Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-07-10

ESPULSIONI DI STRANIERI E FARMACI SALVA VITA – Cass. s.u. 14500/13 – Alceste SANTUARI

La Corte di Cassazione, sezioni unite, con sentenza 5 giugno 2012 – 10 giugno 2013, n. 14500 ha statuito che la garanzia del diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero che comunque sì trovi nel territorio nazionale ne impedisce l"espulsione qualora dall"immediata esecuzione del provvedimento egli potrebbe subire un irreparabile pregiudizio, dovendo tale garanzia comprendere non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina d"urgenza ma anche tutte le altre prestazioni essenziali per la vita, compresa la somministrazione di un farmaco "salva vita".

Si tratta di un principio molto importante, inter alia, per il raccordo che i giudici di cassazione operano tra diritti della persona e garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie.

Il caso.

Nel 2007, ad un cittadino tunisino, titolare di permesso di soggiorno per motivi di lavoro dal 1987 al 2000 e di permesso di soggiorno per cure mediche dal 2001, affetto da HIV, oltre che da epatite cronica conseguente a epatite di tipo C e da epilessia conseguente a un trauma cranico riportato in un incidente sul lavoro dal quale è residuata una invalidità civile al 60 %, il questore di Padova ha negato il rinnovo del permesso di soggiorno ritenendo che le cure potessero essere proseguite nel Paese d"origine.

Il t.a.r del Veneto, con provvedimento confermato dal Consiglio di Stato, ha respinto l"istanza di sospensione dell"esecutività del provvedimento negativo ritenendo che il pregiudizio lamentato non fosse grave perché l"art. 35, 3° comma del t.u. n. 286 del 1998 garantisce ai cittadini stranieri irregolari le cure essenziali e che tali dovevano considerarsi quelle alle quali il cittadino tunisino si sottopone giornalmente, ma, con provvedimento notificato il 13 agosto 2008, il Prefetto di Padova ha disposto l"espulsione del cittadino straniero.

Con decreto del 29 dicembre 2009 il giudice di pace di Padova ha "convalidato" l"espulsione a condizione che

  1. la AsI competente avesse messo a disposizione della Questura di Padova una certa dose di un farmaco antiretrovirale non in commercio in Tunisia, da consegnare allo straniero, e b) l"ambasciata italiana a Tunisi avesse rilasciato al cittadino tunisino uno speciale visto d"ingresso in Italia per cure mediche, qualora fosse stato clinicamente accertato dalle autorità tunisine la necessità di sottoporlo a genotipizzazione, non eseguibile in quel Paese, per verificare le resistenze maturate nei confronti della terapia farmacologica seguita.

Il provvedimento di espulsione non è stato eseguito.

Il cittadino straniero ha proposto ricorso per cassazione censurando la "convalida" dell"espulsione per violazione dell"art. 32 Cost. e degli articoli 2 e 35 del d.l.vo n. 286 del 1998, come interpretati dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 252 del 2001 e per vizio di motivazione per avere il giudice di pace negato il carattere "essenziale" delle cure alle quali doveva sottoporsi, omettendo di valutare la c.t.u. che aveva qualificato i trattamenti in corso, non disponibili in Tunisia, come "salvavita" e la certificazione del medico curante, e per avere contraddittoriamente impartito alla ASL l"ordine di fornire la terapia e all"Ambasciata italiana a Tunisi di rilasciare il visto d"ingresso per effettuare la genotipizzazione, non ostante la non essenzialità della terapia farmacologica.

La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso fondati, statuendo come segue:

