Articoli, saggi, Adozione, affido etero-familiare -  Tenuta Marco - 2013-11-29

EXCURSUS GIURISPRUDENZIALE IN MATERIA DI ADOZIONE – Marco TENUTA

L"adozione di un minore è l"ultimo atto con cui si sancisce la scissione del legame tra genitori e figli.
L"articolo 1 comma 1 della normativa sulle adozioni stabilisce infatti che il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell"ambito della propria famiglia. [1] Tale principio può avere una limitazione esclusivamente nelle circostanze in cui vi sia in gioco l"interesse preminente del minore, ossia in quelle situazioni in cui la famiglia d"origine non riesca a garantire le condizioni minime per la crescita serena ed equilibrata del figlio. In tali occasioni devono intervenire i Servizi pubblici (Servizi sociali e Servizi sociosanitari) deputati a sostenere la funzione genitoriale dei genitori affinché riescano ad integrare le eventuali carenze e criticità, anche dal punto di vista materiale. Come precisa infatti il comma 2 dell"art. 1 della legge succitata "Le condizioni di indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia. A tal fine a favore della famiglia sono disposti interventi di sostegno e di aiuto." Nei casi in cui tali carenze non siano risolvibili né affrontabili immediatamente, ma risultino comunque temporanee e potenzialmente superabili in un tempo definito, è possibile definire un affidamento etero-familiare, così come disposto dall"art. 2 comma 1 della legge n. 184/1983: "Il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, nonostante gli interventi di sostegno e aiuto disposti ai sensi dell'articolo 1, è affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in grado di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno." Ove risulti l"assenza di assistenza morale e materiale da parte dei genitori e/o dei parenti, non dovuta a cause di forza maggiore e non di carattere transitorio, il Tribunale può dichiarare lo stato di abbandono e dunque la dichiarazione di adottabilità, dopo aver effettuato una valutazione globale della situazione.

Negli ultimi anni vi sono state diverse pronunce giurisprudenziali che hanno sancito dei principi a cui far riferimento rispetto a tale materia. In particolare, prendendo le mosse dalla recente sentenza della Cassazione n. 25213, che ha avuto anche una risonanza mediatica importante, stante l"età avanzata dei genitori, è utile ripercorre il più recente excursus giurisprudenziale in materia a margine della sentenza succitata.
Nel caso specifico si tratta del caso di due coniugi che nel 2010, mediante un intervento di fecondazione artificiale, sono diventati genitori di una bambina in età avanzata, ossia 70 anni il padre e 57 la madre. In seguito ad un episodio in cui la bambina è stata lasciata in auto incustodita per un periodo non breve di almeno 30 minuti è iniziato un iter giudiziario che dopo i due gradi di giudizio, due CTU (consulenze tecniche d"ufficio) espletate contestualmente alle visite protette con i genitori e nei diversi gradi di giudizio, la minore è stata dichiarata in stato di abbandono e dunque adottabile. [2]

La Corte di Cassazione con la sentenza succitata ha argomentato nel dettaglio le motivazioni per cui ha accolto le pronunce di primo grado e della Corte d"Appello di Torino, specificando che l"inadeguatezza dei genitori non dipende in alcun modo dall"età e che la decisione è stata presa per lo stato di abbandono in cui si trovava la minore. Sottolinea infatti la Suprema Corte che la dichiarazione di adottabilità "è del tutto indipendente dall"età dei genitori: le inadeguatezze riscontrate potrebbero essere tali, anche in soggetti di assai più giovane età." L"età dei genitori non ha dunque alcuna rilevanza, ai fini dell"accertamento della mancanza di assistenza, presupposto dell"abbandono e della conseguente pronuncia di adottabilità. L"età dei genitori ha invece rilievo nella successiva fase processuale dell""abbinamento", nel momento in cui vi è la valutazione delle coppie richiedenti l"adozione del minore in stato di abbandono.

