Changing Society, Intersezioni -  Sassano Francesca - 2014-11-23

ESTRATTO DA ANGELINA, LA STRANIERA - Francesca SASSANO

Estratto da Angelina, la straniera – Edizioni FlorenceArt  Firenze – di Francesca Sassano

"Attesi con pazienza e senza gioia, quando troppe volte si è illusi, non si riesce più a avere affidamento. In casa evitavamo di parlarne. Era per me impossibile accettare che ora lo Stato, per sua utilità, perché non aveva più un contratto con Salvatore, mi restituisse i miei figli, merce non più ambita e per questo da consegnare al mittente. Ora non esistevano più le ragioni d"incolumità , i miei figli potevano tranquillamente tornare nella loro casa.

Io temevo anche che loro non volessero più tornare da me e trascorrevo le notti a interrogarmi su cosa, di fronte ad un possibile rifiuto, avrei fatto. Quando ci chiamarono per dirci che i miei figli erano al commissariato, mi obbligai a un ultimo atto di coraggio.

Mandai mio padre a prenderli, perché la rabbia non va gestita fuori, in piazza, deve essere consumata tutta nella casa propria. Ed io sapevo che i miei figli erano pieni di quel sentimento che dovevano riversarmi addosso, solo per questo erano riusciti ad andare avanti.

Finalmente sapevo essere madre, potevo dare senza prendere per prima e questa volta non avrei mancato al nostro appuntamento, anche perché non ne avrei avuto un altro. [.....]

Sento in cucina delle voci. Distinguo quelle di mio padre e di mia madre. Vi sono altre, che io non riconosco e mi vergogno per questo, quasi che la sottrazione e il dolore che io ho patito sia una mia colpa.

Esco dalla mia stanza da letto, lancio uno sguardo alle carte che ho preso e messo sulla mia scrivania . Non ho ancora deciso quando e come le consegnerò a Teresa e Giovanni. Entro nella cucina di casa. Mia madre mi sorride e mio padre mi dice :- Vieni Angela –

Ho un attimo d"incertezza, la voce di mio padre mi fa tornare bambina, io che vorrei essere più adulta di quanto già sono.

Solo per loro, per la giusta rabbia dei miei figli. Sono tutti, intorno al tavolo della cucina.

La tovaglia è imbandita come fosse ora di pranzo, invece è colazione.

C"è tutto: il caffè, il latte, i biscotti e le brioche calde.

E" pronto tutto al meglio, come si fa per gli estranei di cui non si sanno i gusti.

Ed è inutile per me dire che Teresa non mangia il latte senza cioccolato e che Giovanni vuole le brioche vuote.

I miei figli non so più chi sono e cosa vogliono.

Non sono i miei, me li hanno tolti troppo presto.

Quando entro si alzano in piedi, come si fa con gli estranei, con troppa educazione che seppure significa rispetto, per me è solo tristezza e sconfitta.

Mi avvicino a Teresa.

E" diventata più alta di me, i capelli cortissimi, così si usa per le ragazze, ma il viso è senza un"emozione. E" quella di sempre, rigida e nervosa.

Giovanni, anche lui è trasformato, vedo in viso nonostante il suo colore chiaro, una segno di peluria sulle labbra.

Anche la sua voce è cambiata.

Mi è stato tolto tanto, quasi tutto.

Ho pagato ogni cosa il doppio del ricevuto.

Mi rendo conto di quanto sia difficile parlare, io che volevo questo momento, mi ritrovo senza parole.

Allora con la forza muta dei gesti, in silenzio , con gli occhi che mi parlano attraverso le mie lacrime, abbraccio forte Teresa e sento che la sua rigidità , poco alla volta, si scioglie e il suo capo si abbandona sul mio in singhiozzi.

Giovanni assiste un po" distante, ma resiste poco ed anche lui, nonostante voglia fare l"uomo , mi prende di lato e si raggomitola , vicino a me , proprio come faceva da bambino.

E piange, un po" più in silenzio di Teresa.

So che non basteranno le parole. E ancora mi mancano tutte.

Tre vite interrotte, una scelta sbagliata di partenza: troppe carte scritte con la sofferenza della propria carne.

Ci vorrà tempo, ma io so avere pazienza.

Non ha avuto tanto dalla vita, ma forse non mi è stato sottratto tutto.

Su questo fondo la mia speranza per il futuro.

Forse Dio, alla fine, si è ricordato dei miei figli.

Con questo non dico che sono tornata a credere, non ci riesco più.

Ci sono conti che non quadrano mai e una volta che si perde la via, non si torna indietro.

Dico solo che, forse, i miei figli possono ancora farlo.

Per me, attendo solo di vivere la loro vita e anche un pezzo della mia.

Quello che mi manca di partenza, che ho perso definitivamente con Luca.

Ma prima di conoscere un uomo e aprire il mio corpo, devo udire le sue parole.

Dovrò sentirle tutte ad occhi aperti , guardando il suo viso .

Lontana dalle sue mani.

Solo allora potrò dire a lui: io ti aspettavo, niente di diverso da quello che sei… i tuoi occhi sono quelli che ho visto dentro la mia testa per tutti questi inutili anni……."



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