Varie, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-04-04

FONDAZIONI DI PARTECIPAZIONE E TRUST PER SOGGETTI DEBOLI – Alceste SANTUARI

Che fare per il "durante" e il "dopo di noi" per quanti si trovano in condizioni di disabilità? Quali le funzioni e i compiti degli enti locali territoriali e delle aziende sanitarie? Quale il ruolo della cooperazione sociale e del terzo settore? Quali implicazioni fiscali e tributarie? E" possibile avviare progetti di sinergia e partnership tra i diversi portatori di interesse (pubblici e privati non profit) sul territorio per realizzare un obiettivo di pubblica utilità quale è il "dopo di noi"? Quali i collegamenti con la figura dell"amministratore di sostegno?

Sono questi gli interrogativi cui si è cercato di dare risposta nel corso di un convegno organizzato dal Comune di Nove (Vicenza), con il supporto della Cooperativa Sociale "La Goccia" di Marostica (VI) e il patrocinio dell"Associazione-il-Trust-in-Italia, che recentemente ha edito un volume, curato da Gabriella La Torre, dal titolo "Trust e "Dopo di Noi" e che é stato presentato nel corso del convegno.

Gli interventi di apertura del Sindaco di Nove (Bozzetto), della direttrice dell"ULSS 3 (Carò) e del Presidente il Consorzio delle Cooperative sociali Il Prisma di Vicenza (Balzi) hanno da subito evidenziato la disponibilità delle istituzioni pubbliche e della cooperazione sociale a "mettersi in gioco" per collaborare alla realizzazione di progetti sociali a favore delle persone più deboli e delle loro famiglie.

Le relazioni tematiche (di Francesca Sacchetti, assistente sociale e referente per l"Associazione Comitato Amministrazione di sostegno del Trentino degli sportelli presso i Tribunali di Trento e Rovereto e di Marco Snichelotto, dottore commercialista e componente del gruppo di lavoro "Trust e dopo di noi" dell"Associazione Il Trust-in-Italia) hanno, con approcci diversi, contribuito a chiarire i contorni e i possibili utilizzi dello strumento del trust, quale istituto giuridico a disposizione delle autorità pubbliche, delle famiglie, della cooperazione sociale per progettare soluzioni innovative nel settore della disabilità. In particolare, si è evidenziato il collegamento stretto e in molti casi naturale tra il trust per soggetti deboli e la figura dell"amministratore di sostegno, due strumenti di protezione delle situazioni giuridiche più fragili.

Dopo le relazioni, è stato proposto un percorso progettuale per avviare uno studio di fattibilità per valutare le condizioni per costituire una fondazione di partecipazione capace di far dialogare tutti i soggetti del territorio (pubblici, privati for profit, non profit, fondazioni bancarie, istituti di credito, famiglie), affinché il territorio si possa dotare di una forma di gestione che permetta di incanalare risorse umane, economiche e finanziare a favore della disabilità in generale.

Accanto alle tradizionali fondazioni, nel corso dell"ultimo decennio, si è sviluppato un altro tipo di fondazione, ossia una fondazione costituita non ad opera o per iniziativa di un singolo soggetto, sia esso persona fisica ovvero impresa, ma da più soggetti giuridici, tra cui annoveriamo enti pubblici e organizzazioni private, for profit e non profit, denominata "fondazione di partecipazione".[1] I soggetti che partecipano a detta tipologia di fondazioni si dividono in:

  • "fondatori", che partecipano alla costituzione della fondazione,
  • "partecipanti istituzionali", che contribuiscono alla realizzazione delle sue finalità con contributi economici e attività e
  • "partecipanti", che contribuiscono alla fondazione in via non continuativa.

La fondazione di partecipazione è una fondazione che si costituisce grazie ad un patrimonio di destinazione a struttura aperta. L"atto costitutivo, pertanto, è un contratto che può ricevere l"adesione di altre parti oltre a quelle originarie. Il modello organizzativo rappresentato dalla fondazione di partecipazione consente la compresenza di enti pubblici territoriali (Regione, Provincia e ASL, Comune) e di soggetti privati (società e organizzazioni non profit), sia in veste di fondatori ovvero di soggetti aderenti in un momento successivo alla costituzione. I soggetti fondatori contribuiscono in modo significativo a dotare la fondazione dei mezzi necessari per raggiungere i propri scopi. Gli altri soggetti – istituzionali, investitori e aderenti – possono essere chiamati a versare somme di denaro una tantum o annuali ovvero mediante la prestazione di lavoro volontario ovvero mediante la donazione di beni materiali od immateriali.

Pertanto, le caratteristiche peculiari della fondazione di partecipazione sono sintetizzabili come segue:

  • è persona giuridica di diritto privato senza fine di lucro
  • è dotata di piena autonomia statutaria e gestionale
  • permette la compresenza di soggetti pubblici e soggetti privati
  • è dotata di proprio patrimonio, vincolato in modo perpetuo al perseguimento delle finalità statutarie
  • accanto al patrimonio iniziale, tipico requisito fondazionale, può prevedere che i soggetti partecipanti contribuiscano annualmente alla gestione attraverso conferimenti ricorrenti nella misura da stabilirsi nello statuto
  • persegue scopi di utilità sociale: a questo fine, può utilizzare tutte le modalità consentite dalla sua natura giuridica di diritto privato, tra cui spicca la possibilità di costituire/partecipare a società strumentali alla realizzazione delle proprie finalità istituzionali
  • è dotata di agilità e flessibilità gestionale;
  • presenta un chiaro sistema di vincoli delle risorse disponibili e apportate al perseguimento dello scopo.