Il caso di specie ha preso le mosse da un episodio di "abbandono" della bambina, che all"epoca aveva un mese e diciotto giorni, che venne "trovata dai vicini nell"auto posteggiata sotto casa, mentre stava piangendo; questi bussarono alla porta dell"abitazione, venne ad aprire il padre, il quale affermò che la situazione era sotto controllo: la piccola era in auto, ed egli stava raggiungendola, per andare ad incontrare la madre che era presso una amica, tutti insieme sarebbero tornati a casa."
La Cassazione evidenzia che non è il singolo episodio in sé, seppur grave, di abbandono della piccola bambina in automobile, "in orario quasi notturno" e " per una durata non istantanea, ma di una certa estensione" a determinare la valutazione di mancanza di assistenza, presupposto dello stato di abbandono e della conseguente pronuncia di adottabilità, bensì rilevante è stato "il comportamento dei genitori, caratterizzato da grave mancanza di attenzione nei confronti della bambina, da notevolissima sottovalutazione delle sue esigenze, essendo i genitori soltanto preoccupati di giustificarsi (il padre in tale occasione, ed entrambi i genitori successivamente) rispetto ai terzi." Rilevano gli Ermellini che dalla perizia effettuata da parte della Corte d"Appello, é emersa, "una modalità particolarmente distonica dei genitori di rapportarsi con la bambina", con una "totale sottovalutazione delle problematicità e delle difficoltà di crescita di un minore", evidenziandosi dunque una grave ed irreversibile inadeguatezza dei genitori, in relazione alle esigenze di sviluppo della minore, che finisce per configurare "una situazione di mancanza di assistenza (e dunque di abbandono che giustifica la dichiarazione di adottabilità) da parte dei genitori, fondata su presunzioni precise e concordanti: il bambino non può essere sottoposto a rischi traumatici diretti ad incidere in modo grave e definitivo sul suo sviluppo". [3]
Tali elementi sono emersi anche nel corso degli incontri protetti disposti dal Tribunale dopo che la minore era stata collocata in una famiglia affidataria e dai quali è emersa, secondo i magistrati, l"inadeguatezza della coppia nel rapporto con la bambina, indipendentemente dall"età dei genitori. Sottolinea infatti la Corte che "si evidenzia una modalità particolarmente distonica dei genitori di rapportarsi con la bambina e di instaurare un rapporto con essa, ciò che si è ampiamente riscontrato anche negli incontri protetti".
Inoltre, aspetto molto importante, i parenti prossimi della minore (sentiti dal Giudice ed esaminati dalla CTU) hanno dichiarato una disponibilità molto limitata e circoscritta, tale da non dare garanzia sufficiente di far venir meno la mancanza di assistenza. A tale proposito è interessante la sentenza della Cassazione n. 8689/2013 che ha cassato la pronuncia della Corte d"Appello di Firenze in merito all"accertamento dello stato di abbandono di un minore per vizio di motivazione in quanto il Tribunale di II grado ha escluso l'esistenza di legami significativi tra il minore e i nonni, mentre, date le iniziali condizioni di abbandono del bambino più che un'analisi circa la sussistenza di tali legami, si sarebbe dovuta effettuare una verifica circa la disponibilità dei nonni ad instaurare un qualsiasi tipo di rapporto "parentale".

