Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2015-03-22

FALSO AFFIDAMENTO SULLA QUALITA' DI PADRE - Trib. Firenze 2/2/15 - Natalino SAPONE

-       Legame affettivo instaurato nell"erronea convinzione di essere il padre della bambina

-       Sì al danno morale, derivato dalla presa di coscienza di non essere il padre.

-       No al esistenziale perché il legame affettivo non è un peggioramento della qualità della vita.

Interessante e ben motivata la sentenza del Tribunale Firenze 2/2/2015, su una controversia avente ad oggetto una domanda di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale subito in conseguenza della condotta della convenuta, che ha sottaciuto all"attore di aver intrattenuto, durante la loro relazione, rapporti intimi con un"altra persona durante il periodo di concepimento della bambina, e di avere sottaciuto che era questa altra persona e non l"attore, il padre della bimba. Bimba nata durante la relazione sentimentale tra attore e convenuta, durata quasi quattro anni, non formalizzata nel matrimonio e senza permanente convivenza.

La convenuta ha quindi nascosto informazioni che avrebbero diversamente orientato le scelte di vita dell'attore, con conseguenze pregiudizievoli sul suo patrimonio e sulla sua sfera emotiva e relazionale.

Pochi mesi dopo la nascita della piccola, la relazione tra la convenuta e l"attore è cessata; parte convenuta ha rivelato la verità all"attore diversi mesi dopo l'interruzione della loro relazione, quindici mesi dopo la nascita della piccola. L"attore, nella convinzione di essere il padre, ha instaurato un legame affettivo con la piccola, durato 15 mesi.

Secondo il giudice, il generale precetto del neminem laedere opera tutte le volte in cui i terzi, a causa delle particolari modalità di svolgimento del rapporto e delle condotte assunte da terzi soggetti – nel caso di specie la relazione amorosa intrattenuta dall"attore con la convenuta – siano ragionevolmente indotti, sulla base di specifici rapporti pregressi, a fare affidamento su di una determinata situazione giuridica.

L'obbligo giuridico di impedire l'evento – continua la sentenza – "può nascere, oltre che da una norma di legge o da una clausola contrattuale, anche da una specifica situazione che esiga una determinata attività a tutela di un diritto altrui, fattispecie configurabile quando il soggetto obbligato, pur consapevole del pericolo cui è esposta la situazione giuridica soggettiva vantata dal terzo, si astenga dall'intervenire per impedire che la situazione di pericolo si traduca in una concreta lesione. Le informazioni di cui la signora era in possesso - o quantomeno di cui avrebbe dovuto essere in possesso usando l'ordinaria diligenza - avrebbero dovuto essere rivelate all"attore non appena essa avesse avuto la consapevolezza di essere incinta della piccola. A tal proposito, assumono rilievo i diritti/doveri derivanti dalla nascita di un figlio ed i reciproci rapporti tra i genitori, anche se non inseriti all'interno di un preciso rapporto matrimoniale, quali quello di lealtà e di informazione, improntati a principi di buona fede, correttezza e tutela dell'affidamento (principi generali non circoscrivibili alla sola materia negoziale)".

Parte convenuta, aggiunge il giudice, avrebbe dovuto informare l"attore della situazione reale, e avrebbe dovuto impedire di ingenerare in lui l"erronea convinzione di essere il padre biologico della piccola.

Da qui la responsabilità della convenuta ex art. 2043 c.c. per avere questa, tramite il proprio comportamento omissivo, leso il diritto di autodeterminazione del partner, ingenerando in quest'ultimo un legittimo affidamento sulla propria condizione - non corrispondente alla realtà - di padre biologico della piccola.

Sul piano del danno patrimoniale, il Tribunale riconosce le spese per l'acquisto dei biglietti aerei e altre spese.

Quanto al danno non patrimoniale, il giudice premette che il pregiudizio alla salute psicofisica, il pregiudizio morale ed il pregiudizio alla vita di relazione sono da ritenersi "tre distinti profili della stessa unica voce risarcitoria raccolta nella definizione di danno non patrimoniale. Profili diversi della persona, non separatamente apprezzabili e dunque necessariamente da valutare unitariamente perché strettamente connessi alla personalità umana, ma ontologicamente distinti".

Rileva preliminarmente il giudice che l"attore ha proposto "una domanda risarcitoria per il danno conseguente al difetto di informazione da parte della signora circa un proprio precedente rapporto, di natura sessuale, intrattenuto con un altro soggetto; difetto di informazione che ha ingenerato un falso affidamento circa la propria qualità di padre biologico". Per tale ragione il giudice ritiene non risarcibili le conseguenze causalmente connesse non all'omissione colposa delle dovute informazioni ma alla relazione sentimentale intrattenuta con una terza persona.

