Legislazione e Giurisprudenza, Ordinamento penitenziario -  Fiorentin Fabio - 2013-12-14

ESPULSIONE ALTERNATIVA ALLA DETENZIONE E SALVAGUARDIA DELL'UNITA' FAMILIARE- Trib. Sorv. Perugia, ord. 4 luglio 2013, pres. est. Canevelli - Fabio FIORENTIN

L"art. 19, comma 2, D.L.vo n. 286 del 1998, stabilisce che l"espulsione non è consentita nei confronti di stranieri conviventi con parenti, entro il secondo grado, o con il coniuge di nazionalità italiana. Nel caso di nucleo familiare composto da cittadini non di nazionalità italiana, il tenore letterale della norma in esame imporrebbe, pertanto, di ritenere non sussistente il detto specifico divieto di espulsione. Secondo l'orientamento espresso dalla decisione in rassegna, una tale conclusione, pur rispettosa del dato formale, si pone in contrasto con fondamentali principi, in particolare con quanto stabilisce lo stesso t.u. stran., laddove (art. 28, comma 3) prevede che "in tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali finalizzati a dare attuazione al diritto all"unità familiare e riguardanti i minori, deve essere preso in considerazione con carattere di priorità il superiore interesse del fanciullo, conformemente a quanto previsto dall"articolo 3 comma 1 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176". I giudici perugini  osservano, inoltre, che il principio di salvaguardia del diritto alla unità familiare riceve tutela ad opera della Convenzione Europea dei Diritti dell"Uomo, segnatamente dall'art. 8, che tutela anche il diritto al rispetto della vita privata e familiare), e nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, secondo cui  . Nel diritto interno, il diritto al rispetto della vita familiare trova, infine, esplicito riconoscimento nella Costituzione italiana nell'art. 2, che garantisce e tutela i diritti inviolabili dell"uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità; sia negli articoli 29, 30 e 31, Cost., che riconoscono espressamente i diritti della famiglia, dei genitori e dei figli. Con rifeirmento ai soggetti stranieri, la Corte Costituzionale (sent. n. 376 del 27 luglio 2000) ha affermato il principio che il diritto-dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, e perciò di tenerli con sé ed il diritto dei genitori e dei figli minori ad una vita comune nel segno dell"unità della famiglia sono diritti fondamentali della persona che spettano, in via di principio, anche agli stranieri. Un'interpretazione conforme ai summenzionati principi di matrice costituzionale e sopranazionale induce in definitiva - conclude il Tribunale di Sorveglianza - ad adottare una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 19 comma 2, D.L.vo n. 286/98,  . (f.f.)

TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA DI PERUGIA

IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA

Riunito in camera di consiglio con la partecipazione dei componenti:

(...)

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

nel procedimento chiamato all"udienza del

4.7.2013

instaurato ai sensi degli artt. 16 comma 5 D.L.vo n. 286 del 1998 (opposizione avverso ordinanza in tema di espulsione dal territorio dello Stato) e 678 - 666 c.p.p.

nei confronti di H. R.

luogo di nascita: Albania

data di nascita: 9.2.1980

titoli di riferimento:

provvedimento cumulo P.G. Appello Bari 21.7.2011:

pena residua: anni 6, mesi 10 di reclusione, per violazione legge stupefacenti;

decorrenza pena: 24.1.2008;

fine pena: 24.7.2013;

Sentite le parti in camera di consiglio e visti gli atti;

Con provvedimento del 9 gennaio 2013 il Magistrato di sorveglianza di Spoleto ha disposto l"espulsione dal territorio dello Stato, a titolo di misura alternativa alla detenzione ai sensi dell"art. 16 comma 5 D.L.vo n. 286 del 1998, nei confronti di H. R., compiutamente identificato, ritenendo sussistenti tutti i presupposti di legge.

Con atto di opposizione ritualmente presentato, il condannato ha chiesto la revoca del provvedimento, sostenendo di trovarsi in Italia da quando era poco più che un bambino, di essersi coniugato in Italia e di avere due figli minori nati in Italia. Ha richiesto, in sostanza, che venga tutelato il diritto alla salvaguardia del proprio nucleo familiare, residente stabilmente in Italia, che sarebbe irrimediabilmente compromesso qualora si desse esecuzione al provvedimento espulsivo. Ha aggiunto che anche i propri genitori sono residenti in Italia da molti anni e che il suo nucleo familiare ha perso ogni contatto con il Paese di origine nel quale l"opponente non dispone neppure di una abitazione o di altra sistemazione che possa garantirgli una esistenza libera e dignitosa.

Tanto premesso, acquisita la documentazione utile per la decisione, ritiene il Tribunale di dover accogliere l"opposizione proposta.

Prima di ogni considerazione sul merito della opposizione, è necessario soffermarsi su alcune circostanze di fatto che possono dirsi accertate.