La sentenza n. 25213/2013 è in linea con una precedente pronuncia della Cassazione, I Sezione civile, del 27 agosto 2013 n. 19582, che ha stabilito che vi è stato di abbandono non soltanto in presenza di un rifiuto intenzionale o irrevocabile ad adempiere ai doveri genitoriali, bensì anche quando i genitori non siano in grado di garantire al minore tutto ciò che sia indispensabile per lo sviluppo e la formazione della sua personalità; questa situazione inoltre non deve essere dovuta a forza maggiore di carattere transitorio, tale per cui la sua durata non pregiudichi il corretto sviluppo psicofisico del minore. Ne consegue che il Giudice di merito non può limitarsi a prendere atto del proposito, manifestato dai genitori, di riparare alle precedenti mancanze, ma deve valutare se il loro atteggiamento e i loro progetti educativi risultino oggettivamente idonei al recupero della situazione in atto, verificando non solo la sussistenza di elementi idonei a far ritenere che essi abbiano acquisito consapevolezza delle proprie responsabilità e dei propri compiti e siano pronti ad adempierli, ma anche l"eventuale presenza di altri parenti che, con il loro apporto, siano in grado di integrare o supplire alle figure genitoriali. In sostanza la mera manifestazione della volontà di accudire il minore non costituisce un elemento sufficiente a far escludere il rischio di una compromissione del suo sano sviluppo psico-fisico, in presenza di condizioni oggettivamente ostative alla realizzazione di tale intento o comunque tali da impedire al genitore di assicurare quel minimo di assistenza morale e materiale la cui mancanza costituisce il presupposto per la dichiarazione dello stato di abbandono. Quest"ultimo, è utile sottolinearlo, non riveste alcuna connotazione sanzionatoria della condotta dei genitori, bensì è pronunciata nell"esclusivo interesse del minore, che sempre è al centro del motivo decisorio e che dunque rappresenta il criterio che deve orientare in via esclusiva la valutazione del Giudice di merito.

L"adozione rimane dunque l"ultima decisione che viene presa esclusivamente nell"interesse del minore e dunque nelle sole situazioni in cui egli si trovi in stato di abbandono, ossia quando sia privo delle cure materiali e psicologiche minime al punto che la sua famiglia d"origine non riesca a provvedere ai suoi bisogni.
Questa circostanza non deve essere considerata in astratto, ma va valutata concretamente nel singolo caso, verificando la predisposizione della famiglia d"origine a garantire al minore un adeguato sviluppo psicofisico e una crescita serena ed equilibrata, così come definito anche dalla Cassazione con la sentenza n. 5013/2013, che nel caso di specie ha sottolineato la necessità di una valutazione preventiva del contesto di vita familiare al fine di verificare che vi sia un ambiente di vita che assicuri stabilità e serenità. Dunque la permanenza del minore nella propria famiglia presuppone la "concreta attitudine della famiglia biologica ad assicurare allo stesso il migliore apporto alla formazione e allo sviluppo della sua personalità".

Già in precedenza la Suprema Corte, con la sentenza n. 1108/2010, aveva sancito che il minore ha diritto di essere educato nella propria famiglia di origine finché ciò sia possibile; a tal fine vanno dunque definite tutte le azioni e gli strumenti di aiuto e sostegno, come previsto dall"art. 31 della Costituzione [4], in modo che la famiglia sia messa nelle condizioni di adempiere ai suoi compiti educativi. Soltanto nelle situazioni in cui ciò non avvenga, pur con il supporto di tutti gli aiuti materiali e relazionali del caso, si procederà all"adozione, tagliando definitivamente i legami con la propria famiglia d"origine.

L'art. 8 della legge n. 184/1983 definisce l"abbandono di minore come privazione di assistenza morale e materiale da parte dei genitori (o dei parenti tenuti a provvedervi) e in tal senso la giurisprudenza ha espresso valutazioni sostanzialmente univoche (tra tutte si veda Cassazione n. 21817/2006). [5] Il concetto di privazione non indica una mancanza assoluta ma condotte che di solito comportino una diminuzione significativa dei doveri genitoriali; in tali circostanze il Tribunale non deve effettuare valutazioni prognostiche astratte, bensì valutare il caso singolo e specifico. [6] L"art. 8 non dà una definizione precisa e specifica ma utilizza una clausola generale in modo da permettere al Giudice di valutare contestualmente le condizioni personali, ambientali e sociali. La stessa Cassazione con la sentenza n. 5580/2000 ha chiarito che la formula generica consente un"applicazione flessibile della norma in modo che essa sia in linea con i cambiamenti culturali e valoriali della società; inoltre i criteri a cui far riferimento sono rinvenibili negli artt. 2, 3 comma 2, 30 e 31 della Costituzione.

