Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-05-21

FARMACIE: I COMUNI GODONO DI AMPIA DISCREZIONALITA – Cons. St. 2521/15 – Alceste SANTUARI

A seguito del d.l. 1/2012, i Comuni decidono sulla dislocazione delle sedi farmaceutiche

Si tratta di una scelta caratterizzata da ampia discrezionalità

Nell"ambito di tale discrezionalità, una nuova farmacia può essere autorizzata anche se in area già servita da altre farmacie sul territorio

Il Consiglio di Stato, sez. III, con sentenza 18 maggio 2015, n. 2521 conferma quanto statuito dal Tar Piemonte, sez. II, n. 453 del 29 gennaio 2014, concernente l"individuazione delle zone per l"apertura di quattro nuove farmacie.

La sentenza del giudice di prime cure aveva respinto il ricorso di una farmacia avverso le deliberazioni con le quali prima la Giunta Comunale e poi il Consiglio Comunale del Comune avevano individuato e, quindi, a seguito di riesame, confermato l"individuazione delle zone di apertura di 4 nuove farmacie, nonché avverso la deliberazione della Giunta regionale piemontese e una determinazione regionale, recanti l"individuazione delle suddette 4 nuove farmacie e l"indizione del concorso straordinario per 147 sedi farmaceutiche limitatamente a quelle individuate in quel Comune.

Il Tar respingeva le doglianze, in primis, ritenendole "manifestamente infondate con richiamo anche alla motivata pronuncia di questa Sezione n. 2990/2013, le eccezioni di incostituzionalità dell"art. 11 della legge n. 27/2012, perché asseritamente violativo delle prerogative delle Regioni in materia e assegnerebbe agli enti locali funzioni di regolazione e di gestione con conseguente conflitto di interessi."

E" interessante evidenziare che il Tar ha ritenuto il provvedimento comunale legittimo in quanto:

  1. supportato da congrua motivazione circa gli ambiti di consistenza demografica della popolazione residente, l"omogeneità urbanistica e demografica delle estensioni territoriali, la ricognizione delle farmacie già esistenti e delle aree/quartieri di ubicazione, l"individuazione delle nuove zone e delle aree non coperte dal servizio
  2. assicura, nel rispetto dei principi costituzionali e comunitari di libertà di iniziativa economica e della concorrenza, un bacino di utenza tale da conseguire una dignitosa sopravvivenza economica, la distanza minima di legge e una copertura territoriale più capillare del servizio.

Nell"appello presentato, la farmacia ha riproposto la questione di incostituzionalità dell"art. 11 legge n. 27/2012, sottolineando:

  1. l"invasione delle competenze regionali in tema di localizzazione di farmacie
  2. il conflitto di interessi in capo al Comune, titolare di farmacie come nel caso di specie, e suscettibile di condizionare le proprie scelte a favore delle farmacie per l"appunto comunali, richiamando in proposito l"ordinanza n. 713/2013 del T.A.R. Veneto che ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale.

E" stato altresì ricordato che la Corte costituzionale (sentenza n. 255/2013) ha ritenuto la costituzionalità della previsione che affida ai Comuni l"individuazione, la revisione e la localizzazione delle farmacie.

A riguarda della questione di costituzionalità del d.l. 1/2012, i giudici di Palazzo Spada hanno rammentato che la Corte Costituzionale, con ordinanza n. 24 del 27 febbraio 2015, ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione sollevata dal T.A.R. Veneto con la citata ordinanza del 17 maggio 2013 in quanto impropriamente attivata.

Premesso ciò, il Consiglio di Stato, confermando la decisione del Tar, ha riconosciuto che le determinazioni assunte dal Comune appaiono idoneamente supportate e motivate. Al riguardo, i giudici hanno confermato che "la dislocazione delle sedi farmaceutiche sul territorio comunale è frutto di ampia discrezionalità e le scelte effettuate a questo riguardo dall"autorità competente – benchè opinabili per definizione – non sono sindacabili se non per manifesta irrazionalità e analoghi vizi che in questa fattispecie comunque non ricorrono."

Da ciò discende – a giudizio del Consiglio di Stato – che non deve apparire "manifestamente irrazionale" individuare una nuova farmacia "in un"area già servita dalle farmacie preesistenti, se l"entità della popolazione interessata lo giustifica". L"incremento del numero di farmacie – affermano i giudici di Palazzo Spada – risponde "anche allo scopo di estendere il servizio farmaceutico alle zone meno servite, ma tale indicazione non è tassativa né esclusiva". Allo stesso modo, ha ribadito il Consiglio di Stato "anche il parametro demografico può non applicarsi rigidamente".

Richiamando, da ultimo, le proprie sentenze nn. 4667 e 4257/2013, 1638/2014, 528/2015, il Consiglio di Stato ha, quindi, respinto il ricorso.



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