Legislazione e Giurisprudenza, Espropriazioni per pubblica utilità -  Covotta Giulia - 2016-09-12

Espropriazioni: la questione di competenza risolta dalle Sezioni Unite – Cass., Sez. Un., 15283/2016 – Giulia Covotta

Le Sezioni Unite, con questa pronuncia, si sono occupate della questione di giurisdizione e di competenza in materia di espropri, chiarendo, altresì, la natura della somma di denaro attribuita al privato espropriato.

La decisione delle Sezioni Unite qui riportata (ed allegata in calce al presente contributo) è sicuramente degna di nota poiché, in una sentenza concisa, chiara e precisa, gli Ermellini hanno rinforzato posizioni già assunte dalla stessa Cassazione ed hanno dato una risposta definitiva alla questione di competenza sollevata in materia di espropriazioni.

Più nello specifico, la vertenza traeva origine da un caso di occupazione illegittima, da parte della pubblica amministrazione, di un suolo privato e dalle questioni sorte sulla natura dei diritti dell"espropriato.

La legge italiana prevede che una P.A. possa espropriare, anche senza titolo, un suolo appartenente ad un privato, ma sorreggendo detto comportamento da adeguate motivazioni (come, ad esempio, l"esistenza di straordinari motivi di interesse pubblico). In ogni caso, successivamente, la P.A. è tenuta ad emanare un provvedimento che trasferisca tale suolo nel proprio patrimonio, la c.d. acquisizione sanate.

Tale legge prevede, altresì, che il proprietario del suolo espropriato debba ricevere una somma di denaro per il tempo in cui tale suolo sia stato occupato senza titolo e sia stato modificato irreversibilmente dalla Pubblica amministrazione. Tale somma viene quantificata nell"interesse del 5% annuo sul valore venale del bene.

Il caso concreto, da cui muove la decisione in commento, porta le Sezioni Unite ad esprimersi su diversi argomenti: in primis, sulla giurisdizione del giudice e, secondariamente, sulla natura della somma di denaro attribuita al privato espropriato: si tratta di indennizzo o di risarcimento (con tutto ciò che tale distinzione comporta anche a livello di giurisdizione)?.

Dopo aver riportato il testo dei commi 1, 3 e 4 del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 42 bis (introdotto dal D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 34, conv., con modif., in L. 15 luglio 2011, n. 111) e ricordando come proprio la Corte di Cassazione - con ordinanza nr. 22096 del 2015 - avesse già risolto la questione di giurisdizione in favore del giudice ordinario, le Sezioni Unite fanno un passo indietro e affermano come la situazione de quo sia differente da quella citata nell"ordinanza del 2015 (ove la fattispecie era limitata alla pretesa degli espropriati della liquidazione del valore venale del suolo e quindi si poteva parlare di  "indennizzo... per la perdita della proprietà dell'immobile")

Le sezioni unite, invece, rilevano, per il caso in esame, come la domanda sia estesa anche all'interesse del 5% sul valore venale che, ex art. 42 bis, comma 3, ultimo paragrafo, della citata normativa, va corrisposta "a titolo di risarcimento".

Proprio dalla lettera di detta norma è sorto il dubbio di come il diritto dell'espropriato non abbia più natura indennitaria, bensì propriamente risarcitoria (e, quindi con il conseguente ribaltamento delle precedenti conclusioni in punto di giurisdizione e attribuzione, e, quindi, della relativa controversia alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell'art. 133, lett. g), c.p.a.) Tuttavia, sul punto, con la pronuncia in commento, gli ermellini rispondono in modo negativo.

Le sezioni unite, infatti, dal combinato disposto dei commi 1, 3, 4 dell"articolo 42 bis, affermano che l'interesse del cinque per cento annuo sul valore venale dell'immobile non è che una voce del complessivo "indennizzo per il pregiudizio patrimoniale" che sorge solo a seguito dell'adozione del provvedimento di espropriazione c.d. sanante, che deve peraltro contenerne la liquidazione e il versamento del quale all'espropriato condiziona sospensivamente lo stesso prodursi dell'effetto ablativo.

Le stesse concludono ritenendo che l'uso dell'espressione "a titolo risarcitorio" nel comma 3 dell'art. 42 bis, riferita all'interesse, debba essere considerata come una mera imprecisione lessicale, che non altera la natura della corrispondente voce dell'indennizzo, il quale, essendo unitario, non può che avere natura unitaria.

Una volta che gli ermellini hanno delimitato la natura del diritto dell'espropriato, gli stessi si sono pronunciati anche sulla questione di competenza affermando la competenza della corte d'appello in unico grado quale "regola generale prevista dall'ordinamento di settore per la determinazione giudiziale delle indennità dovute, nell'ambito di un procedimento espropriativo, a fronte della privazione o compressione del diritto dominicale dell'espropriato. L'applicazione della medesima regola anche alla determinazione dell'indennità per la c.d. occupazione sanante, di cui all'art. 42 bis, cit., consegue, dunque, alla interpretazione estensiva del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 29, il quale non avrebbe potuto fare espresso riferimento a un istituto introdotto nell'ordinamento solo in epoca successiva".



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