Il riferimento principale è dunque ai principi costituzionali; l"art. 30 della Costituzione indica l"obbligo (prima che il diritto) di educare, istruire e mantenere i figli. Tale principio è stato recepito dall"art. 147 c.c. che definisce che i genitori hanno il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli in base alle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni. Contestualmente vanno garantiti al minore i suoi bisogni e le sue esigenze di crescita attraverso un adeguato apporto economico da parte della famiglia che, in casi di difficoltà, va adeguatamente supportata anche finanziariamente dagli Enti preposti. Ne consegue che le diverse formule generali che indicano situazioni qualitativamente diverse, quali le difficoltà temporanee della famiglia d"origine, la privazione temporanea di un ambiente familiare idoneo, il comportamento pregiudizievole del genitore verso il figlio, la violazione o trascuratezza dei doveri inerenti alla potestà ovvero l"abuso dei relativi poteri che arrechino pregiudizio al minore nonché la mancanza di assistenza morale e materiale, altro non sono che degli indicatori dell"inadempimento dei doveri educativi dei genitori, che si manifestano in maniera più o meno grave. [7] In tal senso va fatto riferimento esclusivamente all"interesse del minore in quanto la ratio normativa non è volta a sanzionare il comportamento dei genitori, bensì ad "eliminare le conseguenze che tale comportamento determina o potrebbe determinare sullo sviluppo della personalità del fanciullo." [8]

Non sono dunque sufficienti dei buoni rapporti con i genitori biologici per impedire l"adozione nei casi in cui i genitori siano inadeguati caratterialmente a tal punto da non poter presupporre, neanche in prospettiva futura, un possibile e sufficiente esercizio della funzione genitoriale. [9] Il conseguente stato di abbandono a cui segue la dichiarazione di adottabilità non ha dunque carattere sanzionatorio, bensì ribadisce l"interesse prioritario del minore qualora i genitori non riescano a garantirgli il supporto psicologico e le cure affettive e materiali minimali che gli consentano uno sviluppo psicofisico adeguato. Va rilevato inoltre che la condizione di abbandono non deve essere dovuta a cause di forza maggiore di carattere transitorio [10], la cui valutazione del Giudice di merito non è censurabile in sede di legittimità, ove risulti adeguatamente motivata.

Con la sentenza n. 9945/2012 la Suprema Corte ha rigettato le eccezioni della difesa di una madre secondo le quali la valutazione di adottabilità "non può discendere da un mero apprezzamento circa la inidoneità dei genitori a cui non si accompagni l'ulteriore positivo accertamento che tale inidoneità abbia provocato o possa provocare danni gravi e irreversibili all'equilibrata crescita." Gli Ermellini hanno sottolineato che i Giudici di merito hanno tenuto conto dei cambiamenti positivi da parte della donna, ma hanno considerato come più importante e dirimente quanto accertato dai consulenti in merito alla sua inadeguatezza a svolgere in modo continuativo il ruolo genitoriale e a sostenere la crescita della figlia in maniera serena ed equilibrata, in quanto le condizioni personali della donna richiedono un supporto esterno costante che non le consentirebbe di fronteggiare prontamente e prioritariamente le esigenze della figlia. Conseguentemente la Corte d"Appello ha ritenuto non corrispondente all'interesse della minore essere affidata alla madre.

Gli Ermellini hanno poi chiarito con la sentenza n. 11157/2012 che l"accertamento relativo allo stato di abbandono non può ridursi a un mero apprezzamento dell"inidoneità genitoriale, bensì deve essere fatto in modo rigoroso; in tale pronuncia i Giudici della Suprema Corte hanno fatto propria la valutazione della Corte d"Appello di Roma che nella sentenza n. 3611/2011 ha stabilito che "la valutazione della situazione di abbandono …. non può discernere da un mero apprezzamento circa l'inidoneità dei genitori (o congiunti) … dovendo invece la valutazione di cui si tratta necessariamente basarsi su di una reale, obiettiva situazione esistente in atto, nella quale vanno individuate, e rigorosamente accertate e provate, le gravi ragioni che, impedendo al nucleo familiare di origine di garantire una normale crescita e adeguati riferimenti educativi …., ne giustifichino la sottrazione al nucleo stesso".

