Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Cardani Valentina - 2014-07-21

ESSERE INGEGNERI NON BASTA PER IL RISARCIMENTO DEL DANNO - Cass. Lav. 16091/14 – V. CARDANI

... il danno alla professionalità bisogna allegarlo e adeguatamente provarlo.

In caso di licenziamento disciplinare illegittimo, il lavoratore ha diritto oltre alla reintegra – ove prevista – ed al risarcimento del danno – inteso come mancata percezione delle retribuzioni spettanti – al riconoscimento del risarcimento di tutte quelle ulteriori voci di danno che risultino allegate e provate, quale, appunto, il danno alla professionalità.

Nel caso di specie, il lavoratore – un ingegnere elettronico – era stato assunto presso una Pubblica Amministrazione con contratto a tempo determinato e in qualità di dirigente.

Seguiva tuttavia il licenziamento senza preavviso ante tempus, e tanto per motivi di carattere disciplinare.

L"ingegnere provvedeva quindi ad impugnare il licenziamento in quanto nullo per essere stato disposto da un ufficio non competente ad assumere iniziative disciplinari: in sede di appello veniva riconosciuto il diritto del lavoratore ad ottenere il risarcimento del danno subito e commisurato alle differenze retributive previste in sede contrattuale.

Il lavoratore, però, riteneva gravemente compromessa la propria dignità, e ciò alla luce dell"elevata professionalità connessa al titolo di ingegnere e all"elevata tecnicità del lavoro prestato, nonché la possibilità per lo stesso di reperire altra occupazione, atteso che il licenziamento aveva causato il suo allontanamento dal mondo del lavoro per circa un anno (cd. danno da perdita di chance).

La Suprema Corte ha dunque ritenuto che, sebbene tali profili di danno siano certamente risarcibili, la parte che ne chieda il ristoro dovrà allegare e dimostrare il danno in concreto subito, offrendo eventualmente indizi che consentano, anche soltanto in via presuntiva, di dedurre la sussistenza di detto danno.

In difetto, non potrà dunque procedersi alla liquidazione. Così, nel caso in esame, non vi è prova del danno ulteriore patito dal ricorrente, la cui domanda deve essere pertanto rigettata.



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