non assorbibile nell'indennità di espropriazione (Cass., Sez. un., n. 7324 del 1996; Cass. n. 5804 del 1995; Cass., n. 6083 del 1994).
E' stato tuttavia precisato (cfr. amplius, Cass., 19 novembre 2010, n. 23505) che l'attuazione di tali principi postula, all'evidenza, che il proprietario abbia effettivamente perduto la disponibilità del bene, così subendo il pregiudizio derivante dalla mancata utilizzazione di esso: e ciò per la detta funzione, svolta dall'indennità di occupazione, di compensare la perdita reddituale del bene resa evidente dalla normativa in tema di espropriazione per pubblica utilità, posto che l'occupazione ha efficacia dalla data di immissione in possesso e, per converso, il relativo decreto, non seguito, nel termine di tre mesi dalla sua emanazione, dall'effettiva immissione in possesso da parte dell'occupante, perde efficacia. Ne consegue che, ove sia avvenuta -nel termine anzidetto- l'immissione in possesso dell'immobile, già da tale momento deve presumersi che il proprietario dell'immobile formalmente occupato subisca, e fino al termine dell'occupazione, il duplice danno di aver perso la facoltà di godimento dell'immobile stesso e di vedersi limitata la facoltà di disporne; ed allo stesso è dovuta dall'amministrazione l'indennità di occupazione. Mentre nel periodo precedente al proprietario non ne è impedito lo sfruttamento se non per una sua scelta volontaria, e dall'adozione del provvedimento di occupazione di urgenza consegue soltanto l'indisponibilità giuridica dell'immobile; la quale di conseguenza, può costituire presupposto per il riconoscimento, in favore del proprietario del fondo medesimo, di un indennizzo, soltanto ove sia fornita dimostrazione dell'esistenza di un reale pregiudizio, in conseguenza di detta situazione giuridica, come si verifica esemplificativamente in caso di impossibilità di alienazione del bene pur in presenza di concrete possibilità al riguardo (Cass. n. 8384 del 2008; Cass., n. 6491 del 2004; Cass., Sez. un., n. 1160 del 2000).
La Corte di Cassazione ha attribuito al verbale d'immissione in possesso dell'immobile per il quale è stato emesso il decreto di occupazione la natura di atto pubblico sia per il suo contenuto, di atto di esecuzione di un provvedimento della pubblica amministrazione che agisce iure imperii, rivolto, quindi, anche ad attestare il necessario collegamento tra gli immobili individuati nell'atto ablatorio e quelli materialmente appresi, sia per la qualità dell'ente espropriante che lo redige a norma della L. n. 1 del 1978, sia per la sua funzione di provvedimento amministrativo nominato e tipico, nonché conclusivo di un procedimento amministrativo (Cass. 10651/2010).
Siffatti principi comportano necessariamente che il provvedimento in questione, la sua data ed il suo contenuto costituiscono componente indefettibile di qualsiasi giudizio avente ad oggetto la determinazione della giusta indennità di occupazione temporanea.
Ne consegue come primo corollario, che non è consentito di addivenire ad una statuizione sull'ammontare dell'indennizzo se non in presenza del verbale di immissione in possesso, mancando il quale viene meno il presupposto stesso per configurare verificata l'occupazione degli specifici fondi individuati nel decreto di occupazione d'urgenza tramite immissione in possesso.
L'ulteriore conseguenza consiste nella contestuale nascita del diritto del proprietario a percepire detto indennizzo, ormai non più subordinato alla sua liquidazione in sede amministrativa (Corte cost. n. 470 del 1990), salva, tuttavia, la prova gravante sull'amministrazione espropriante che al verbale non è seguita l'effettiva presa di possesso dell'immobile (Cass., 13 maggio 2015, n. 9788; Cass., 27 marzo 2014, n. 7428; Cass., 21 marzo 2013, n. 7197; Cass., 19 novembre 2010, n. 23505; Cass., 31 marzo 2008, n. 8384).
Appare evidente, sulla scorta di quanto testè evidenziato, che l'eccezione posta a carico dell'espropriante, ed intesa a superare la presunzione relativa scaturente dal verbale di immissione in possesso, appartiene, al pari di questi, al giudizio di opposizione alla stima.
La suprema Corte (Cass., 4 dicembre 2006, n. 25662), ha infine evidenziato che l'obbligo posto dalla legge di procedere al deposito delle indennità presso la Cassa Depositi e Prestiti risponde alla duplice esigenza di tutelare i diritti dei terzi e di non esporre l'espropriante ai rischi ed oneri di eventuali azioni di recupero per pagamenti indebiti; per cui esso deve comprendere non soltanto l'indennità di occupazione temporanea, ma anche qualsiasi maggiore somma che a tale titolo e per indennità di espropriazione -quale che ne sia la denominazione- siano liquidate in favore dell'espropriato in esito al giudizio di opposizione a stima, o di determinazione delle indennità (allorché la stima manchi e siano già emessi i decreti ablatori).



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