Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-01-18

EVASIONE DAI DOMICILIARI: INUTILE EVOCARE IL DOVERE NEI CONFRONTI DEL CANE - Trib. Bari, 6.10.2014 - Dott. Goffredo - A.G.

L'imputato è stato condannato per evasione dagli arresti domiciliari perchè trovano a 15 metri dalla propria abitazione dove scontava gli arresti.

La scusa che era andato a dare cibo al proprio cane non convince (e comunque non scrimina se non autorizzato).

In tema di evasione, su questa Rivista,"EVASIONE DAI DOMICILIARI ALL'INTERNO DEL CONDOMINIO E' PENALMENTE RILEVANTE" - Cass. Pen. 49794/14, 1.12.2014; "LA PASSIONE PER IL GIARDINO COSTA L'EVASIONE, MA LA PRESCRIZIONE LI SALVA" - Cass. pen. 5436/2012, 5.7.2012

Sul rapporto tra detenuti e animali, volendo, su questa Rivista, "CANI IN CARCERE: MA SOLO COME VISITATORI E CONFORTO PER I DETENUTI", 24.11.2012; su Osservatorio sulla legalità, Detenuti e diritto alle relazioni affettive, anche con il proprio cane, 7.8.2011

Trib. Bari, Sent., 06-10-2014

IL GIUDICE MONOCRATICO DR.C.R.GOFFREDO PRESSO IL TRIBUNALE DI BARI SEZIONE FERIALE

Con decreto di giudizio direttissimo a seguito di arresto in flagranza di reato in data 12.03.2014, il P.M. in sede chiedeva di giudicare S.M.A. per il reato di evasione dagli arresti domiciliari cui era sottoposto per altro procedimento, reato commesso in Bitonto il 11.03.2014, data dell'arresto in flagranza.

All'udienza del 14 marzo 2014 il S. veniva presentato davanti al Giudice per la convalida dell'arresto: in quella sede dichiarava in interrogatorio di essere stato controllato dalla Polizia del Commissariato di P.S. di Bitonto mentre era appena uscito dalla soglia della sua abitazione per avvicinarsi alla cuccia del suo cane e dargli da mangiare, trattandosi di un cane feroce al quale nessun altro poteva avvicinarsi; che il cane si trovava in un canto sul marciapiede prospiciente la sua abitazione, adibito a recinto; l'arresto del S. veniva convalidato con le motivazioni di cui all'ordinanza allegata al verbale della quale si dava lettura in udienza e non gli veniva applicata alcuna misura cautelare.

Quindi preliminarmente, il difensore di fiducia e l'imputato chiedevano che il processo venisse celebrato seguendo il rito abbreviato che il giudice ammetteva, acquisendo il fascicolo del P.M. e a seguito di termine a difesa proposto dal difensore, veniva rinviato il processo per la discussione all'udienza del 13.06.2014 in cui le parti concludevano come da verbale ed il giudice all'esito della camera di consiglio emetteva ordinanza con cui ai sensi dell'art.441 comma 5 c.p.p. disponeva la citazione del teste S. per chiarimenti sullo stato dei luoghi. All'udienza del 18.09.2014 rigettata l'istanza di rinvio per legittimo impedimento del difensore per le ragioni di cui all'ordinanza dettata a verbale ed alla quale si fa integrale riferimento, veniva escusso il teste S. e dichiarati utilizzabili gli atti e le prove acquisite, aperta la discussione le parti si riportavano alle conclusioni già rassegnate: indi il giudice dava lettura del dispositivo in udienza riservando la redazione della motivazione nel termine di giorni 90 a causa degli altri numerosi fascicoli da trattare nell'udienza.

Le richieste del P.M. vanno accolte: dagli atti del fascicolo del P.M. acquisito integralmente secondo il rito prescelto e dagli ulteriori elementi probatori derivanti dalle dichiarazioni rese in sede di interrogatorio dal S. e dal teste S. sentito ai sensi dell'art.441 comma 5 c.p.p., emerge ampia prova a carico dell'imputato per il reato che gli è stato ascritto di evasione dagli arresti domiciliari. In particolare dalla C.N.R. del Commissariato di Bitonto in data 11 marzo 2014 con allegate annotazione di servizio, verbale di arresto in flagranza, copia del provvedimento con cui gli erano stati applicati gli arresti domiciliari e da tutti gli elementi raccolti al momento dell'arresto emerge che S., sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per il delitto di violazione alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. in data 3.01.2014 allorchè era stato arrestato perché non trovato nella sua abitazione la notte di Capodanno, essendosene allontanato senza alcuna autorizzazione dell'A.G., il giorno dell'arresto di cui ci si occupa, 11.03.2014 veniva controllato dalla Polizia di Stato di Bitonto nel mentre era intento ad accudire il suo cane fuori dalla sua abitazione ed in particolare a circa 15 metri dalla stessa, fermo sulla piazzetta antistante la sua abitazione, sita al piano terra di Piazza Sylos di Bitonto. Giova aggiungere che alla vista della pattuglia della Polizia il S. si dirigeva velocemente nell'abitazione ma veniva fermato e tratto in arresto in flagranza del reato di evasione.

