Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2015-03-02

FIGLIO VA MANTENUTO SE STUDIA CON PROFITTO E SVOLGE LAVORI SALTUARI - CASS. 1798/2015 - V. MAZZOTTA

Mantenimento del figlio maggiorenne

L'obbligo dei genitori di mantenere i figli ex art. 148 c.c. non cessa ipso facto col raggiungimento della maggiore età ma permane fino a che i genitori non diano prova della raggiunta indipendenza economica.

Il figlio maggiorenne, studente universitario, che svolga occasionalmente qualche lavoretto, conserva il diritto di ricevere dal padre un contributo al mantenimento.

Lo ribadisce la Cassazione con la sentenza n. 1798/15 del 2.02.15, in linea con l"orientamento prevalente.

I Giudici precisano che  ad incidere sulla conservazione del diritto all"assegno è la circostanza che il figlio svolga in modo proficuo il suo ruolo di studente universitario.

Seppure il ragazzo abbia percepito dai lavori saltuari dei profitti scarsi, ciò non rappresenta un indice di scarsa operosità, e l"assegno non viene meno, essendo notorio che i compensi corrisposti ai giovani in cerca della prima occupazione non sono di entità tale da garantire loro l"indipendenza economica.

In generale, l"obbligo dei genitori di mantenere i figli previsto dall"art. 148 c.c. non cessa automaticamente al raggiungimento della maggiore età, ma resta immutato sino a che il genitore non dia prova che il ragazzo abbia raggiunto l"indipendenza economica, o che il mancato svolgimento di un"attività lavorativa sia causato dall"inerzia del figlio (ad esempio, se non si adopera per cercare un lavoro o rifiuta senza motivo le occasioni lavorative trovate).

Peraltro, il lavoro deve corrispondere alle ragionevoli aspettative del figlio, in ragione del percorso di studi svolto, della sua specifica formazione, e tenuto conto della situazione attuale del mercato del lavoro.

Quindi rifiutare un lavoro che non corrisponde al titolo di studi perseguito o alla professionalità specifica maturata non equivale a inerzia colpevole.



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