Hyka Roland è stato autorizzato ad entrare in Italia con permesso di soggiorno rilasciato dalla Questura di Perugia, la prima volta, in data 1.3.1996, per motivi di lavoro subordinato. Dopo successivi rinnovi, è stata rilasciata nei suoi confronti carta di soggiorno a tempo indeterminato in data 30.7.2004. Anche la moglie di H. R., tale H. H., è stata autorizzata al soggiorno in Italia per motivi familiari ed è in possesso, dal 30.7.2004 di carta di soggiorno a tempo indeterminato. La coppia ha due bambini H. A. (nato il 1.7.2002) ed H. K. (nata il 9.2.2006), entrambi nati in Italia, a Foligno.

Il nucleo familiare di H.R. risiede stabilmente nel comune di G., in xxx, xxx, n. xx, insieme ai genitori di lui H. B. ed H. V., regolarmente soggiornanti sul territorio italiano da moltissimi anni, i quali, in data 20 settembre 2011, prima cioè dell"avvio della presente procedura, hanno richiesto la concessione della cittadinanza italiana.

Tale situazione di fatto, che il Tribunale ritiene positivamente accertata, è di ostacolo alla applicazione della espulsione dal territorio dello Stato, ai sensi dell"art. 16 comma 5 del D. L.vo. n. 286 del 1998, alla luce di una interpretazione del quadro normativo, interno e sovranazionale, che, nel bilanciamento tra le esigenze della prevenzione e della sicurezza e la tutela di diritti umani fondamentali, accorda preferenza a questi ultimi in quanto assistiti da una protezione costituzionale privilegiata.

La cornice normativa di riferimento non può certo prescindere dalla lettura dell"art. 19 comma 2 D.L.vo n. 286 del 1998 secondo cui l"espulsione (qualunque tipo di espulsione) non è consentita nei confronti di stranieri conviventi con parenti, entro il secondo grado, o con il coniuge di nazionalità italiana.

Il requisito della cittadinanza italiana del parente convivente dello straniero non è sussistente nel caso di specie, atteso che né i genitori di H. R. (che hanno avanzato specifica istanza, non ancora decisa), né i due figli minori, pur nati in Italia, sono cittadini italiani.

Il tenore letterale della norma in esame sembra, quindi, orientare il giudizio verso la insussistenza, nel caso di specie, di uno specifico divieto di espulsione ai sensi dell"art. 19 D.L.vo cit., e, quindi, per la legittimità del provvedimento espulsivo adottato dal Magistrato di sorveglianza di Spoleto.

Una simile conclusione, pur rispettosa del dato formale, entra in rotta di collisione, a giudizio del Tribunale, con altri principi che pur regolano la disciplina della immigrazione e che trovano una importante affermazione nell"art. 28 del D.L.vo cit.  Stabilisce il comma 3 della citata disposizione che "in tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali finalizzati a dare attuazione al diritto all"unità familiare e riguardanti i minori, deve essere preso in considerazione con carattere di priorità il superiore interesse del fanciullo, conformemente a quanto previsto dall"articolo 3 comma 1 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176".

Il principio di salvaguardia del diritto alla unità familiare riceve, inoltre, primaria considerazione nella Convenzione Europea dei Diritti dell"Uomo (in particolare nell"art. 8 che tutela i diritti fondamentali, tra cui il diritto al rispetto della vita privata e familiare) e nella giurisprudenza della Corte di Strasburgo che, in più occasioni, ha precisato come la misura della espulsione deve rispettare un giusto equilibrio tra gli interessi in gioco; da una parte, il diritto dello straniero al rispetto della sua vita privata e familiare e, dall"altra, la protezione dell"ordine pubblico e la prevenzione dei reati. Nella sentenza 2 agosto 2011, Boultif c. Svizzera, la Corte Europea ha affermato, in particolare, che l"espulsione di una persona dal Paese in cui vivono i congiunti può rappresentare un"ingerenza nel diritto al rispetto della vita familiare come tutelato dall"art. 8 della Convenzione; ingerenza che può manifestarsi, con evidente violazione della Convenzione, qualora la misura espulsiva sia sproporzionata rispetto al fine legittimo perseguito.

Il diritto al rispetto della vita familiare trova esplicito riconoscimento nella Costituzione italiana sia nella formulazione dell"art. 2, che garantisce e tutela i diritti inviolabili dell"uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, sia negli articoli 29, 30 e 31 Cost., norme che riconoscono espressamente i diritti della famiglia, dei genitori e dei figli.

Una importante sentenza della Corte Costituzionale (la n. 376 del 27 luglio 2000) ha sottolineato, al riguardo, come il diritto ed il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, e perciò di tenerli con sé ed il diritto dei genitori e dei figli minori ad una vita comune nel segno dell"unità della famiglia sono diritti fondamentali della persona che spettano, in via di principio, anche agli stranieri.

