Legislazione e Giurisprudenza, Persone con disabilità -  Negro Antonello - 2016-04-26

Fideiussione prestata da ipovedente: compare uno zero di troppo - Cass. 7813/2016 – Antonello Negro

Una donna ipovedente veniva raggiunta sul posto di lavoro dal funzionario di una banca il quale le faceva sottoscrivere una fideiussione per un importo di 500 milioni di lire.

Nel 1991 un'operaia ipovedente (titolare di pensione per tale infermità e quasi cieca) veniva contatta dal direttore della filiale di un istituto di credito il quale, informato della disponibilità della donna a fornire (a dire di costei) una garanzia per un importo di 50 milioni di Lire, la raggiungeva sul posto di lavoro ed indicava sul documento l"importo di 500 milioni di Lire.

In primo grado il decreto ingiuntivo - emesso su istanza della banca ed opposto dalla donna - veniva confermato, sia pure per un importo di circa 120 milioni di Lire.

La Corte di appello adita revocava il decreto, ma confermava la condanna della donna al pagamento della somma indicata in primo grado.

La Suprema Corte, presso la quale è stato proposto ricorso, ha osservato che nel corso della fase istruttoria una teste aveva dichiarato che la donna non aveva potuto leggere la fideiussione, che il funzionario della banca - nonostante l"espressa richiesta - non aveva lasciato una copia del documento sottoscritto e che lo stesso funzionario aveva fatto riferimento alla somma di 50 milioni quale importo della effettiva esposizione (anziché i 500 milioni poi indicati nella fideiussione).

A giudizio della Corte di Cassazione, dunque, nel corso del giudizio di merito vi è stato un omesso esame del fatto controverso ed è stato pretermesso l"esame del profilo del dolo (o, comunque, dell"errore in cui sarebbe incorsa la donna ipovedente).

La consapevolezza del rischio – ha chiarito la Suprema Corte – non fornisce elementi in ordine all"effettivo importo per cui la donna intendeva prestare la fideiussione.

Per tali ragioni, la sentenza di appello è stata cassata con rinvio alla Corte di Appello di Bologna al fine di procedere ad un nuovo esame della vicenda affrontando il tema del vizio della volontà dedotto dalla donna.



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