Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Michela del Vecchio - 2016-02-16

FALLIMENTO: LIMPORTANZA DI UN TIMBRO POSTALE – Cass. Civ, I Sez., 2907/16 – Michela DEL VECCHIO

-          Ammissione al passivo

-          Posizione del Curatore quale terzo

-          Crediti risultanti da scrittura aventi data certa

"Nei confronti del creditore che proponga istanza di ammissione al passivo del fallimento il curatore è terzo e non parte, circostanza da cui discende l'applicabilità dei limiti probatori indicati dall'art. 2704 c.c.": così decidevano nel 2013 le Sezioni Unite della Suprema Corte (sent. 4213 del 20 febbraio 2013) componendo un contrasto giurisprudenziale relativo alla configurabilità del requisito della certezza della data di scritture come elemento costitutivo (e non impeditivo) del riconoscimento del diritto di credito documentato in scrittura relative ad un rapporto commerciale anteriore alla data del fallimento.

L'affermazione, ricordata anche nella sentenza che si allega, è di non poca rilevanza ove si consideri che il curatore non è successore del fallito né ha partecipato al rapporto giuridico alla base della pretesa creditoria fatta valere in sede di ammissione: per tale ragione al curatore non possono essere opposte scritture private di data certa anteriori al fallimento.

La decisione in commento, confermando come detto l'orientamento oramai consolidatosi in giurisprudenza dal 2013, ha puntualizzato altresì che il timbro postale apposto su foglio diverso ma congiunto alla scrittura documentante il credito può valere come data certa della scrittura medesima pur in difetto di autentica della stessa.

Premesso infatti che anche l'autentica notarile della scrittura attestante il credito di cui si chiede l'ammissione al passivo è postuma alla formazione del credito stesso e dunque, come sopra precisato, non opponibile al curatore e non legittimante l'ammissione al passivo tout court del credito in essa riportato, il Supremo Collegio ha chiarito che "se la scrittura privata non autenticata forma un corpo unico con il foglio sul quale è impresso il timbro, la data risultante da quest'ultimo deve ritenersi data certa".

Affermazione di non poca rilevanza quest'ultima in quanto ritenendo la timbratura compiuta in un ufficio postale (pubblico) attestazione autentica di invio del documento attribuisce data certa ex art. 2704 c.c. al documento stesso equivalente ad un'attestazione di autentica notarile.

Tale riconoscimento, a ben vedere, può anche estendersi a rapporti commerciali non necessariamente legati al procedimento fallimentare e, salvo l'applicazione nei rapporti fra imprenditori dell'art. 2710 c.c., riguardare l'opponibilità di scritture contabili a terzi lì dove difetti l'autenticazione di una firma ma sia documentata la conoscenza del contenuto della scrittura attraverso la certezza della timbratura da parte di un pubblico ufficio postale.

Si evidenzia infatti che anche le fatture sono ricomprese nell'ambito applicativo della norma in commento tanto che i documenti contabili (registri, fatture, libri societari vari), pur se regolarmnete tenuti, non hanno valore di prova legale a favore dell'imprenditore che le ha redatte spettando sempre la loro valutazione al libero apprezzamento del Giudice (art. 116 c.p.c.) la cui valutazione, se congruamente motivata, è insindacabile in sede di legittimità (così Cass. Civ. 132824/12; Cass. Civ., 2299/12; Cass. Civ., 22430/09)

E' in re ipsa che l'inopponibilità ex art. 2704 c.c. di una scrittura non autenticata (anche nei termini precisati nella sentenza in commento) non riguarda il negozio ma la data della scrittura conservando il negozio piena validità ed efficacia ma non potendo assurgere a prova del momento della sua stipulazione o sottoscrizione.

La prova del negozio (e, per quanto concerne la presente nota, dell'anteriorità della sua sottoscrizione prima della dichiarazione di fallimento) dunque potrà essere sempre fornita con tutti gli altri mezzi consentiti dalle norme civilistiche e processual civilistiche con tutte le note limitazioni derivanti dalla natura e dall'oggetto del negozio stesso

Vero è che, con l'allegata decisione e con l'indicata puntualizzazione della certezza della data del documento offerta da un timbro postale apposto su un foglio anche solo materialmente congiunto con il documento stesso, i Giudici della Suprema Corte hanno dato avvio ad una serie di eccezioni processuali e preliminari che, nei procedimenti di opposizione al passivo del fallimento, non mancheranno di sollevare i creditori pretermessi.



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