Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-12-28

FARMACIE: SI PUO DEROGARE AL CRITERIO DELLA VICINANZA – Cons. St. 5876/14 – Alceste SANTUARI

Farmacie: gestione di un dispensario sul territorio

La Regione assegna la gestione del servizio derogando al criterio della vicinanza

Il Tar dà ragione al farmacista ricorrente, mentre il Consiglio di Stato accoglie l"appello della Regione

La Regione Abruzzo

doveva procedere all"apertura di un dispensario farmaceutico, resosi necessario per la chiusura dell"unica farmacia presente sul territorio. Allo scopo aveva invitato alcuni farmacisti a presentare la loro offerta, evidenziando, in ossequio a quanto indicato nella lettera di invito, soprattutto i seguenti elementi di valutazione:

gli orari di apertura;

gli eventuali servizi aggiunti resi;

la figura professionale dedicata al dispensario.

La Regione ha deciso di affidare la gestione del dispensario ad uno dei farmacisti concorrenti. Uno di questi ha proposto ricorso. Il Tar per l"Abruzzo, sez. staccata di Pescara, sez. I, con sentenza n. 86 dell"11 febbraio 2014, ha accolto il ricorso. I giudici amministrativi in quell"occasione hanno statuito che in materia di valutazioni comparative, "onde evitare che la discrezionalità nella scelta dell"offerta da preferire finisca per essere rimessa all"arbitrio dell"Amministrazione, in violazione del principio di trasparenza e imparzialità dell"agire amministrativo, il potere valutativo deve essere esercitato all"interno di una cornice predeterminata di criteri generali di valutazione, i quali pertanto devono essere preventivamente individuati ed indicati dall'Amministrazione". Al contrario, hanno ritenuto i giudici amministrati che nella lettera d"invito erano state richieste solo genericamente "indicazioni delle condizioni di gestione che si intendono predisporre al fine di garantire un idoneo servizio di assistenza farmaceutica alla popolazione residente", con la conseguenza che illegittimamente l"Amministrazione, in sede di valutazione, "senza alcuna predeterminazione", aveva "ritenuto arbitrariamente di dare valore preponderante al maggiore numero di ore offerto da uno dei soggetti interessati, anche rispetto a quello della maggiore vicinitas di cui all"articolo 1 della legge n. 221 del 1968".

In sostanza, la scelta, derogando al criterio della vicinanza, era stata operata sulla scorta di criteri maggiormente qualitativi.

La Regione ha proposto appello contro la sentenza del giudice di prime cure e il Consiglio di Stato, sez. III, con sentenza 27 novembre 2014, n. 5876 lo ha accolto.

I giudici di Palazzo Spada hanno richiamato l"art. 1 della legge n. 221 dell"8 marzo 1968, che, al comma 4, come sostituito dall'art. 6 della legge 8 novembre 1991, n. 362, stabilisce che la gestione dei dispensari sia "affidata alla responsabilità del titolare di una farmacia privata o pubblica della zona con preferenza per il titolare della farmacia più vicina". Il tenore letterale della disposizioni testé citata, a giudizio del Consiglio di Stato, contiene sì una "una preferenza al titolare della farmacia più vicina ma non esclude che l"Amministrazione possa valutare proposte più convenienti (per l"interesse pubblico) presentate da altri titolari di farmacie "della zona". La stessa sezione, già in passato, aveva ritenuto che "la scelta dell"autorità sanitaria può pertanto discostarsi dal criterio della preferenza per il titolare della farmacia più vicina, per motivate ragioni inerenti alla migliore organizzazione del servizio" (cfr. Consiglio di Stato, Sez. III, n. 4172 del 16 luglio 2012).

In quest"ottica, dunque, come sostenuto dalla Regione nella propria memoria difensiva, il criterio preferenziale per la farmacia più vicina, di cui all"art. 1 della legge n. 221 dell"8 marzo 1968, non deve ritenersi tassativo e può, conseguentemente, essere derogato in presenza di una proposta – come nel caso di specie – che preveda un periodo maggiore di apertura al pubblico.

Dati questi elementi di valutazione, la scelta effettuata dalla Regione non può ritenersi arbitraria, come ha invece sostenuto il T.A.R., a causa della mancanza di criteri predeterminati per la valutazione delle proposte presentate dai titolari delle farmacie che erano stati invitati a presentare una loro offerta di esercizio.

Il Consiglio di Stato ha infatti ritenuto che "i criteri sulla base dei quali sarebbe stata effettuata la scelta si ricavavano con chiarezza dalla lettera di invito che, come si è già ricordato, richiedeva l"indicazione delle condizioni di gestione che si intendevano predisporre al fine di garantire un idoneo servizio di assistenza farmaceutica alla popolazione residente, con riferimento "soprattutto agli orari di apertura del dispensario, agli eventuali servizi aggiunti resi, nonché alla figura professionale che ad esso verrà dedicata".

Elementi qualitativi, pertanto, che devono essere valutati con molta attenzione e valorizzati in nome dell"interesse pubblico perseguito, anche derogando ad un principio invalso nelle assegnazioni dei dispensari, quale la vicinanza della farmacia che potenzialmente potrebbe gestire il dispensario che, tuttavia, può non rappresentare per se l"elemento qualificante per operare la scelta.



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