Articoli, saggi, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-11-24

ETERNIT, REATO PRESCRITTO: MA LA MORTE E IL DOLORE NON SI PRESCRIVONO- Giuseppe FEDELI

- Reato di disastro ambientale

- Oggetto del giudizio "Eternit": esistenza o meno del disastro ambientale, la cui sussistenza e' stata affermata dalla Corte di Cassazione, che ha dovuto, pero', prendere atto dell'avvenuta prescrizione del crimine (senza peraltro valorizzare la qualificazione di reato permanente), essendosi, secondo gli Ermellini, l'evento consumato con la chiusura degli stabilimenti eternit avvenuta nel 1986 -data dalla quale e' iniziato a decorrere il termine di prescrizione.

- All'indomani del processo puntualizza in una nota la Corte di Legittimità : "non erano quindi oggetto del giudizio i singoli episodi di morti e patologie sopravvenute, dei quali la Corte non si e' occupata".

Crimini in cerca d'autore

Carbone (Anm): prescrizione è sconfitta di tutti

News del 19.11.2014 "La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di prescrizione del sostituto procuratore generale Francesco Mauro Iacoviello ed ha così annullato la sentenza di condanna del miliardario svizzero Stephen Schmideiny". 19.11.2014: Italia listata a lutto, si celebra la disfatta dello Stato di diritto. Nozione di prescrizione in ambito penale: "estinzione del diritto di punire (prescrizione del reato), che opera prima che sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna, in conseguenza del decorso del tempo". Giustizia: categoria dello Spirito che procede dal comandamento "ubi societas, ibi jus". Subito dopo la pubblicazione della sentenza il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al Tg1 ha annunciato: "Il Consiglio dei ministri ha già definito una nuova disciplina della prescrizione che la prossima settimana andrà in parlamento. Faremo di tutto perché l'iter sia il più veloce possibile affinché il provvedimento sia approvato". Lasciamo da parte la politica e i suoi proclami altisonanti. D'altronde la legge è un atto politico, e la prescrizione è un istituto a suo tempo introdotto nel codice dal legislatore. Vogliamo credere con uno sforzo titanico che questa volta detto istituto sarà riformato, con tutta la volontà e le buone intenzioni di chi è al timone di questa carretta sgangherata. Ma prescindiamone al momento. La domanda, per quanto banale e scontata, urla dagli abissi: chi risarcirà le vittime senza nome di questo sciagurato, immane disastro ambientale? È ben vero, come sa il giurista educato, che lo spazio per muovere un'azione di risarcimento danni in conseguenza dell'esito letale della funestissima vicenda non è precluso: ma un conto è la certezza che chi ha ammazzato "per procura" (sì, perché di omicidio si tratta, fuor di ogni dubbio) ne pagherà il fio, altro conto vedersi corrisposto il pretium doloris, il "corrispettivo" di una sottrazione che non ha prezzo. L'immaginario collettivo, di là dal belluino istinto giustizialista, che porta solo a sragionare e a incitare gli animi gridando alla pubblica gogna, è da sempre permeato di una necessità che non ha legge, che nasce prima di essa, che è un codice comportamentale pre-esistente: vale a dire la giustizia retributiva. Chi ha fatto del male non può restare impune(come diceva Grozio, "malum passionis quod infligitur ob malum actionis"), deve pagare secondo le regole e le modalità di espiazione della pena scritte nelle tabulae. Altro discorso è se gli strumenti a disposizione in tale direzione siano adeguati e fungano o meno da deterrente (e non da detonatore): ma questo è un discorso di politica penitenziaria, che non può essere contenuto nelle righe della presente riflessione. D'altronde, anche la Chiesa, fidente nella Misericordia, si pone su questa linea. I parenti delle vittime, statue di sale che piangono sui loro ricordi straziati e vilipesi, non possono "accontentarsi" come bene "succedaneo" di un risarcimento in vil danaro. Né potranno vedere i responsabili di quest'ignominia alla sbarra per omicidio, poiché non si può essere sottoposti ad altro giudizio per gli stessi fatti. Ma dove sta la credibilità di un apparato, che lascia impuniti reati che gridano vendetta, solo perché è trascorso tot tempo dalla loro commissione?...con la più o meno larvata connivenza delle istituzioni e delle organizzazioni malavitose, per le quali "la legge è (meno) uguale per tutti"?...che cosa diremo ai nostri figli, privi di un punto di ancoraggio, delle allegre mazzette mai "scontate"?...dei posteriori seduti su scranni d'oro pagati con le lacrime dei dimenticati dalla Storia?...delle urla disperate dei parenti delle vittime dei disastri e delle stragi a tutt'oggi rimaste impunite?...quale risarcimento alla rabbia sorda e al pugno di terra lanciato contro il cielo, avvolto in un nero sudario, per chi è stato inghiottito nell'imbuto della morte, e la cui voce grida muta nel deserto della coscienza?...quali modelli proporre, se i giovani sanno che, tanto, una "bravata" per aggiustare i conti finirà nel limbo della prescrizione? A Casale Monferrato, di una sola cosa si è consapevoli: che dell'Eternit è eterna solo la condanna a morte.

PS

L'imprenditore svizzero definisce quella del tribunale di Torino "teoria del complotto": tant'è. Restano l'eco delle parole che dicono di un'astrusità processuale, e i bordi ingialliti di istantanee che un tempo erano vita.



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