Nella decisione richiamata, la Corte, dopo aver ricordato che la protezione dell"unità familiare è affermata anche da disposizioni contenute in trattati internazionali ratificati dall"Italia, ha ribadito che la protezione della famiglia come valore da salvaguardare non può sopportare limiti a causa della condizione, di cittadini o di stranieri, dei genitori, trattandosi di diritti umani fondamentali, cui può derogarsi solo in presenza di specifiche e motivate esigenze volte alla tutela delle stesse regole della convivenza democratica. La tutela della famiglia, con specifico riferimento alla protezione dei minori, deve ritenersi un principio universalmente riconosciuto nella Comunità internazionale ed in tutti gli organismi internazionali a cui lo Stato italiano partecipa a pieno titolo.

Anche nella giurisprudenza italiana, pur non rinvenendosi decisioni che affrontino direttamente la questione all"esame del Tribunale, si va affermando un principio che sostiene la preminenza dell"interesse del minore di ottenere la permanenza nel territorio dello Stato del proprio genitore, anche in deroga alle stesse norme sulla immigrazione (Cassazione, sezioni uniti civili, 16 ottobre 2006, n. 22216).

Una più recente giurisprudenza della Cassazione (sezione III penale, 3 febbraio 2010, n. 18527) ha affermato l"obbligo per il giudice che disponga l"espulsione dello straniero come misura di sicurezza (art. 86 D.P.R. n.09/90) di valutare se la misura sia consentita ai sensi dell"art. 19 comma 2 D.L.vo cit, con particolare riferimento alla presenza di figli minori.

Il quadro normativo sopra sintetizzato induce il Tribunale a ritenere che la rigida interpretazione dell"art. 19 comma 2 D.L.vo cit, nella parte in cui statuisce un divieto di espulsione solo per il condannato che conviva con figli minori di nazionalità italiana si ponga in contrasto con i principi di carattere costituzionale e sovranazionale sopra ricordati, nella parte in cui esclude che analogo divieto possa valere anche per chi abbia formato una famiglia in Italia, con figli minori nati in Italia e stabilmente ivi residenti dalla nascita, anche se questi non abbiano la cittadinanza italiana.

Ed, invero, il principio di salvaguardia dell"unità familiare, costituzionalmente riconosciuto, non può tollerare difformità applicative o improprie limitazioni per ragioni attinenti alle condizioni personali (la cittadinanza), che integrerebbero un evidente violazione del principio di uguaglianza sancito dall"art. 3 della Costituzione.

Il contrasto tra la normativa in materia di espulsione (in particolare l"art. 19 comma 2 D.L.vo cit) ed i principi costituzionali in tema di unità della famiglia può essere superato, ad avviso del Tribunale, mediante una interpretazione, conforme a Costituzione, che, nel doveroso bilanciamento degli interessi contrapposti, privilegi la tutela della unità del nucleo familiare, anche se composto da stranieri, in quanto strumentale a garantire una più avanzata tutela dell"interesse superiore del minore che, in caso di espulsione del genitore, verrebbe ingiustificatamente privato di una risorsa fondamentale per un corretto ed armonico sviluppo della sua personalità.

Il Tribunale ritiene, quindi, di dovere individuare, nel caso di specie, un divieto di espulsione per motivi di salvaguardia dell"unità familiare e di tutela del diritto dei figli minori di Hyka Roland a non vedersi privati, anche giuridicamente, della presenza della figura paterna, prevedendo la legge, in caso di espulsione, un espresso divieto di rientro in Italia che finirebbe per pregiudicare, in maniera irreparabile, l"equilibrio psicologico dei minori stessi.

Tale decisione, che trova conforto nei principi costituzionali sopra richiamati e nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti Umani, non sacrifica del tutto le esigenze di prevenzione e di sicurezza che costituiscono la ragione per la quale l"Autorità amministrativa ha deliberato la revoca dei provvedimenti autorizzatori in precedenza emessi nei confronti di H. R. (che era titolare di carta di soggiorno a tempo indeterminato) e che ha determinato l"emissione del provvedimento da parte del Magistrato di sorveglianza di Spoleto, dal momento che eventuali forme residua di pericolosità sociale, da valutare nel periodo immediatamente successivo alla scarcerazione per scadenza della pena (ormai prossima, dato che il fine pena è stato anticipato al 24 luglio 2013), potranno essere affrontate attraverso gli ordinari strumenti di prevenzione previsti dalla legislazione italiana.

Le considerazioni che precedono impongono, quindi, di accogliere l"opposizione proposta da H. R. con conseguente revoca del provvedimento di espulsione adottato dal Magistrato di sorveglianza di Spoleto il 9 gennaio 2013.

P. Q. M.

Sulle conformi conclusioni del Procuratore Generale;

ACCOGLIE l"opposizione proposta da H. R., sopra generalizzato, e, per l"effetto,

DISPONE la revoca del provvedimento di espulsione adottato dal Magistrato di sorveglianza di Spoleto in data 9 gennaio 2013.

Manda la Cancelleria per le comunicazioni di rito.

Così deciso nella Camera di Consiglio in Perugia il 4 luglio 2013.

Il Presidente est.



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