Riguardo a problematiche di salute mentale dei genitori la Cassazione ha confermato lo stato di abbandono (e dunque l"adottabilità) di un minore inserito in una casa famiglia nel caso di una madre che soffriva di un grave disagio psichico e il padre fosse andato a visitarlo con poca frequenza assumendo un comportamento "intrusivo", "invasivo" e "direttivo" nei suoi confronti e tale da suscitare preoccupazione in relazione allo sviluppo psico-fisico del minore stesso. [11]
In tal senso appare molto significativa anche la pronuncia della Suprema Corte n. 18563/2012 che ha stabilito che deve essere valorizzato il legame naturale posto a fondamento dell"art. 1 della legge n. 184/1983 e che dunque lo stato di adottabilità del minore vada valutato in modo rigoroso e argomentando che comunque esso non può fondarsi su anomalie del carattere e della personalità dei genitori che non siano gravi e pregiudizievoli per il minore stesso. La Corte precisa infatti che un"anomalia della personalità o una patologia di carattere mentale di uno dei genitori può rilevare ai fini della sussistenza dello stato di adottabilità soltanto qualora si traduca nell"incapacità di allevare ed educare il bambino, al punto da esporlo a rischi che possano produrre danni irreversibili al suo sviluppo ed equilibrio psico-fisico. Nel determinare lo stato di adottabilità infatti non ci si deve limitare ad analizzare la personalità del genitore bensì deve essere effettuata una valutazione rigorosa dello stato di abbandono del minore. Dunque vi è stato di abbandono e la conseguente dichiarazione dello stato di adottabilità, soltanto quando vi sia l"incapacità della famiglia di prestare le cure necessarie e di assicurare l"adempimento dell"obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli.
Inoltre nella medesima sentenza la Cassazione ha chiarito che la verifica dello stato di abbandono non può prescindere dall"esame di circostanze decisive anche se queste sono sopravvenute nel corso del giudizio d"opposizione inerente la dichiarazione di adottabilità. Ne consegue che il Tribunale di I e II grado deve considerare tutti gli elementi che possono aggiungersi nel corso dell"iter adottivo e che siano tali da incidere negativamente sulla persistenza dello stato di abbandono, al fine di valutare attentamente una reale e concreta (anche nuova) disponibilità del genitore o di altri parenti a prendersi cura del minore e anche tutti gli elementi atti ad impedire la scissione del suo legame parentale. Il mancato esame da parte del Giudice di merito di elementi nuovi relativi allo stato di abbandono del minore (tra cui le mutate disposizioni verso la situazione da parte dei genitori o parenti) è censurabile in sede di giudizio di legittimità. In precedenza la sentenza n. 11157/2012 aveva stabilito che lo stato di adottabilità del minore non può essere disposto solo perché i genitori hanno una personalità debole e un"indole passiva che non precludono comunque la garanzia della consapevolezza del loro ruolo genitoriale, in quanto la situazione di abbandono che costituisce il presupposto per la dichiarazione di adottabilità dei minori è configurabile quando si riscontri un non transitorio difetto di quell"assistenza morale e materiale necessaria per assicurare il loro normale sviluppo psicofisico e dunque va sempre verificato se lo stato di abbandono accertato eventualmente in un periodo precedente sia ancora presente.