Secondo il Tribunale "la presa di coscienza" dell'attore di non essere il padre biologico della bambina, "nei cui confronti ha compiuto un legittimo e comprensibile "investimento" emotivo, costituisce sicuramente un danno non patrimoniale posto in una relazione di immediatezza e stringente connessione (ex art. 1223 c.c.) con il fatto illecito, che deve trovare legittimo ristoro. Ad avviso del giudicante la valutazione equitativa considerata la durata temporale del rapporto con la piccola (omissis) è stimabile in euro 5.000,00".

Il giudice rigetta poi il risarcimento per danno biologico, non risultando sufficientemente provato il presunto danno biologico.

Passa poi ad esaminare il terzo profilo del danno non patrimoniale, ossia il danno esistenziale. Tale danno, osserva il giudice, secondo la giurisprudenza, può trovare ristoro risarcitorio "anche in assenza di alcun danno biologico e cioè anche qualora il diritto costituzionalmente protetto risulti diverso da quello di cui all'art. 32 Cost. Ciò che rileva è che tali componenti del danno non patrimoniale siano a monte, da un punto di vista dell'"an" risarcitorio, espressione di una lesione di un diritto costituzionalmente tutelato - in assenza di un fatto di reato o di una norma che preveda espressamente il ristoro economico - a valle, provati anche a mezzo presunzioni, nella loro verificazione secondo un'entità tale da superare la soglia della normale tollerabilità (cfr. Cass. n. 22585/2013)".

Aggiunge che la risarcibilità del danno non patrimoniale non può esaurirsi nel ristoro della sofferenza indotta dalla falsa rappresentazione perché la condotta della signora ha prodotto una temporanea lesione del diritto di autodeterminazione nelle proprie scelte esistenziali che trova copertura costituzionale negli artt. 2 e 13 Cost., soddisfacendo così l'esigenza di tipicità richiesta dall'art. 2059 c.c.

Per quanto riguarda la prova del danno esistenziale, si rileva in motivazione che risultano numerosi viaggi effettuati dall"attore in Firenze dopo il periodo della nascita della piccola, l'esternazione della propria paternità nei confronti sia dei familiari della convenuta, sia soprattutto dei propri parenti e amici. Quindi, si legge in motivazione, risulta inconfutabilmente che l"attore ha modificato la propria quotidiana "routine", in conseguenza della nascita della bambina per oltre un anno.

Tuttavia, tutto ciò non è idoneo, ad avviso del Tribunale, a provare un danno esistenziale, in quanto, "per poter parlare di danno esistenziale è necessario che il soggetto danneggiato abbia subito uno stravolgimento in pejus della propria condizione relazionale in conseguenza della condotta tenuta dal soggetto danneggiante".

Nel caso di specie, osserva il giudice, le relazioni dell'attore con la piccola sono sorte proprio in conseguenza della condotta colposa della convenuta, che ha ingenerato in lui l'erronea convinzione di esserne il padre. "Si può paradossalmente affermare – prosegue la sentenza – che, nella situazione in esame, manchi il peggioramento del proprio stile di vita che in verità, sarebbe migliorato proprio in conseguenza della convinzione, seppur erronea, di essere padre e quindi del verificarsi dell'evento dannoso".

Dal punto di vista esistenziale, conclude la sentenza, l'aver dedicato affetto, tempo ed attenzioni alla piccola non è un pregiudizio ma un vantaggio, non solo per la bambina ma anche per l"attore, che per circa un anno ha ritenuto di esser suo padre.

La soluzione del giudice fiorentino è plausibile. Però forse una soluzione diversa era possibile. Forse il ragionamento del giudice si è fermato troppo presto. Se si fa un passo avanti nella sequenza causale, ci si può avvedere che c"è anche l"interruzione del legame affettivo, il brusco venir meno della relazione creata con la bambina, lo stravolgimento delle abitudini di vita instaurate. E tale interruzione è conseguenza normale della falsa rappresentazione della qualità di padre biologico.

Desta qualche dubbio l"affermazione – il cui carattere paradossale è riconosciuto dal giudice – che nel caso di specie manca "il peggioramento del proprio stile di vita che in verità, sarebbe migliorato proprio in conseguenza della convinzione, seppur erronea, di essere padre e quindi del verificarsi dell'evento dannoso".

Vengono in mente al riguardo le riflessioni di R. Nozick, il quale, dopo avere scritto che non hanno importanza per noi solo le sensazioni interiori e che non ci importa unicamente di come sentiamo le cose dal di dentro, prosegue osservando che ci importa "anche di sapere come stanno realmente (corsivo mio) le cose. Vogliamo che determinate situazioni a cui diamo peso e valore, che riteniamo importanti, sussistano realmente e siano veramente (corsivo mio) così".

Se queste considerazioni ci paiono fondate, allora qualche dubbio viene a dire che un legame affettivo basato su una convinzione erronea rappresenti un miglioramento della qualità della vita. E comunque, nella vicenda in esame, dopo c"è stata l"interruzione del legame e delle abitudini di vita connesse. E sotto questo profilo un peggioramento della qualità della vita poteva essere ravvisato, forse.



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