La prova a carico del S. è evidente né dalle dichiarazioni da costui rese in udienza emerge alcuna giustificazione al fatto che il S. si trovasse FUORI dalla sua abitazione e sul marciapiede quindi ben oltre la soglie di casa, anche se a dare da mangiare al suo cane mordace.

Il S. ha dichiarato di trovarsi lì perché essendo il cane particolarmente feroce nessuno al di fuori di lui stesso potrebbe occuparsene, ma l'inverosimiglianza di tali dichiarazioni sfiora l'offesa alla capacità cognitiva del giudicante atteso che il S. avrebbe ben potuto rappresentare la necessità all'A.G. e farsi autorizzare e soprattutto perché due sono i casi: o dalla data di inizio della misura violata, il 3.01.2014 il cane è stato assistito da altre persone ovvero il S. ha regolarmente violato la misura egli arresti domiciliari allontana dosi dalla abitazione per dare da mangiare al cane giornalmente, visto che l'animale dal 3.01.2014 non è per fortuna, ad oggi, morto di stenti. I Poliziotti hanno espressamente descritto di averlo osservato fermo nella piazzetta e quindi fuori dalla abitazione sul marciapiede (confr. verbale di arresto e dichiarazioni dello S. assunte in udienza del 18.09.2014) e soprattutto lo stesso S. ha risposto che si trovava fuori di casa per accudire il cane. S. era perciò evaso dagli arresti domiciliari, essendosi oramai consolidata la giurisprudenza della Suprema Corte sul punto che ogni allontanamento anche minimo dalla soglia della abitazione integra la fattispecie delittuosa contestata (si veda ex plurimis Cass. pen. Sez. VI 10.02.1995 n. "L'abitazione, dalla quale la persona sottoposta alla misura degli arresti domiciliari non deve allontanarsi, va intesa soltanto come il luogo in cui il soggetto conduce la propria vita domestica e privata, con esclusione di ogni altra appartenenza del tipo di aree condominiali, dipendenze, giardini, cortili e spazi simili, che non siano di stretta pertinenza dell'abitazione stessa. Ciò al fine di agevolare i controlli di polizia sulla reperibilità del sottoposto ed altresì per evitare contatti e frequentazioni di quest'ultimo con altri soggetti che egli non è autorizzato ad incontrare."-Affermando tale principio la Corte di cassazione ha ritenuto che correttamente il giudice di merito avesse ravvisato la sussistenza del reato di evasione nel comportamento di soggetto sottoposto agli arresti domiciliari che si era intrattenuto a conversare con altra persona sulla soglia dell'edificio condominiale).

Le prove raccolte quindi concorrono tutte ad affermare in modo certo la responsabilità penale del S. per il delitto ascrittogli e l'unica attenuazione della pena può derivare dalla riduzione per il rito prescelto atteso che non vi sono elementi sui quali fondare la concessione delle circostanze attenuanti generiche, non concedibili al S. sia per la condotta palesemente elusiva della misura, che per i suoi precedenti penali anche specifici che dimostrano come anche altre esperienze cautelari o comunque le altre condanne non hanno sortito alcuna efficacia deterrente sulle sue condotte: la pena in concreto da irrogare, considerata la pena base di un anno e tre mesi di reclusione, non potendosi partire dal minimo per la reiterazione di reati della stessa specie, ridotta per il rito alla pena definitiva di mesi 10 di reclusione.

Alla condanna consegue la condanna del S. al pagamento delle spese del processo.

I carichi di lavoro dell'udienza, implicano la necessità di fissare in giorni 90 il termine per depositare la motivazione.

P.Q.M.

letti gli artt. 442, 533 e art. 535 c.p.p. dichiara S.M.A. colpevole del reato a lui ascritto e ridotta la pena per il rito lo condanna a mesi dieci di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali.

Riserva i motivi in giorni 90.

Così deciso in Bari, il 18 settembre 2014.

Depositata in Cancelleria il 6 ottobre 2014.



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