Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Redazione P&D - 2014-01-05

FAMIGLIE DI FATTO E CONVIVENZE MORE UXORIO - Cass. 7/2014 - LAURA PROVENZALI

Nuovo intervento della Suprema Corte in tema di unioni more uxorio secondo l"orientamento che, per i Giudici di piazza Cavour, comprende la famiglia di fatto fra le formazioni sociali e conseguenti manifestazioni solidaristiche costituzionalmente rilevanti e, come tali, meritevoli di riconoscimento e tutela, in armonia con i più recenti principi espressi dalla Corte Costituzionale (sul punto, sentenza n. 237/1986 e sentenza n. 138/2010 Corte Costituzionale ).

La sentenza in oggetto (Cassazione Civile, Sez. II, n.7, 2 gennaio 2014) torna ad occuparsi della tutela possessoria del convivente, tema già affrontato dalla Corte nel marzo 2013, questa volta nel caso in cui la condotta di spoglio è commessa da un soggetto terzo nei confronti della coppia .

A rivolgersi agli Ermellini una signora torinese che invoca la reintegrazione del possesso dell"appartamento abitato in regime di convivenza con il compagno e da questi ricevuto a titolo di comodato gratuito dal proprio fratello. Durante una lunga degenza del partner in ospedale, a cagione di un grave incidente stradale occorsogli, la ricorrente subisce la sostituzione della serratura dell"appartamento ad opera del "cognato", proprietario dell"immobile.

Il Tribunale di Torino, Giudice di Prime Cure al quale la donna si rivolge, dispone la reintegrazione del possesso con sentenza poi riformata dalla Corte di Appello piemontese che rigetta invece la domanda . Di qui il ricorso della signora alla Suprema Corte.

Il ragionamento svolto dai Giudici di Cassazione muove dalla considerazione che debba escludersi a favore della ricorrente, a norma dell"art. 1141c.c., una situazione qualificabile di possesso , tenuto in debito conto che la relazione con il bene non consegue ad un atto volontario di apprensione ma trae origine dall"iniziale titolo di detenzione, per essere stato l"appartamento consegnato dal proprietario al proprio fratello in comodato. Né è dato rinvenire, negli atti di causa, un mutamento del titolo risultante dal compimento di attività materiali idonee ad estrinsecare la mutata relazione di fatto con il bene detenuto.

La convivenza per un tempo non trascurabile fra la ricorrente ed il comodatario, giustifica tuttavia la qualità della donna di codetentrice , con il compagno, dell"appartamento destinato ad abitazione della coppia.

Di più. "In considerazione del rilievo sociale che ha oramai assunto per l"ordinamento la famiglia di fatto , la convivenza "more uxorio", quale formazione sociale che da vita ad un autentico consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare " (cfr sentenza in commento).

Il convivente, dunque, non è un ospite.

Il principio è stato già sancito dagli Ermellini nella sentenza n. 7214 del 21 marzo 2013 (commentata su questa rivista) la quale ha inoltre specificato che "l"estromissione violenta o clandestina del convivente dall"unità abitativa, compiuta dal partner, giustifica il ricorso alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l"azione di spoglio nei confronti dell"altro quand"anche il primo non vanti un diritto di proprietà sull"immobile che, durante la convivenza, sia stato nella disponibilità di entrambi ".

In allora si è trattato di valutare la domanda possessoria avanzata da un uomo nei confronti della ex convivente alla quale, in costanza di unione, aveva venduto l"appartamento destinato dalla coppia ad abitazione e che, successivamente alla rottura dell"intesa affettiva, si era visto bruscamente allontanare da casa e privare della possibilità di farvi rientro.

Nella situazione in commento la condotta illecita non si è consumata nell"ambito della relazione tuttavia per la Suprema Corte il principio di cui sopra deve "evidentemente trovare applicazione anche qualora lo spoglio sia compiuto da un terzo nei confronti del convivente del detentore qualificato del bene, come appunto avvenuto nella specie" (cfr sentenza in commento), con conseguente accoglimento del ricorso e rinvio ad altra sezione della Corte di Appello piemontese .

L"estensione analogica operata dalla Corte amplia dunque la tutela possessoria del convivente, ora esperibile anche nei confronti del terzo proprietario, così compiendo un"ulteriore passo nel faticoso cammino del riconoscimento delle unioni di fatto .

Ancora una volta, tuttavia, il soccorso della giurisprudenza accade in mancanza (e a causa della mancanza) di una normativa organica sul tema, che continua a giacere nella penna del Legislatore.



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