Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-07-02

FINE TURISTICO-RICREATIVO E DEMANIO LACUALE – Tar Piemonte n. 823/13 – Alceste SANTUARI

Nel 2011, con apposito bando, il Comune di Arona (NO) aveva indetto una gara pubblica "per l"affidamento concessione demaniale lacuale edificio destinato a ristorante-pizzeria con relative pertinenze", avente ad oggetto l"occupazione per uso turistico-ricreativo di un"area demaniale lacuale sita nel territorio comunale, adiacente al Lago Maggiore.

Il "possessore" del bene immobile oggetto della gara ha impugnato il suddetto bando, chiedendone l"annullamento.

Si è costituito in giudizio il Comune di Arona, che tra l"altro ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, ai sensi dell"art. 143, comma 1, lett. a, del r.d. n. 1775 del 1933, trattandosi di controversia riguardante il demanio idrico della navigazione interna.

I giudici amministrativi piemontesi (sez. II, sentenza 27 giugno 2013, n. 823), hanno al contrario sostenuto che la giurisdizione non spetta al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, poiché il caso di specie riguarda una gara pubblica per l'affidamento in concessione demaniale lacuale finalizzato all'apertura ed alla conseguente gestione di un locale turistico-ricreativo. Si tratta, in altri termini, di utilizzo del demanio che non incide sulla "gestione" del patrimonio idrico.

Infatti, ha osservato il Tar del Piemonte che la norma di riferimento (art. 143, comma 1, lett. a, r.d. n. 1775 del 1933), nel devolvere alla giurisdizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche "i ricorsi per incompetenza, per eccesso di potere e per violazione di legge avverso i provvedimenti definitivi presi dall'amministrazione in materia di acque pubbliche", è stata oggetto di interpretazione estensiva da parte della giurisprudenza della Corte regolatrice la quale ha ricompreso nella "materia delle acque pubbliche" anche quei provvedimenti amministrativi che, pur non costituendo esercizio di potere propriamente attinente alla suddetta materia, riguardino comunque l"adeguata utilizzazione dei beni del demanio idrico (cfr., da ultimo, Cass., sez. un., sent. n. 9149 del 2009, invocata dall"amministrazione resistente). In quell"occasione, le Sezioni unite hanno affermato la giurisdizione del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche in quanto, pur trattandosi nella specie di attività edilizia (diniego di concessione per un fabbricato abitativo da edificarsi nelle adiacenze di un fiume), la motivazione addotta dall"amministrazione evidenziava l"incompatibilità dell"erigenda costruzione con il regime delle acque, trattandosi di zona soggetta ad esondazione.

Anche alla luce di quanto ribadito dalla Cassazione, a giudizio del Tar, la spettanza della giurisdizione al Giudice speciale delle acque non interviene per il solo fatto che oggetto del giudizio sia un bene del demanio idrico, essendo comunque necessario che la funzione esercitata dall"amministrazione vada in concreto ad incidere sull"esistente regime delle acque pubbliche.

Conseguentemente, hanno sostenuto i giudici amministrativi "nel caso di specie, pur trattandosi dell"indizione di una gara pubblica per la concessione di un"area del demanio idrico, non è dato rinvenire alcun profilo di incidenza, nemmeno potenziale, del provvedimento adottato dal Comune di Arona sull"esistente regime delle acque pubbliche (quelle del Lago Maggiore): il previsto affidamento in concessione dell"area demaniale è finalizzato solo all"apertura, ed alla conseguente gestione, di un locale turistico-ricreativo (un ristorante), con l"utilizzazione di attrezzature, impianti e fabbricati ivi esistenti, ma senza alcun accenno ad attività anche solo indirettamente collegate allo sfruttamento del lago e delle sue acque. Ciò costituisce la riprova che né il potere esercitato, né la funzione in concreto perseguita, erano nella specie attinenti, nemmeno indirettamente, alla materia delle acque pubbliche. Non vi è dunque spazio per l"applicazione della speciale regola di riparto di cui all"art. 143, comma 1, lett. a, del r.d. n. 1775 del 1933, con conseguente mantenimento della giurisdizione presso questo Giudice amministrativo ai sensi delle ordinarie regole di riparto."

Il patrimonio idrico-lacuale può ben essere dunque utilizzato per la valorizzazione economico-turistico di un dato territorio e, come tale, detto impiego rientra tra le attribuzioni dell"amministrazione locale e, in quanto attinente ad una procedura amministrativa (gara pubblica), rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo.



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