Con la sentenza n. 3062/2013 la Cassazione ha confermato l"adozione di due minori affermando che le manifestazioni d"affetto, anche se sincere e costanti, siano da ritenersi solo astratte ove non siano supportate e seguite da una capacità concreta di sostegno alla crescita dei figli come già espresso in precedenza nella sentenza n. 16795/2008. Sostiene la Suprema Corte che il legame affettivo del bambino con la sua famiglia biologica è importantissimo, ma deve essere bilanciato, unitamente alla concreta possibilità di recupero della funzione genitoriale, con il benessere che il minore avrebbe dall"inserimento in una famiglia affidataria. Inoltre con la recentissima sentenza n. 26204/2013 la Cassazione ha chiarito che "pur dovendosi dare preminenza all'interesse del minore ad una crescita equilibrata e serena, la condizione soggettiva ed oggettiva del genitore e la sua idoneità non deve essere valutata alla stregua di un giudizio comparativo con la famiglia collocataria. Il procedimento di adottabilità non può che sorgere da una condizione difficile di esercizio della genitorialità da valutare non mediante il confronto con una soluzione alternativa concreta, quale quella della collocazione temporanea, prevedibilmente non problematica, ma esclusivamente sulla base di un giudizio prognostico, di natura definitiva, relativo alla possibilità od impossibilità per il genitore sub judice di prestare "assistenza materiale e morale" (art. 8 legge n. 184 del 1983) al minore, con riferimento alle sue condizioni personali, di salute, economiche e culturali. Il risalto dato alla collocazione attuale, peraltro caratterizzata da una interruzione completa della relazione tra il minore e la madre, comporta l'inserimento di un elemento di comparazione non previsto dal parametro normativo ed una valutazione dell'interesse del minore compiuta prevalentemente considerando le migliori condizioni di vita e le maggiori opportunità connesse alla continuazione del rapporto con la famiglia collocataria."

Ne consegue che in linea prioritaria, quando si verifichi una situazione di disagio che possa compromettere la crescita e lo sviluppo psicofisico equilibrato del minore, il compito dei Servizi sociali "non sia solo quello di rilevare le insufficienze in atto del nucleo familiare, ma, soprattutto, di concorrere, con interventi di sostegno, a rimuoverle, ove possibile, e che, per altro verso, ricorre la situazione di abbandono sia in caso di rifiuto ostinato a collaborare con i Servizi predetti, sia qualora, a prescindere dagli intendimenti dei genitori, la vita da loro offerta al figlio sia inadeguata al suo normale sviluppo psicofisico cosicché la rescissione del legame familiare è l'unico strumento che possa evitargli un più grave pregiudizio ed assicurargli assistenza e stabilità affettiva."[12]

Affinché l'accertamento eseguito sulla situazione di abbandono del minore sia in linea con il parametro normativo stabilito agli artt. 1 e 8 della legge n. 184/1983, oltre che sostenuto da motivazione esauriente ed adeguato, alla luce dei criteri elaborati dalla giurisprudenza della Suprema Corte, esso deve essere fondato su valutazioni strettamente correlate alla natura dell'accertamento richiesto e sorretto da elementi indicati in modo analitico nella loro incidenza causale e di un riscontro attuale del rapporto tra i genitori e il figlio.

In sintesi quale può essere il criterio orientativo che determina se si deve procedere all"adozione?
La recente sentenza n. 25213/2013 della Cassazione esaminata anche in questo contributo sottolinea che "non tanto e non solo ai comportamenti del genitore, ma alle conseguenze sulla personalità del minore dovrebbe farsi riferimento, e dunque, ove la situazione familiare fosse tale da compromettere in modo grave e irreversibile lo sviluppo psico-fisico della personalità del fanciullo, si dovrebbe far luogo ad adozione." Specifica ancora la Corte che non deve essere considerato un minore astratto bensì proprio quel minore particolare, con la sua storia, il suo vissuto, le sue caratteristiche psicofisiche e il suo grado di sviluppo correlato all"età; in sostanza "è lo sviluppo riferito a quel minore precisamente individuato." Il giudizio di gravità ed irreversibilità della situazione dunque deve essere fatto in riferimento al singolo minore. [13]

