Articoli, saggi, Matrimonio, famiglia di fatto -  Redazione P&D - 2014-07-13

FAMIGLIE VECCHIE E NUOVE NELLA GIURISPRUDENZA CEDU E IN QUELLA DI MERITO - Roberto CONTI

E" sempre il titolo a sottolineare il particolare legame corrente fra giudici e Corte europea dei diritti umani e, per usare un"espressione a me cara -pur se atecnica- quel "filo rosso d"acciaio" che crea un ponte sicuro fra "merito nazionale" e Corte di Strasburgo.
Ciò detto,il contributo richiestomi dovrebbe indurre a incentrare l"indagine sulla ricognizione dei precedenti- di Strasburgo e di merito- senza addentrarsi sul ruolo di tali giurisdizioni nel processo di attuazione dei diritti fondamentali che si agitano all"interno del pianeta famiglia.
Inteso in questo modo, il compito sarebbe stato fin troppo oneroso, reclamando un"indagine ad ampio raggio sulla giurisprudenza europea nella galassia dei rapporti familiari non necessariamente fondati sul matrimonio, al cui interno si collocano relazioni fra coppie - non necessariamente eterosessuali- e relazioni fra minori e coppie e fra minori e minori e fra minori e singoli, per giungere poi alle questioni che attengono all"inizio e alla fine della vita quando queste si innestano all"interno di una relazione familiare in modo da incidere sulle fondamenta stesse dell"edificio familiare e matrimoniale, soprattutto nell"accezione tradizionale e millenaria che trova pieno riscontro nell"art.29 Cost.

Un"analisi di questo tipo potrebbe condurre, inevitabilmente, l"intervento verso una prospettiva asettica, appunto informativa che tuttavia poco si addice al ruolo non accademico, di giudice, per l"appunto, svolto da chi scrive. Ruolo, quest"ultimo, che si porta dietro un"esperienza diversa da quella degli altri autorevoli relatori e sul quale non è mai vano riflettere ben oltre il mero dato esperienziale connesso al fatto che il giudice offre un prodotto, poi affidato all"indagine della scienza giuridica, solo se e per il fatto di essere investito da una domanda di giustizia. Ciò che differenzia il mestiere del giudice da quello dello studioso- mi riferisco qui al giurista puro, non esercente attività libero professionale- che specula sulle questioni giuridiche senza avere avuto la fortuna -o la sventura- di doverle decidere o patrocinare.
L"opera di selezione che si tenterà di svolgere include, per l"un verso, il tema del peso attribuito dalla Corte europea dei diritti umani al concetto di relazione familiare con riferimento alle coppie dello stesso sesso e, per altro verso, l"indagine su alcuni provvedimenti di giudici di merito resi, di recente, in tema di affido temporaneo a coppie omosessuali.
Questa scelta, quanto alla giurisprudenza europea, si è così prevalentemente ridotta all"esame di sue sole pronunce già' in passato fatto oggetto di personale riflessione cherappresentano, almeno così pare a chi scrive,una sorta di sentenze "modello" circa il ruolo svolto dalla Corte europea nella protezione dei diritti fondamentali che ruotano attorno al sistema famiglia. Sentenze nelle quali, al di là degli specifici casi esaminati, si coglietutta la dinamicità – e dunque la  problematicità- della giustizia proveniente da Strasburgo, il carattere arioso dell"incedere dei giudici europei che, in punta di fioretto, proprio in relazione alla delicatezza delle questioni affrontate, mostrano di non volere in alcun modo rinunziare a forme di costante dialogo con le legislazioni dei paesi contraenti ma che, al contempo, passo dopo passo, sembrano costruire, attraverso un"ordinata serie di mattoncini, una casa dei diritti che, lentamente ma inesorabilmente, si erge progressivamente e si fortifica con l"opera incessante di tutti i protagonisti, legislatori, parti, giudici – comuni e nonanche nazionali.
Al di sopra delle fondamenta della Convenzione europea, la Corte di Strasburgo intende coinvolgere, nella costruzione di questo edificio, le legislazioni e i giudici nazionali, non solo in ragione della prossimità di questi ultimi con le vicende concrete e con la società di riferimento destinataria delle tutele, ma anche in una prospettiva che coglie nelle diversità esistenti a livello nazionale il punto di forza – della CEDU- della Corte europea, chiamata a compiere un"opera che la vede protagonista assoluta dapprima nell"individuazione delle "soglie minime" di tutela dei diritti fondamentali- anche grazie agli sviluppi legislativi nazionali - e poi, lentamente ma progressivamente, ancora una volta attraverso la cooperazione dei singoli Paesi, coinvolta in un"attività che passa dall"armonizzazione all"uniformazione delle soglie di tutela.
Si tratta, a ben considerare, di un fenomeno non nuovo se si guarda all"esperienza dell"Unione europea che, nel salvaguardare il principio di sussidiarietà, ha inizialmente- soprattutto quando era "Comunità Europea"- preferito le attività di armonizzazione dei diritti nazionali fondate su standard minimi di tutela alle forme di vera e propria uniformazione, alle quali si è affacciata nel più recente periodo. A ciò si è giunti – lo si può dire, ovviamente, solo in termini di  generalizzazioni- dopo una fase di "rodaggio" che ha consentito ai singoli Paesi di creare le condizioni interne per sostenere una regolamentazione uniforme da parte del legislatore UE. Ciò è tanto più vero, sul versante qui esaminato, rispetto a materie tradizionalmente sensibili, quali sono quelle che ruotano soprattutto attorno a temi etici e religiosi, i quali trovavano nelle singole tradizioni nazionali discipline radicalmente distanti.

[...]

Testo rielaborato dell"intervento svolto all"incontro di studi su Vecchie e nuove "famiglie" nel dialogo tra Corti europee e giudici nazionali, Catania, 29 maggio 2014, destinato alla pubblicazione a cura del Dipartimento di Giurisprudenza dell"Università di Catania.

Si segnala R. Conti, I giudici e il biodiritto. Un esame concreto dei casi difficili e del ruolo del giudice di merito, della Cassazione e delle Corti europee, Aracne, Roma, 2014, specificamente 63 ss.

Tratto da www.magistraturademocratica.it



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