Articoli, saggi, Obbligazioni, contratti -  Mazzon Riccardo - 2015-10-31

FONTI DELL'OBBLIGAZIONE: NON DI SOLO CONTRATTO VIVE L'UOMO - Riccardo MAZZON

come tutelare compiutamente situazioni che, altrimenti, creerebbero imbarazzo a causa della loro mancata regolamentazione?

le obbligazioni possono nascere non solo da contratto, non solo da fatto illecito, ma anche da ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità dell'ordinamento giuridico

ciò consente alla giurisprudenza di svincolarsi da eccessivi formalismi

Le obbligazioni possono nascere non solo da contratto, non solo da fatto illecito, ma anche da ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità dell'ordinamento giuridico: ciò consente alla giurisprudenza di svincolarsi da eccessivi formalismi e tutelare compiutamente situazioni che, altrimenti, creerebbero imbarazzo a causa della loro mancata regolamentazione (cfr., amplius, "RISARCIMENTO DEL DANNO PER INADEMPIMENTO CONTRATTUALE", Riccardo Mazzon, Rimini 2014).

Certo, il principio va utilizzato con attenzione, suscettibile com"è d"ampia e svariata applicazione; si pensi, ad esempio, al caso di danno conseguente ad inesatte informazioni (nella specie previdenziali), attinenti al rapporto di lavoro, fornite, a richiesta, dall'ex datore di lavoro al lavoratore, dove, effettivamente, è assente un vincolo contrattuale attuale: è presente, però, afferma la giurisprudenza, una particolare funzione qualificata svolta dal datore di lavoro, naturalmente riferibile ai propri dipendenti e non alla generalità, rispetto a informazioni in suo possesso attinenti al rapporto di lavoro che non sia più attuale e, in tal caso, l'obbligo di comportamento trova il proprio fondamento nel pregresso rapporto contrattuale ed è a tutela dell'affidamento che l'ex dipendente ripone nell'ex datore di lavoro, quale detentore qualificato delle informazioni relative ad un rapporto contrattuale ormai concluso,

"in un contesto che ha sullo sfondo la tutela costituzionale apprestata al lavoro (art. 35 Cost.)" (Cass. Civ., sez. III, 21 luglio 2011, n. 15992, www.dejure.it).

Altra interessante, seppur differente, applicazione è stata recentemente fornita in un caso di omessa (o tardiva) trasposizione, da parte del legislatore italiano, nel termine prescritto, di direttive comunitarie (nella specie, le direttive n. 75/362/Cee e n. 82/76/Cee, non auto-esecutive, in tema di retribuzione della formazione dei medici specializzandi); in tal circostanza, sorge, conformemente ai principi più volte affermati dalla Corte di giustizia dell'Unione europea, il diritto degli interessati al risarcimento dei danni, diritto che va ricondotto allo schema della responsabilità per inadempimento dell'obbligazione ex lege dello Stato, di natura indennitaria: tale responsabilità, dovendosi considerare il comportamento omissivo dello Stato come antigiuridico, anche sul piano dell'ordinamento interno, e dovendosi ricondurre ogni obbligazione nell'ambito della ripartizione di cui all'art. 1173 c.c., è stata inquadrata dalla giurisprudenza nella figura della responsabilità « contrattuale », in quanto nascente non dal fatto illecito di cui all'art. 2043 c.c., bensì

"dall'inadempimento di un rapporto obbligatorio preesistente, sicché il diritto al risarcimento del relativo danno è soggetto all'ordinario termine decennale di prescrizione" (Cass. Civ., sez. III, 17 maggio 2011, n. 10813, DeG, 2011, GCM, 2011, 5, 754, FACS, 2011, 6, 1839, FACS, 2011, 9, 2718).

Ancora, a mo" d"ulteriore esempio, si rammenti come sia stato chiarito che, in caso di mancato rispetto del termine ragionevole di durata del processo, ai sensi della l. 24 marzo 2001 n. 89, il diritto a un'equa riparazione, avente carattere indennitario e non risarcitorio, non richiede l'accertamento di un illecito, secondo la nozione contemplata dall'art. 2043 c.c., né presuppone la verifica dell'elemento soggettivo della colpa a carico di un agente; esso infatti - in particolare -, è ancorato all'accertamento della violazione dell'art. 6, paragrafo 1, della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, cioè di un evento "ex se" lesivo del diritto della persona alla definizione del suo procedimento in una durata ragionevole, l'obbligazione avente a oggetto equa riparazione configurandosi - non già come obbligazione "ex delicto" ma - come obbligazione "ex lege", riconducibile, in base all'art. 1173 c.c.,

"a ogni altro atto o fatto idoneo a costituire fonte di obbligazione in conformità dell'ordinamento giuridico" (Cass. Civ., sez. I, 21 marzo 2011, n. 6457, GDir, 2011, 31, 77).



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