Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Redazione P&D - 2016-02-10

FALLIMENTO: È AMMISSIBILE IL RECLAMO SE DENUNCIA I SOLI VIZI DI RITO? – Cass. 2302/16 – Valeria DE FRANCO

Sentenza dichiarativa di fallimento-

Reclamo-

Art. 15 d.lgs. n. 169 del 2007-

artt. 353 e 354 c.p.c.-

La sentenza in questione chiarisce il profilo di applicabilità del reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento che denunci esclusivamente vizi di rito.

La vicenda trae spunto dal rigetto ad opera della corte d"appello di un reclamo proposto da una società contro la sentenza che né aveva dichiarato il fallimento, la quale lamentava la nullità della sentenza per violazione del contraddittorio, nonché il fatto di non avere avuto a disposizione il termine di 15 gg., previsto dall"art. 15 l. fall., tra la data di notifica del decreto di convocazione e del ricorso  e quella dell"udienza.

Nella fattispecie concreta la corte d"appello aveva rilevato la mancata proposizione di motivi di gravame diversi da quelli concernenti il diritto di difesa, dunque, avrebbe dovuto applicare il principio per il quale è ammissibile l"impugnazione con la quale l"appellante si limiti a dedurre solo i vizi di rito contro una pronuncia che abbia deciso anche nel merito in senso a lui sfavorevole solo qualora i vizi denunciati comportano, se fondati, una rimessione al primo giudice ai sensi degli artt. 353 e 354 c.p.c.

Mentre, se il vizio denunciato non rientra nelle ipotesi di cui alle norme sopracitate, è necessario che l"appellante deduca ritualmente anche le questioni di merito.

Poiché l"appello fondato esclusivamente su vizi di rito senza il contestuale gravame contro l"ingiustizia della sentenza di primo grado è da ritenersi inammissibile.

In conclusione la corte rileva l"inammissibilità del reclamo e cassa senza rinvio la sentenza impugnata, essendo lo stesso inammissibile.



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