Il Giudice quindi deve valutare se la famiglia di origine sia in grado di prestare, in via non transitoria [14], le cure necessarie e di assicurare l'adempimento dell'obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli, in modo da garantirne uno sviluppo sano ed equilibrato della loro personalità; nel caso in cui ciò non fosse possibile si configura lo stato di abbandono che porta poi alla dichiarazione di adottabilità.
Inoltre egli deve accertare se l"inidoneità dei genitori abbia procurato, o possa farlo, danni gravi e irreversibili alla crescita equilibrata del minore fino al punto che per assicurargli assistenza e stabilità affettiva in sostituzione di quella negata dalla famiglia naturale [15] risulti preferibile la scissione irreversibile del legame familiare al fine di evitargli un pregiudizio maggiore.
La Suprema Corte inoltre nella recentissima sentenza n. 26204/2013 ha riepilogato i parametri di valutazione della situazione di abbandono sulla quale fondare la dichiarazione di adottabilità, così come sono stati elaborati dalla giurisprudenza di legittimità; essi sono:
"a) il netto favor per la crescita del minore nella propria famiglia;
b) la verifica dell'apprestamento di servizi e strumenti di sostegno al fine di rimuovere o migliorare la situazione di criticità della famiglia del minore;
c) la rigorosa valutazione dell'impossibilità di prestare assistenza materiale e morale al minore al fine di escluderne la transitorietà, e la riconducibilità a fattori causali derivanti da forza maggiore in modo da acquisire la certezza della continuità, stabilità, definitività delle condizioni obiettive e soggettive accertate, anche alla luce della mancata risposta o del rifiuto di accettare gli interventi di sostegno provenienti dai Servizi territoriali;
d) l'esigenza di non considerare in astratto l'interesse del minore ma di collegarlo anche in funzione di bilanciamento, con quello dei genitori a conservare il legame filiale, ove tale scelta non determini danni irreversibili nello sviluppo psicofisico del minore medesimo."

In sostanza il minore ha diritto di crescere ed essere educato nella propria famiglia, come sancito dall"art. 1 della legge n. 184/1983; questo è prioritario finché ciò rispetti i suoi interessi e non comporti una incidenza grave e irreversibile sul suo sviluppo psico-fisico, al punto che "la vita offerta dai genitori sia talmente inadeguata da far considerare la rescissione del legame familiare come l"unico mezzo per evitare al minore un pregiudizio più consistente". [16]

[1] Legge 4 maggio 1983, n. 184: "Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori", così come modificato dalla legge 28 marzo 2001, n. 149: "Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante «Disciplina dell"adozione e dell"affidamento dei minori», nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile"

[2] Nel dichiararne l"adottabilità il Tribunale per i Minorenni di Torino ha disposto l"immediata collocazione della minore in una famiglia affidataria che avesse i requisiti per una eventuale futura adozione, autorizzando i genitori a degli incontri protetti con la figlia.

[3] Si veda tra le altre la sentenza della Corte di Cassazione n. 17198/2003.

[4] "La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo."

[5] L"art.8 della legge n. 184/1983 recita:
"1.Sono dichiarati in stato di adottabilità dal Tribunale per i Minorenni del distretto nel quale si trovano, i minori di cui sia accertata la situazione di abbandono perché privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a causa di forza maggiore di carattere transitorio.
2.La situazione di abbandono sussiste, sempre che ricorrano le condizioni di cui al comma 1, anche quando i minori si trovino presso istituti di assistenza pubblici o privati o comunità di tipo familiare ovvero siano in affidamento familiare.
3.Non sussiste causa di forza maggiore quando i soggetti di cui al comma 1 rifiutano le misure di sostegno offerte dai Servizi sociali locali e tale rifiuto viene ritenuto ingiustificato dal Giudice.
4.Il procedimento di adottabilità deve svolgersi fin dall'inizio con l'assistenza legale del minore e dei genitori o degli altri parenti, di cui al comma 2 dell'articolo 10."

[6] Sentenza Corte di Cassazione n. 2101/1989.

[7] Sentenza Corte di Cassazione n. 25213/2013.

[8] Sentenza Corte di Cassazione n. 25213/2013.

[9] Sentenza Corte di Cassazione n. 6052/2012.

[10] Sentenza Corte di Cassazione n. 17096/2013.

[11] Sentenza Corte di Cassazione n. 16414/2012.

[12] Sentenza Corte di Cassazione n. 7115/2011.

[13] Si veda tra le altre la sentenza della Corte di Cassazione n. 16795/2009.

[14] La transitorietà deve, tuttavia, essere correlata alle esigenze di sviluppo del minore.

[15] Come ha chiarito anche la sentenza n. 80/2013 della Corte d"Appello di Napoli.

[16] Sentenza Corte di Cassazione n. 7139/1996.



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