La forma "fondazione di partecipazione", intesa come modello organizzativo, risulta capace di realizzare una sintesi equilibrata tra esigenze di supervisione degli enti locali, esigenze di pubblicità dello scopo ed efficienza/efficacia dell"azione intrapresa. La fondazione di partecipazione costituisce dunque una soddisfacente sintesi organizzativa di più elementi: in essa, infatti, possono trovare collocazione e contribuire in modo significativo al proprio sviluppo privati, aziende, enti pubblici ed organizzazioni senza scopo di lucro.

La "fondazione di partecipazione di ambito territoriale", dunque, sembra in grado di permettere ai soggetti – pubblici e privati - del territorio, interessati a valutare ipotesi organizzative e giuridiche adatte alle loro istanze e interessi, di avere, da subito, a disposizione uno strumento gestionale che potrebbe garantire:

  • un"organizzazione efficace e agile quale interlocutore dell"ente locale;
  • presidio delle funzioni e delle attività in ambito socio-sanitario, realizzando così l"integrazione auspicabile e auspicata fra comparti socio-assistenziale e sanitario;
  • capacità di realizzare, all"interno della medesima forma giuridica, un"iniziale forma di sostegno alla rete territoriale dei servizi;
  • capacità di essere "centro" di programmazione, di indirizzo e di gestione di servizi, flessibile ed adattabile alle esigenze della programmazione di zona e territoriale d"ambito;
  • la raccolta di fondi destinati a scopi solidali e di pubblico interesse, attraverso per esempio la costituzione di un patrimonio di scopo ovvero di un trust;
  • qualificata esperienza nel settore degli interventi a favore della disabilità e di amministratore di sostegno per le medesime e per altre categorie di soggetti in stato di bisogno/necessità.

Preme evidenziare che la fondazione di partecipazione può contare sulla presenza e disponibilità degli enti locali che, a seguito delle sentenze della Corte Costituzionale del 2012 e 2013, nonché della Legge di Stabilità 2014 sono pienamente legittimati (dopo il momentaneo stop imposto dalla c.d. "spending review" contenuta nei decreti Monti del 2012) a partecipare/istituire/costituire soggetti giuridici attraverso i quali collaborare ovvero realizzare direttamente proprie finalità istituzionali.

La fondazione di partecipazione può essere istituita quale trustee ossia fiduciario. L"affidabilità della propria dotazione patrimoniale, l"esperienza di gestione della stessa, nonché la propria reputation sul territorio locale possono invero rappresentare gli elementi caratterizzanti un trust ideale. I genitori di ragazzi con disabilità, per esempio, potrebbero, individuare nella fondazione di partecipazione territoriale il soggetto idoneo e coerente per un trust avente come scopo precipuo l'assistenza al figlio dopo la loro morte e affidare questo compito al trustee . In questo caso, il trustee comincerà a svolgere le sue funzioni solo a partire da quel momento. I genitori conferiranno in trust, ad esempio, la nuda proprietà di un immobile, riservandosene l'usufrutto. Questo consentirà loro di continuare ad abitare presso l'immobile attribuito al trust ovvero di percepire i redditi dallo stesso prodotti, se concesso in locazione. In questo modo, i beni trasferiti al trust rimangono sotto il controllo dei genitori finché essi siano in vita e, solo successivamente, saranno amministrati dal trustee. Allo scioglimento del trust, si potrebbe prevedere che i beni conferiti al trust siano devoluti ad un"organizzazione non profit, il cui scopo statutario sia, per esempio, l"intervento nell"ambito assistenziale cui si riferisce la patologia del beneficiario ovvero alla medesima fondazione.

La fondazione di partecipazione, in ultima analisi, costituisce uno strumento giuridico-organizzativo all"interno della quale poter sperimentare, congiuntamente, gli strumenti di protezione giuridica del trust per soggetti deboli e l"amministratore di sostegno. In un momento storico, in cui persino alcuni capisaldi dell"agire sociale e socio-sanitario, quale l"obbligo degli enti locali del "domicilio di soccorso" sembrano lentamente venire meno, fondazioni e trust possono integrare, almeno in parte, la riduzione progressiva di risorse pubbliche a beneficio delle fasce più deboli della popolazione. Gli "ingredienti" sopra richiamati hanno dunque oggi categorie giuridico-organizzative e gestionali in cui essere versati e "mixati": occorre ovviamente la disponibilità di tutti gli stakeholders ad attivare percorsi e processi di partenariato in grado di "sfruttare" al meglio gli strumenti giuridici messi a disposizione dall"ordinamento.


[1] La "possibilità" giuridica di questo tipo di fondazione è stata rinvenuta nel fatto che, accanto ad associazioni e fondazioni, il Codice civile del 1942 avesse previsto "le altre istituzioni di carattere privato" (art. 12, ora abrogato dall"art. 11, D.P.R. n. 361/2000). In argomento, si veda E. BELLEZZA, Le fondazioni di partecipazione, in Il decreto sulle ONLUS: un"occasione sprecata. Che cosa manca a una vera riforma del terzo settore, Ikhse, Milano, 1998.



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