  1. l"art. 35, 3° comma del d. lgs. n. 286 del 1998 dispone che ai cittadini stranieri presentì sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all"ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio. In particolare, sono garantiti (lettera e) la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive;
  2. la giurisprudenza della Corte è costante (Cass. n. 7615/2011 – con riferimento alla terapia retrovirale somministrata a cittadino tunisino affetto da sindrome di HIV -, n. 1531/2008, n. 20561/2006, n. 1690/2005) nell"affermare che la garanzia del diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero che comunque si trovi nel territorio nazionale impedisce l"espulsione nei confronti di colui che dall"immediata esecuzione del provvedimento potrebbe subire un irreparabile pregiudizio, dovendo tale garanzia comprendere non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina d"urgenza ma anche tutte le altre prestazioni essenziali per la vita;
  3. Sulla stessa linea si era già posta la circolare del Ministero della salute 24 marzo 200, n. 5, recante "indicazioni applicative del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 – Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell"immigrazione e norme sulla condizione dello straniero – Disposizioni in materia di assistenza sanitaria"(G.u. 24 marzo 1° giugno 2000, n. 126), secondo la quale "per cure essenziali si intendono le prestazioni sanitarie, diagnostiche e terapeutiche, relative a patologie non pericolose nell"immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita (complicanze, cronicizzazioni o aggravamenti). E" stato, altresì, affermato dalla legge il principio della continuità delle cure urgenti ed essenziali, nel senso di assicurare all"infermo il ciclo terapeutico e riabilitativo completo riguardo alla possibile risoluzione dell"evento morboso;
  4. il giudice di pace è incorso in un primo errore, di natura interpretativa, nel ritenere che la mera assunzione di un farmaco antiretrovirale non possa costituire mai una "cura essenziale" senza accertare, invece, se tale assunzione sia idonea a eliminare rischi per la vita o anche solo un maggior danno alla salute;
  5. inoltre, a fronte di una relazione c.t.u. che definiva la terapia come "trattamento salvavita", non disponibile in Tunisia, di una relazione del c.t. di parte e di una certificazione del medico curante che affermano l"impossibilità di eseguire in questo Paese la genotipizzazione, necessaria con cadenza periodica per verificare l"efficacia della terapia e la eventuale ricerca di terapia diverse nel caso di insorgenza di resistenze alle sostanze somministrate, il giudice di pace, da un lato, ha omesso di indicare le ragioni per le quali ha disatteso tali valutazioni tecniche e, dall"altra, contraddittoriamente rispetto al ritenuto carattere non essenziale delle cure, ha subordinato la "convalida" dell"espulsione alla consegna allo straniero del farmaco retrovirale non reperibile in Tunisia e al rilascio di uno speciale visto d"ingresso per il ritorno in Italia per eseguire la genitipizzazione.

Il provvedimento impugnato deve pertanto essere cassato, con rinvio al giudice di pace di Padova, in persona di altro magistrato, affinché accerti se le cure alle quali è sottoposto il ricorrente in Italia siano essenziali alta luce del principio secondo cui per tali debbono intendersi anche le semplici somministrazioni di farmaci quando si tratti di terapie necessarie a eliminare rischi per la vita o il verificarsi di maggiori danni alla salute, in relazione all"indisponibilità dei farmaci nel Paese verso il quale lo straniero dovrebbe essere espulso. Inoltre il giudice di rinvio dovrà indicare se siano condivisibili le valutazioni mediche del c.t.u., del c.t. di parte e del medico curante ovvero per quali ragioni non siano condivisibili.

La sentenza de qua afferma dunque che il diritto alla salute dei cittadini garantito dalla Costituzione italiana, anche per i cittadini stranieri, costituisce un perimetro ampio, all"interno del quale far confluire tutte le cure e prestazioni necessarie a tutelare la persona.

I livelli essenziali delle prestazioni rientrano tra le garanzie costituzionali, le quali necessitano, oggi più che in passato, di essere interpretate e, quindi, agite alla luce dell"evoluzione delle aspettative, interessi e attese delle persone e delle loro attività realizzatrici. In questo senso, infatti, la compromissione ovvero il pregiudizio di un"attività realizzatrice della persona, può derivare dalla mancata implementazione di uno o più livelli essenziali delle prestazioni.

La persona, la sua sfera affettiva, le sue esigenze di realizzazione e di felicità costituiscono il "cuore" di una sfera di attenzione che non è facilmente "tabellabile" e, quindi, riconducibile a parametri statici e fissi. Come ribadito in più occasioni da Paolo Cendon, avuto riguardo ai danni non patrimoniali, infatti, "non esiste solo quanto è previsto nelle tabelle, ufficiali o ufficiose, del quantum – molte sono anzi, e rimarranno, le sfumature dell"essere umano poco tabellabili" (Danno biologico, morale, esistenziale oggi, in www.personaedanno.it, 13 ottobre 2010).

Siamo al cospetto di realtà, circostanze e posizioni soggettive che richiedono una espansione in senso inclusivo di situazioni che, nella coscienza sociale, appaiono assai vive e radicate: i legami contrattuali, la tranquillità casalinga e famigliare, le prevaricazioni ad opera dei soggetti forti, i rapporti con la pubblica amministrazione, le prerogative della persona stabilite in sede internazionale. A fronte di questo scenario, all"interprete "scoprire/valorizzare, nella trama della changing society, situazioni soggettive sempre nuove, rilevanti sotto il profilo aquiliano" (http://www.personaedanno.it/cms/data/articoli/018724.aspx).

Accanto alla integrità psicofisica esistono beni come la serenità affettiva, la famiglia, il lavoro, la giustizia, i diritti della personalità, i rapporti associativi o ancora la vivibilità di una casa che non possono essere considerati di rango inferiore.

E forse queste affermazioni possono risultare più chiare dopo la visita di Papa Francesco all'Isola di Lampedusa nei giorni scorsi.



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