Legislazione e Giurisprudenza, Animali -  Gasparre Annalisa - 2015-03-20

FAUNA SELVATICA: UN ESEMPIO DI INVESTIGAZIONE DA LODARE - Trib. Varese - Annalisa GASPARRE

- furto venatorio, uccellagione, ricettazione, maltrattamento di animali

- reato continuato, unico disegno criminoso

- negate le attenuanti generiche

- confisca e distruzione degli strumenti in sequestro

- riconosciuti danni non patrimoniali alla parte civile

La sentenza del Tribunale ha condannato l'imputato per i reati di uccellagione mediante piazzamento di reti metalliche, furto venatorio per l'impossessamento -  con mezzi fraudolenti quali trappole e richiami - di avifauna selvatica protetta, ricettazione di esemplari di avifauna selvatica protetta, maltrattamento di animali rinchiusi in piccole gabbie.

La sentenza - che può essere letta per esteso in allegato - si segnala per la pregevole attività investigativa che ha permesso di ricostruire la vicenda illecita.

La guardia zoofila sentita in dibattimento segnalava che, prima di interessarsi all'imputato, aveva effettuato, congiuntamente ai Carabinieri, un sequestro di fauna nei confronti di due soggetti che la trasportavano. Si evidenziavano, poi, che le indagini si erano rivolte alle schede telefoniche dei due soggetti che tra i contatti rinvenuti era stato individuato anche quello dell'imputato. Le indagini si erano quindi estese  a tali soggetti e avevano permesso di ottenere numerosi sequestri in provincia di Varese.

L'imputato giudicato dal Tribunale era dirigente regionale della Federazione Ornitologi e giudice internazionale e possedeva molti uccelli. Un controllo presso il domicilio consentiva di accertare numerose gabbie appese a sostegni di legno o metallo all'interno delle quali erano detenuti esemplari di pettirosso - specie protetta - privi dell'anellino. Si tratta di animali che possono essere detenuti solo con autorizzazione provinciale e identificati tramite un anellino inamobile di riconoscimento su cui vengono riportati gli estremi dell'allevatore, dunque, per consentire la verifica dell'origine degli animali. L'inanellamento - si legge in sentenza - deve avvenire alla nascita dell'esemplare (entro cinque giorni) e sono detenibili solo gli animali nati in cattività.

Inoltre, erano stati rinvenuti altri esemplari di avifauna privi di certificazione amministrativa in ordine alla loro legittima provenienza, e quindi sequestrati.

Quanto alle modalità di detenzione degli animali, si segnalava che alcuni animali erano custoditi all'interno di un vecchio deposito in una sorta di armadio a muro, in gabbie di dimensioni estremamente ridotte.

Sul terreno di proprietà dell'imputato erano rinvenute trappole in esercizio di cattura, dunque pronte per l'uso ed operative. Inoltre, si trovavano: bastoncini invischiati che impedivano all'uccello che vi si fosse posato di allontanarsi, una vera e propria trappola per il volatile; un barattolo contenente vischio, utilizzato per mettervi leccornie per uccellini che vi rimanevano incollati, reti da uccellagione, una trappola ad archetto.

Alcuni degli animali sequestrati erano poi stati liberati immediatamente mentre altri venivano sottoposti a visite mediche. Uno degli animali aveva una zampa amputata, circostanza giudicata compatibile con la sua cattura a mezzo trappola.

Un totale di oltre 200 uccellini, alcuni dei quali erano detenuti al buio, altri in gabbie piccolissime.

Il giudice conclude per la sussistenza del reato di uccellagione che emerge dalle fotografie acquisite. Il reato non richiede la effettiva cattura degli animali, ma la semplice predisposizione delle reti o analoghi mezzi idonei alla cattura della fauna selvatica.

Per quanto riguarda il reato di maltrattamento di animali risultava che una parte degli animali era detenuta in gabbie anguste e in spazi privi di luce, quindi in condizioni incompatibili con le caratteristiche etologiche degli animali. "Tali condizioni hanno certamente determinato - si legge - uno stato di apprezzabile sofferenza negli animali"; sussiste, pertanto, il reato in quanto la lesione ivi prevista non è da intendersi solo quale vero e proprio processo patologico, essendo sufficiente un'apprezzabile diminuzione dell'integrità dell'animale conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva.

Ritenuta la continuazione del reato in quanto le modalità realizzate evidenziavano l'unicità del disegno criminoso, nel senso di ideazione e volizione di uno scopo unitario, è stata invece esclusa la concessione delle circostanze attenuanti generiche.

E' stata ordinata la confisca e la distruzione degli strumenti in sequestro ai sensi dell'art. 240 c.p. e sono stati riconosciuti danni non patrimoniali in favore della parte civile nella somma di Euro 5.000,00.

Per la lettura integrale della sentenza vedere allegato.

Si ringrazia il SITA per la trasmissione del provvedimento



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati