Legislazione e Giurisprudenza, Espropriazioni per pubblica utilità -  Span√≤ Giuseppe - 2016-03-17

ESPROPRI: REVOCA DELLA DICHIARAZIONE DI PU E RIPETIZIONE DI INDEBITO - Cass. civ. n. 22852/2015 - Giuseppe SPANÒ

Nell'ipotesi di  revoca della pubblica utilità il privato deve restituire l'indennità percepita con interessi dalla data della richiesta di restituzione.

Con la sentenza in esame la Suprema Corte ribadisce che in presenza di un accordo amichevole sull'indennità di esproprio, seguito dal pagamento dell'indennità concordata, nel caso in cui la dichiarazione di pubblica utilità sia revocata per ragioni di pubblico interesse, il pagamento dell'indennità e la protrazione del possesso del bene da parte dell'Amministrazione che lo ha occupato d'urgenza risultano privi di causa.
Conseguentemente entrambe le parti sono obbligate alle restituzioni, in applicazione delle regole sulla ripetizione dell'indebito, a norma dell'art. 2033 c.c..
In particolare, qualora il privato non intenda rientrare in possesso del bene, l'Amministrazione può liberarsi formulando offerta di restituzione in applicazione della disciplina sulla mora credendi e, dal canto suo, il privato è tenuto a corrispondere anche gli interessi maturati sull'indennità anticipatagli dal giorno in cui ha ricevuto la richiesta formale di restituzione, intendendosi la "domanda" di cui all'art. 2033 come atto di costituzione in mora, anche stragiudiziale (art. 1219, comma 1, c.c.).
La Corte di Cassazione puntualizza inoltre che  in tema di ripetizione d'indebito oggettivo, l'espressione "domanda" di cui all'art. 2033 c.c. non va intesa come riferita esclusivamente alla domanda giudiziale, ma ha valore di atto di costituzione in mora che, ai sensi dell'art. 1219 c.c., può anche essere stragiudiziale, dovendosi considerare l'"accipiens" (in buona fede) quale debitore e non come possessore, con conseguente applicazione dei principi generali in materia di obbligazioni e non di quelli relativi alla tutela del possesso di buona fede ex art. 1148 c.c.



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